Amicizia fra i Popoli - Progetto Mediterraneo - L'Ora del Mediterraneo - Prove di Giornale

L'ORA DEL MEDITERRANEO

il Giornale dei Popoli del Mediterraneo

 

 

 

 

"Tutte queste città sanno che le tante cose che le dividono, storia, religione, cultura fanno parte comunque di un sistema unitario, di migrazioni, conflitti ed intrecci etnico culturali che fanno del Mediterraneo una unità nella sua grande complessità".

 
 

LE VASTE LETTURE LIBERE DI ELIO VITTORINI

di Rabeb Ben Abdenbi

 

Elio Vittorini è uno scrittore autodidatta. Egli «non ebbe la squisita formazione umanistica che era tradizionale per il letterato italiano»[1] poiché essa «non avviene dagli studi scolastici ma da esperienze di vita, da letture libere, dal contatto con centri di cultura modernissima».[2]  

L'autore non ha né studi liceali né universitari. Compie soltanto studi irregolari: finite le elementari, i genitori lo costringono a intraprendere studi tecnici ma lui li interrompe senza ottenere il diploma di ragioniere e rivolge il suo interesse alla letteratura.[3] 

Il padre non vuole che Elio studi materie letterarie e gli chiude a chiave persino la biblioteca. Ma quando il genitore non è in casa, il figlio va nello studio per leggere di nascosto i libri e per sapere del mondo.

Egli si dedica ad un intenso programma di letture. All'età di sette anni il letterato legge il suo primo libro, una riduzione per i bambini di "Robinson Crusoe" di Daniel Defoe, scrittore di cui Vittorini ha

 

l'opportunità di leggere tutti gli scritti nel testo originale, poi più tardi legge "Le Mille e una notte" «due letture destinate a lasciare in lui grande risonanza, come una mitica esperienza delle origini».[4]

Vittorini valuta la sua scoperta del "Robinson Crusoe" e di "Le mille e una notte" come una rivelazione. Questi due libri alimentano il suo spirito avventuroso, quel suo senso del fantastico. Lo scrittore rimane sempre attento agli aspetti disumani e concreti della realtà, ma le due letture costituiscono una boccata d'aria fresca nell'ambiente appartato e isolato in cui cresce e imprimono un marchio indelebile nel Vittorini maturo.

Per di più lo scrittore rivolge la sua attenzione all'Europa che vive la grande stagione delle avanguardie e alle esperienze innovatrici del suo tempo. Impara il francese e intraprende la lettura di alcuni dei maggiori scrittori europei come Proust, Gide e Valèry, legge anche la "Nouvelle Revue Française", Joyce e Kafka in traduzione francese oltre alla lettura di la Mansfield e la Woolf costruendosi una vasta cultura.

Alla narrativa americana il letterato si dedica con passione anche come traduttore. Vittorini riesce a imparare a fondo l'inglese e si accosta alla letteratura anglosassone e americana mediante una raffinata opera di traduzione di autori inglesi (come David H. Lawrence, T.F. Powys, Defoe, W. Shakespeare) e anche di autori americani (come Edgar Poe, William Faulkner, J. Steinbeck, E. Caldwell, J. Fante, Hemingway, William Saroyan).[5]

Inoltre lo scrittore siracusano viene considerato "solariano", «parola che, negli ambienti letterari di allora, significava antifascista, europeista, universalista, antitradizionalista».[6]

Egli è allevato nel realismo poetico ed evocativo di "Solaria". Il suo incontro con la cultura militante, impegnata e operativa contemporanea avviene infatti sotto il segno di questa piccola rivista fiorentina che tenta di rompere l'isolamento della letteratura italiana mediante lo stabilimento di un contatto rinnovatore e riformatore con le esperienze più avanzate della cultura europea ed extraeuropea, e offre un importante contributo alla storia del romanzo novecentesco e una narrativa nuova impegnata moralmente e socialmente e disposta al servizio dell'uomo.

Il rapporto intenso con il mondo letterario straniero porta Vittorini a accusare di provincialismo la letteratura italiana nel suo intervento di ottica europea "Scarico di coscienza" pubblicato su "La Fiera Letteraria" [7] e lo stimola a liberarsi dalle convenzioni e dal manierismo linguistico della lingua letteraria che stabilisce schemi morali precostituiti e un certo modo di associare le parole come intenzione di conservare un determinato modello ideologico alla ripresa di queste forme.[8]

In queste esperienze l'autore italiano conosce un nuovo modo d'interpretazione della realtà ovvero un'arte non naturalistica che supera i limiti dell'esperienza sensibile, trascende i dati reali al di là della loro sincronia, e toglie peso alla narrazione per dare alle pagine un carattere e un ritmo propri della lirica.

