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L'ORA DEL MEDITERRANEO

il Giornale dei Popoli del Mediterraneo

 

 

 

 

"Tutte queste città sanno che le tante cose che le dividono, storia, religione, cultura fanno parte comunque di un sistema unitario, di migrazioni, conflitti ed intrecci etnico culturali che fanno del Mediterraneo una unità nella sua grande complessità".

 
 

ELIO VITTORINI LETTERATO E ORGANIZZATORE DI CULTURA

di Rabeb Ben Abdenbi

 

Colgo oggi l'occasione per rendere omaggio allo scrittore italiano Elio Vittorini (1908-1966). L'autore è uno dei più rappresentativi intellettuali del Novecento, uno dei protagonisti dello scenario culturale italiano degli anni Trenta e Sessanta e senza dubbio maestro del neorealismo nascente.

Il letterato siracusano s'impegna non solo in ricerche narrative ma in studi di varia ideologia, di psicologia e di costume. L'aspetto saliente che lo distingue è l'estrema diversità della sua ispirazione e delle sue propensioni. Egli è alla volta scrittore, romanziere, traduttore, saggista e polemista, direttore editoriale e giornalista. Con competenza e arditezza svolge ognuna di queste attività.

Vittorini ha un'importanza decisiva a riguardo della sua carriera letteraria. Più che narratore, egli è una figura rappresentativa della narrativa italiana. Lo scrittore si impegna in una tenace lotta rivolta a rompere gli angusti confini in cui il fascismo tenta di restringere la cultura del tempo, a riconsegnare stima e onorabilità alla narrativa

italiana e a modernizzare la letteratura sia sul piano espressivo sia su quello dei contenuti. 

Grazie a lui la letteratura conosce un cambiamento di direzione passando da una letteratura impegnata prevalentemente sulla parola ad una impegnata prevalentemente sulle cose, sull'uomo e sulla sua società.    

L'autore è uno di quei pochi che coraggiosamente hanno opposto resistenza al regime fascista. Sin dagli anni Trenta, in epoca cioè di tirannia e totalitarismo, lui tende alla rottura con la tradizione letteraria che elude i problemi reali del paese e dà l'immagine di un intellettuale integralmente impegnato in tutto ciò che scrive e aperto ad una missione sociale che necessita tutta una revisione dell'ambiente letterario alla luce dei nuovi impegni imposti.

Durante quarant'anni della sua vita, l'intellettuale contribuisce alla storia letteraria italiana con una generosa e stimolante produzione artistica. In genere la sua vasta e multiforme opera nasce e si sviluppa dall'esigenza di partecipare alle tendenze più vitali del presente e alla situazione storica e porta con sé i segni culturali, sociali e politici del tempo in cui maturata (l'avvento del fascismo ne "Il Garofano rosso", la crisi economica del 1929 in "Erica e i suoi fratelli", la guerre di Spagna in "Conversazione in Sicilia", la Resistenza in "Uomini e no", Il dopoguerra ne "Il Sempione strizza l'occhio al Frejus").

L'itinerario di Vittorini come intellettuale è caratterizzato inoltre da una continua sperimentazione stilistica. Infatti alla ricerca letteraria, civile ed esistenziale tramite la quale lo scrittore lotta contro l'oppressione dell'uomo e s'impegna a riportare alla luce «la loro qualità di uomini nascosta, vessata e umiliata da secoli»[1] secondo D. Fernandz, si aggiunge una continua sperimentazione formale.

L'elaborazione della ricerca linguistica ovvero l'esigenza nata nella stagione neorealistica per acquisire un linguaggio moderno e antiaccademico che si adegua alle esigenze umane e sociali del paese è pilotata da scrittori di particolare rilievo tra cui Elio Vittorini.

Vittorini è «una figura centrale della letteratura italiana fra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, protagonista attivo di tutti i suoi momenti più vivi, non solo come scrittore, ma anche e soprattutto come instancabile organizzatore di cultura».[2]

Lo scrittore svolge un ruolo culturale assai importante. Lungo il suo percorso artistico lui dedica alla letteratura progetti che lo rendono guida e maestro. Essi sono rivolti principalmente a modernizzare la cultura italiana.

Negli anni della Resistenza e dell'immediato dopoguerra, l'intellettuale prende in carico l'impegno di attuare non solo una ricostruzione economica del paese ma anche una rinascita culturale. Perciò nel 1945 lo scrittore fonda il "Politecnico", una rivista letteraria di cultura contemporanea che testimonia l'attività del saggista, del critico militante e del promotore di cultura del suo direttore, nella quale si sono approfondite tante problematiche storiche, filosofiche, scientifiche e addirittura mediche con una tecnica nuova.