Nota infatti il loro godimento di capacità evocative e poetiche che mancano al romanzo italiano e possono essere una valida e indispensabile soluzione per il suo grande limite che consiste nel riferimento realistico alla vicenda narrata. 

Perciò lo scrittore sembra sempre attentissimo alle innovazioni rivelate e veicolate dalla tecnica espressiva e alla scelta di un insieme di elementi la cui attuazione è pienamente verificabile nella sua opera narrativa formata da una pluralità di elementi sia sul livello delle proposte sia su quello delle soluzioni espressive.

I racconti di Vittorini trovano per esempio i loro modelli formali nel monologo interiore e nei toni della memoria di Proust e nel flusso di coscienza di Svevo e Joyce. I personaggi sono infatti generalmente disposti al monologo interiore, all'autoanalisi e al recupero memoriale. I loro sentimenti e i loro pensieri non sono espressi in modo diretto cioè introdotti come di solito da un "sentì" o da un "pensò" ma si può ricavarli soltanto con l'ausilio delle manifestazioni esterne del personaggio stesso. [9]

Vittorini realizza in tale senso un passaggio da un racconto «in cui il personaggio è costruito dallo scrittore nella psicologia, nelle parole, nelle azioni e nei loro risultati» ad un altro in cui «il personaggio provvede a dichiararsi per un’interiore lievitazione di motivi sino a poter perdere i suoi tratti naturali e riuscire ad un senso totale e simbolico».[10]

L'intellettuale assume inoltre decisamente la tecnica narrativa americana che si presenta come modello letterario, come suggestione ideologica e come suggerimento linguistico e stilistico e i suoi libri costituiscono una valida fonte di insegnamento di un nuovo modo di vivere e anche di esprimersi.

Nella letteratura americana Vittorini scopre un grande esempio d'arte realistica e democratica che s'impegna a presentare la realtà italiana nelle sue più stridenti contraddizioni, un realismo che si esprime attraverso i gesti, le parole e le azioni[11]. «Della letteratura americana scrive Vittorini: una specie di letteratura universale ad una lingua sola come di una letteratura vividamente articolata tra una capacità di rude rappresentazione realistica e un vivo senso, nel tempo stesso, di indugio lirico».[12]

Dalle opere dei suoi maestri nordamericani, lo scrittore siracusano sembra attento a raccogliere il segreto di «una presa diretta»[13] della quotidianità che supera il fatto di arrestarsi alla superficialità delle cose per giungere ad una realtà più profonda e segreta rilevandola nella sua natura simbolica.

Il mito dell'America di cui egli è stato promotore non lo porta solo ad assimilare il realismo "americano" scarno, sobrio e sintetico. Scrittori come Flaukner, Hemingway e Saroyan gli rivelano l'inclinazione adatta a scrollare il romanzo dell'intellettualismo mediante il «gusto loro della ripetizione, la loro baldanza giovinile nel dialogo, il loro procedere ad orecchio della vita e non a riflessione sulla vita».[14]

E in scrittori come Poe, Hawthorne e Melville lo attira il tema dell'uomo in cerca di salvezza e di purezza, conosce il senso di agitazione per l'umanità offesa e il senso di pathos ossia questa particolare intensità e alta liricità.[15]

Vittorini preannuncia anche un nuovo tipo di autobiografia che consiste essenzialmente nell'indagine di un "io" non limitato ma umano e universale. Il modello è ispirato dall'opera di Saroyan, scrittore di cui è sottolineata la «fede in ogni uomo come nel genere umano intero» e «l’entusiasmo patetico dinanzi ai misteri fondamentali della vita»[16].Così in senso più alto l'autobiografia «diventa bisogno di partecipazione e capacità di attrarre i fermenti del mondo nel proprio ambito soggettivo».[17]

Inoltre in un articolo intitolato "Vittorini e il simbolismo", Geno Pampolini sottolinea la presenza della lezione ermetica, una poesia che non si  concede alla comunicazione e alla chiarezza espressiva in nome di un'introversa indagine della parola assoluta e precisamente del simbolismo ermetico nell'opera vittoriniana. 

Dall'Ermetismo egli recupera «la densità dell’espressione, lo studio attento delle parole, la tendenza a raccogliere in una immagine-simbolo il senso di tutto un componimento».[18]

L'arcano del simbolo, dell'allegoria e della metafora diventano con Vittorini mezzo per raggiungere la realtà riguardante l'impossibilità di raggiungerla o pronunciarla in modo diretto, tranquillo e convenzionale e la parola sembra grido, evocazione e un trasferimento di una realtà diversa. A questo proposito il Berdiajev dice «il simbolismo è l’ansia di superare il simbolismo, di mutare la cultura in cultura ontologica».[19]

Per Pampolini l'uso dei modi densi e allusivi della prosa e della poesia ermetica si risolve spesso in una capacità di «sfiorare o smuovere, con le parole, la realtà stessa delle cose, di avvicinarsi alla loro solitaria essenza».[20]

Forse l'alto numero dei testi lasciati incompiuti o interrotti e ripresi a distanza di anni o anche modificati e riordinati più volte può anche essere spiegato dalla congenita irrequietezza e dalla continua ricerca sperimentale dello scrittore. Propria di Vittorini è inoltre l'abitudine di pubblicare a puntate un'opera ancora in corso.