Con questa rivista Vittorini riesce a distaccarsi dall'inerzia tragica che caratterizza la cultura letteraria d'evasione e organizza un programma di una nuova cultura di cui l'Italia sente l'esigenza in questo sensibile momento storico.  

Il letterato tenta di rivelare la mancanza di validità e di funzionamento della cultura tradizionale, egli scrive nell'editoriale dal titolo "Una nuova cultura": «Da che cosa la cultura trae motivo per elaborare i suoi principii e i suoi valori? Dallo spettacolo di ciò che l’uomo soffre nella società. L’uomo ha sofferto nella società, l’uomo soffre. E che cosa fa la cultura per l’uomo che soffre? Cerca di consolarlo».[3]

Vittorini sviluppa un dibattito polemico contro questa cultura consolatoria della "torre d'avorio" propria degli anni Trenta perché essa si limita a lenire il dolore del popolo oppresso. La cultura, secondo lui, deve essere attenta alle condizoni reali del paese, impegnata a superare le crisi della società e a combattere le sofferenze umane, deve incidere nel fare e nell'attività pratica e anche rappresentare un arnese creativo capace di contribuire a creare una nuova forma di vita, di cambiare il mondo e quindi di liberarlo e liberare l'uomo effettivamente da tutti i mali. Deve infatti prendere in esame con atteggiamento pratico i diversi problemi dell'Italia Postbellica (ricostruzione del paese, questioni regionali, partiti politici, pensiero scientifico e filosofico...).

"Il Politecnico" reclama anche il diritto dell'arte di linguaggi moderni più aderenti alla contemporaneità e differenti dai modelli del realismo ottocentesco e dagli schemi imperanti nella letteratura tra le due guerre, reclama ossia la necessità di una ricerca di un linguaggio «capace di rendere tutti i problemi accessibili a tutti e attraenti per tutti».[4]

La rivista rappresenta anche spazio di ardente dibattito sul ruolo dell'intellettuale nella società. Vittorini valuta l'impegno dello scrittore e la sua adesione o meno alle diverse problematiche del tempo come questione di vita o di morte ripudiando l'atteggiamento tradizionale di superba separatezza dalle circostanze sociali e di indifferenza alla sensibilità comune e tanto più ai sentimenti popolari. In tal senso all'arte e all'artista tocca l'impegnativo compito di diventare interpreti delle esigenze della società.

Parlando della sua esperienza di scrittore ha affermato: Uno scrittore, lo voglia o no, è sempre socialmente e politicamente impegnato, tra le righe della sua opera: [...] ma a parte questo impegno fatale d'ogni lavoro creativo è certo desiderabile che lo scrittore intervenga esplicitamente e prende posizione nelle contese civili del suo paese... [5]

Il fervore di rinnovamento favorisce anche una cultura aperta al mondo e alle influenze delle letterature straniere «mi pareva che la letteratura italiana non potesse vivere isolata dalle grandi correnti letterarie europee»[6], alla ricerca, e alla progettazione. Perciò Vittorini dichiara una forte polemica contro tale letteratura che continua ad essere in ristagno, che si rifiuta di contemporare le novità e sceglie di rinchiudersi in una sorta di «romanticismo gratuito»[7] cioè in una tendenza improduttiva, sterile e di disimpegno.  

Come conseguenza della sua apertura alla letteratura europea e soprattutto alla narrativa americana, "Il Politecnico" rivolge la sua attenzione verso una letteratura decadente e d'avanguardia e non una letteratura nazionale e popolare coerente con i modelli democratico-borghesi risorgimentali richiamati da scrittori come Leopardi e Manzoni.

Inoltre la letteratura perde la sua straordinaria aureola sempre pronta a resuscitare, diventa un colloquio corrente, problematico e discutibile, disposto a qualsiasi critica e pronto ad essere inteso da tutti come soggetto ad un uso ampliato e non è del tutto specialista.