"Erica e i suoi fratelli", "La Garibaldina" e la raccolta di brevi saggi "Le due tensioni" sono pubblicate senza giungere ad una stesura definitiva. Le due prime sono date alle stampe in volume nel 1956. L'altra esce postumo a Milano nel 1967. [21]

Tra il 1933 e il 1934 esce a puntate su "Solaria" il suo primo romanzo "Il garofano rosso". E a causa dei rimaneggiamenti dell'autore il romanzo viene edito in stesura definitiva solo nel 1948 con un'importante prefazione concentrata sulla genesi e sull'elaborazione del testo.[22]

Nel 1936 è la volta delle prose "Nei Morlacchi" ristampate nel 1952 col titolo "Sardegna come un'infanzia" dall'edizione mondadoriana.[23]

Lo scrittore pone sotto profonda revisione il suo libro"Le donne di Messina", anch'esso non giunge ad una stesura definitiva. L'insoddisfazione porta Vittorini a pubblicare tre edizioni del romanzo rielaborando in ogni volta il testo. La prima edizione esce a puntate nel 1947, la seconda, decisamente ridotta, in volume nel 1949, l'ultima nel 1964, in redazione profondamente mutata. [24]

Negli ultimi anni della sua vita Vittorini continua a scrivere «un romanzo che doveva rompere un lungo silenzio creativo»[25] e che con i suoi capitoli si conclude l'opera narrativa vittoriniana. Il romanzo è "Le città del mondo", iniziato negli anni Cinquanta. L'opera è però messa definitivamente da parte incompiuta dopo tre anni di faticose rielaborazioni e pubblicata postumo da Einaudi nel 1969.

Vittorini, che non accetta il discorso arrogante e dispotico dei naturalisti che lasciano identiche e immutate le forme e le strutture dell'espressione, il loro ragionamento che quasi rappresenta una specie di «punto di vista di Dio»[26] e orienta la sua tensione a superare il limite realistico, a ritrovare l'avventura, la trasfigurazione mitica delle esperienze storiche e sociali e quindi a emblematizzare e a trasferire il dato reale in una dimensione allusiva mediante l'uso della prosa lirica, rifiuta di pubblicare questo suo libro solo perché convinto di averlo scritto «dal punto di vista di Dio».[27]

Si tratta in realtà di un esempio di profonda onestà dello scrittore e di riprova della drammatica reciprocità tra attività critica e attività artistica nell'uomo Vittorini.

Tuttavia attirato dalla possibilità di sperimentare un nuovo linguaggio narrativo, l'autore accoglie la proposta del regista-scrittore Nelo Risi di trarre dal romanzo un film  edito con nota di Risi nel 1975. [28]

Vittorini è una «figura di letterato ancora non criticamente definita nella molteplicità delle istanze poetiche e critiche che ne animano e attraversano l’opera...». [29]

L'analisi dei suoi libri presuppone la capacità di accettare una molteplicità di suggestioni e una varietà di stili che convergono nella sua ispirazione poetica rendendo pressoché impossibile ascrivere l'autore entro i confini di un'unica categoria o corrente letteraria specifica.

La formazione nel clima di "Solaria", la conservazione dell'impronta europea antinazionalista, i fervidi interessi per gli anglosassoni e la vasta apertura alla cultura americana e alle più vitali esperienze dell'Ermetismo rappresentano un'occasione sia per uscire dagli angusti confini in cui il fascismo tenta di restringere la cultura del tempo sia per far aprire e sfociare la sua operazione artistica su una rinnovata e creativa fonte narrativa sia per raggiungere uno stile lontano da ogni accademismo, dai preconcetti e dagli scrupoli e caratterizzato da una più libera architettura sintattica.

 

 


 

[1] BALDI. G - GIUSSO. S - RAZETTI. M - ZACCARIA. G, Dal testo alla storia Dalla storia al testo, Letteratura italiana con pagine di scrittori stranieri, Analisi dei Testi·Critica, Volume III, Tomo secondo, Dal Decadentismo ai giorni nostri, Storia del Teatro e dello Spettacolo a cura di Gigi Livio, Prima edizione-Prima ristampa, Paravia, Torino, 1994, cit., p. 973.

[2] CAPPUCCIO, Carmelo, Poeti e prosatori italiani, L’Ottocento e il Novecento, Vol. III, Seconda edizione, Italia, Sansoni, S.d, cit., p. 1096.