L'obiettivo di estendere il confine della cultura e di giungere ad un rapporto non elitario ma di massa tra cultura e pubblico mirando nello stesso tempo ad un cambiamento radicale sia della prima che del secondo si realizza anche col "Politecnico" mediante uno strumento nuovo che si manifesta nel condurre inchieste per indirizzare direttamente ai lettori, realizzare uno scambio di interventi, discussioni, cercare un interlocutore nuovo e di massa ossia un movimento composto non come al solito da una "élite" del pubblico ma coinvolge tutto il pubblico come modo per allargare gli interessi della rivista e non limitarsi all'esame dei problemi letterari e poter sia svolgere un ruolo notevole nel dibattito politico-culturale dell'Italia repubblicana sia offrire le prime inchieste socio-politiche e le prime indagini sulle realtà politiche mondiali. [8]

L'interessante contributo dell'organizzatore culturale siciliano si realizza e si rivela inoltre dalle sue intense attività sia come collaboratore editoriale sia come traduttore.

Vittorini si dedica negli anni Cinquanta e Sessanta ad un'importantissima attività editoriale. Egli è uno dei più importanti direttori e creatori di molte collane presso vari editori come "La Cronaca" per Bompiani tra il 1942 e il 1946, "La Medusa" tra il 1962 e il 1964, "Nuovi scrittori stranieri" tra il 1964 e il 1965 per Mondadori e "I Gettoni" per Einaudi tra il 1951e il 1958.[9]

L'avvio per Einaudi della collana i "Gettoni" serve a stimolare i tentativi di una letteratura nuova diversa da quella consolante e rassicurante soddisfatta del mondo come è e a far conoscere narratori della nuova generazione più interessanti ma emarginati, scrittori come Fenoglio, Calvino, Cassola, Tobino, Lucenti, Stern, Mastronardi, Romano, e Sciascia che si occupano dei vari problemi della società italiana e perciò sono visti come destinati ad essere protagonisti della scena lettararia del tempo.[10]

Così Vittorini si rivela come «rabdomatico scopritore di talenti» [11] secondo l'espressione di Sergio Pautasso. La collana è dedicata inoltre alle sperimentazioni di forme narrative ed espressive e ad essa il letterato siracusano cura opere di Ariosto, Boccaccio e Goldoni.  

Non meno interessante è inoltre la tendenza dello scrittore a cogliere la nuova realtà del paese che conosce una profonda trasformazione industriale. Di notevole importanza in questo contesto è l'esperienza della rivista-collana culturale di avanguardia il "Menabò" che dirige con Calvino.

La rivista rappresenta un'importante iniziativa di un intellettuale sempre attentissimo al progresso sociale e culturale, nella quale egli presenta «una serie di testi contemporanei capaci di esemplificare la nuova realtà del paese»[12] come i testi critici e le prove poetiche e narrative di Sanguinetti, Eco, Fortini e Ferrata e affronta la problematica di una letteratura ancora legata al mondo agricolo mentre la società italiana conosce un notevole mutamento dato dal progresso tecnologico e dallo sviluppo industriale (il boom economico, l'esplodere di una seconda rivoluzione industriale e l'avvento del neocapitalismo tecnologico, il diffondersi dei costumi e della cultura di massa). [13]

Nel "Menabò", Vittorini e Calvino danno inoltre vita ad un'intensa stagione di dibattiti sulla poetica dell'avanguardia e sullo sperimentalismo letterario degli anni Sessanta come tendenza a ricercare nuove forme espressive.  

Infatti, secondo Vittorini la nuova realtà economico-sociale italiana richiede un rinnovamento della poetica e del linguaggio e implica la scelta di un nuovo e diverso atteggiamento etico-politico da parte degli intellettuali e degli scrittori e quindi una ridefinizione del loro ruolo seguendo le prime opere degli scrittori della neoavanguardia.

Vittorini svolge inoltre una raffinata opera di traduzione della letteratura americana, espressione di una cultura libera piena di vitalità. Il frutto di questa attività è forse l'originale antologia "Americana" curata insieme a E. Cecchi nel 1941.

Le traduzioni dalla letteratura americana e la pubblicazione insieme a Pavese dell'antologia "Americana" servono alla sostituzione della letteratura consolatoria con un'altra impegnata a presentare la realtà italiana nelle sue più stridule e acute contraddizioni e quindi a superare in modo rilevante «l'immobilismo della cultura ufficiale del tempo».[14]

Elio Vittorini è una persona assai significativa nella storia culturale italiana come letterato e organizzatore di cultura. Dai suoi inizi egli intende la letteratura come autenticità e ricerca della verità, innovazione e progresso, impegno ideologico e presenza nella storia e nel presente, e incoraggia un razionale ed organico impegno sociale e una cultura che mette in primo livello le occorrenze della comunità nazionale. Tutto ciò porta alla nascità di una schietta volontà di rottura con la cultura consolatoria propria degli anni Trenta e con ogni forma istituzionalizzata e mistificatrice della cultura.

Egli è considerato come il principale esponente della letteratura impegnata e neorealistica,  grazie alle sue notevoli doti nel campo letterario, alla sua operatività pratica e militante e alla natura della sua narrativa.

Nei suoi libri, si rivelano la sua attenzione alla realtà sociale e politica e un'immediata aderenza ai contenuti storici e polemici della società italiana. Infatti la «sete di giustizia»[15] lo porta a impegnarsi fortemente con le sue battaglie civili e i suoi alti messaggi umanitari sul terreno dell'antifascismo militante e a condividere e fare propria la sofferenza di tutti gli uomini. 


[1] RE, Stefano - SIMONI, Luca, L’invenzione letteraria, Epoche Autori Testi della letteratura italiana ed europea, Dagli anni Venti alle tendenze contemporanee, 3, Tomo 2, Prima edizione, Italia, Signorelli, 1997, cit., p. 1164.

[2] BALDI.G - GIUSSO.S - RAZETTI.M - ZACCARIA.G, Dal testo alla storia Dalla storia al testo, Letteratura italiana con pagine di scrittori stranieri, Analisi dei Testi·Critica, Volume III, Tomo secondo, Dal Decadentismo ai giorni nostri, Storia del Teatro e dello Spettacolo, Prima edizione-Prima ristampa, Torino, Paravia, 1994, cit., p. 973.

[3] DE CAPRIO, Vincenzio - GIOVANARDI, Stefano, Letteratura Italiana, Storia Autori Testi, Dall’Ottocento al Novecento,  Italia, Einaudi Scuola, 1995, cit., p. 999.

[4] Ivi, Dal testo alla storia Dalla storia al testo, cit., p. 964.

[5] GRISI, Francesco - MARTINI, Carlo, Incontri con i contemporanei, Pagine di autori italiani contemporanei con datario 1902-1965, Terza edizione, Italy, Mondadori, 1970, cit., p. 564.

[6] GUGLIELMINO.S - GROSSER.H, Il sistema letterario, guida alla storia letteraria e all’analisi testuale, Novecento (2), Prima edizione, Italy, Principato, marzo 1996, cit., p. 120.

[7]ZANOBINI, Folco, Elio Vittorini, Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Storia e antologia della critica, Firenze-Le Monnier, Armando Paoletti, febbraio 1990, cit., p. 33.

[8] BALDI.G - GIUSSO.S - RAZETTI.M - ZACCARIA.G, Dal testo alla storia Dalla storia al testo, Letteratura italiana con pagine di scrittori stranieri, Analisi dei Testi·Critica, Dal Decadentismo ai giorni nostri, Storia del Teatro e dello Spettacolo, Volume III, Tomo secondo, Prima edizione-Prima ristampa, Torino, Paravia, 1994, p. 960; VENTURI, Claudio - DI CICCO, Antonio, Gli autori e i testi dell’Italia repubblicana, Gli anni del Neorealismo, Bologna, Zanichelli, 1981, p. 39.

[9] DE CAPRIO,Vincenzio - GIOVANARDI, Stefano, Letteratura Italiana, Storia Autori Testi, Dall’Ottocento al Novecento,  Italia, Einaudi Scuola, 1995, p. 1123.

[10] BALDI.G - GIUSSO.S - RAZETTI.M - ZACCARIA.G, Dal testo alla storia Dalla storia al testo, Letteratura italiana con pagine di scrittori stranieri, Analisi dei Testi·Critica, Volume III, Tomo secondo, Dal Decadentismo ai giorni nostri, Storia del Teatro e dello Spettacolo, Prima edizione, Torino, Paravia, 1994, p. 973.

[11] GULIELMINO, Salvatore, guida al novecento, Milano, G.Principato editore S.p.A, 1998, cit., p. 307.

[12] ZANOBINI, Folco, Elio Vittorini, Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Storia e Antologia della critica, Firenze-Le Monnier, Armando Paoletti, febbraio 1990, cit., p. 23.

[13] DE CAPRIO, Vincenzio - GIOVANARDI, Stefano, Letteratura Italiana, Storia Autori Testi, Dall’Ottocento al Novecento, Italia, Einaudi, 1995, p. 1123.

[14] GRISI, Francesco - MARTINI, Carlo, Incontri con i contemporanei, Pagine di autori italiani contemporanei con datario 1902-1965, Terza edizione, Italy, Mondadori, 1970, cit., p. 564.

[15] Orientamenti culturali, Letteratura italiana, I contemporanei, Italia, Marzorati, 1963, cit., p. 1518.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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