[3] Ibidem.

[4] ZANOBINI, Folco, Elio Vittorini, Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Storia e Antologia della critica, Firenze, Le Monnier, Armando Paoletti, 1990, cit., p. 18.

[5] GRISI, Francesco - MARTINI, Carlo, Incontri con i contemporanei, Pagine di autori italiani contempranei con datario 1902-1965, Terza edizione, Italy, Mondadori, 1970, p. 565.

[6] Orientamenti culturali, Letteratura italiana, I contemporanei, Italia, Marzorati, 1963, cit., p. 1508.

[7] GUGLIELMINO. S - GROSSER. H, Il sistema letterario, guida alla storia letteraria e all’analisi testuale, Novecento (2), Prima edizione, Italy, Principato, 1996, p. 120.

[8] ZANOBINI, Folco, Elio Vittorini, Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Storia e Antologia della critica, Firenze, Le Monnier, Armando Paoletti, 1990, p. 38.

[9] Ivi, Elio Vittorini, p. 111.

[10] MANACORDA, Giuliano, Storia della letteratura italiana contemporanea (1940-1975), Roma, Editori Riuniti, febbraio 1981, cit., p. 78.

[11] PROSCIUTTI, Ottavio, Lineamenti di letteratura italiana, Nuova edizione ad uso degli studenti stranieri, Italia, Grafica, S.d, p. 178.

[12] Storia e antologia della letteratura italiana. 3, Parte prima, Storia, Edizioni Scolastiche Mondadori, cit., p. 252.

[13] DE CAPRIO, Vincenzio - Giovanardi, Stefano, Letteratura Italiana, Storia Autori Testi, Dall’Ottocento al Novecento, Milano, Einaudi, 1995, cit., p. 1131.

[14] Orientamenti culturali, Letteratura italiana, I contemporanei, Seconda edizione, Italia, Marzorati, 1963, p. 1515

[15] ZANOBINI, Folco, Elio Vittorini, Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Storia e Antologia della critica, Le Monnier-Firenze, Febbraio 1990, p. 36.

[16] Ivi, Elio Vittorini, cit., p. 43.

[17] Ibidem.

[18] PETRONIO, Giuseppe, L’attività letteraria in Italia, Storia della letteratura italiana, Firenze, Palumbo, 1999, cit., p. 878.

[19] ZANOBINI, Folco, Elio Vittorini, Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Storia e Antologia della critica, Firenze, Le Monnier, 1990, cit., p. 140.

[20] Ivi., p. 53.

[21] SEGRE, Cesare - MARTIGNONI, Clelia, Testi nella storia, La letteratura italiana dalle Origini al Novecento, 4Il Novecento, a cura di LAVEZZI, Gianfranca - MARTIGNONI, Clelia - SARZANA, Pietro - SACCANI, Rossana, S.l, Mondadori, 1992, p. 1072.

[22] MARCHESE, Riccardo - GRILLINI, Andrea, Testi e percorsi della letteratura italiana, Profilo storico e dizionario, Prima edizione, Scandicci (Firenze), La Nuova Italia, 1997, p. 697.

[23] RE, Stefano - SIMONI, Luca,  L’invenzione letteraria, Epoche Autori Testi della letteratura italiana ed europea, 3, Tomo 2, Dagli anni Venti alle tendenze contemporanee, Prima edizione, Italia, Signorelli, 1997, p. 1162. 

[24]SEGRE, Cesare - MARTIGNONI, Clelia, Testi nella storia, La letteratura italiana dalle Origini al Novecento, 4 Il Novecento, a cura di LAVEZZI, Gianfranca - MARTIGNONI, Clelia - SARZANA, Pietro - SACCANI, Rossana, s.l, Mondadori, 1992, p. 1074.

[25] Le Garzantine, Enciclopedia della letteratura, garzanti libri s.p.a, 24 marzo 1999, cit., p. 1146.

[26] ZANOBINI, Folco, Elio Vittorini, Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Storia e Antologia della critica, Firenze, Le Monnier, Armando Paoletti, 1990, cit., p. 38.

[27] VENTURI, Claudio - DI CICCO, Antonio, Gli autori e i testi dell’Italia repubblicana, Gli anni del Neorealismo, Bologna, Zanichelli, 1980, p.p 42-43.

[28]SEGRE, Cesare - MARTIGNONI, Clelia, Testi nella storia, La letteratura italiana dalle Origini al Novecento, 4 Il Novecento, a cura di LAVEZZI, Gianfranca - MARTIGNONI, Clelia - SARZANA, Pietro - SACCANI, Rossana, s.l, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 1992, p. 1075.

[29]  Le Garazantine, Enciclopedia della letteratura, S.l, garzanti, 24 marzo 1999, cit., p. 1212.

 

 

 

 

 

 

 

 

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