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L'ORA DEL MEDITERRANEO

il Giornale dei Popoli del Mediterraneo

 

 

 

 

"Tutte queste città sanno che le tante cose che le dividono, storia, religione, cultura fanno parte comunque di un sistema unitario, di migrazioni, conflitti ed intrecci etnico culturali che fanno del Mediterraneo una unità nella sua grande complessità".

 
 

I CIARLATANI ovvero il raduno dei populisti europei a Coblenza

di Silvio Bosco

Il vostro profondo errore è di credere che la stupidità sia inoffensiva

Georges Bernanos

Spigolando tra le “biblioteche” del Mediterraneo, tra le culture, i tempi e le infinite esperienze di esso, attraverso la fantasia introversa od estroversa di un viaggiatore del tempo o più prosaicamente attraverso il WEB, un buon libro od una passeggiata per le nostre città, per i nostri monumenti, ci si imbatte inevitabilmente in qualche cosa che dà una giustificazione ai nostri dubbi o quanto meno alla sensazione di solitudine, alle proprie incoerenze, ai sentimenti di sdegno e financo a quella sensazione di impotenza che sorge quando non riusciamo ad esprimerci con gli strumenti dell’attualità per la paura di sbagliare, di non essere nel giusto, sentendo, però, di non essere lontani dal vero soprattutto quando le menzogne colpiscono le verità delle piccole cose, ed allora proprio in quel momento sentiamo di avere ragione ma non sappiamo come rivelarla.

In questo “continente liquido” che è il Mediterraneo, insomma, troviamo sempre, certo, motivi di inquietudine ma anche scintille di sapere e di vita (quella vissuta) che ci tolgono il respiro e tutto sommato ci tranquillizzano perchè ci consentono di vedere da lontano le miserie e le meschinità dell’oggi scomponendole e depotenziandole in un “mare” di esperienze e saperi che durano ben al di là della stringente attualità anche quando quest’ultima non preannuncia niente di buono.

Soprattutto nell’arte (ma non è il Mediterraneo esso stesso un’opera d’arte?), un disegno, un’immagine possono esporre quel vuoto che la volgarità ed il nulla dell’oggi scavano dentro di noi, individuandolo e rappresentandolo per quello che è, appunto volgare e vuoto; insomma un viaggio tra le cose del Mediterraneo ci regala gli strumenti e le sensazioni per smascherare, ridendone, i seriosi menzogneri, ciarlatani dell’oggi: ben saldi sulle due sponde del Mediterraneo, dove commedia e tragedia si confondono, cerchiamo, allora, di scoprire gli imbonitori, i ciarlatani dell’oggi.

Chi è il ciarlatano? egli è un imbonitore di paccottiglia nelle pubbliche piazze, offre rimedi miracolosi ma di nessun valore ed incanta il pubblico con la sua parlantina, già, perchè il ciarlatano è innanzitutto un chiacchierone, appunto un “ciarliero”.

Dunque, il ciarlatano seduce il pubblico con le sue ciarle per vendergli rimedi miracolosi per lo più scaduti ed è anche un pò cialtrone ma non privo di intelligenza bravo com’è a guadagnarsi la fiducia della gente, magari scegliendo con cura il palcoscenico delle sue interpretazioni, luoghi sicuri, carichi (perchè no?) di Storia dove egli possa dar fiato alle trombe senza essere immediatamente smascherato, ed eccolo lì, infatti, all’impiedi su improbabili piedistalli vantare mirabolanti e nuovissimi rimedi contro mali vecchi e nuovi.

Ed eccoli lì, infatti, nella bella città di Coblenza, città di origine romana così chiamata perchè alla confluenza di due fiumi, il Reno e la Mosella, città carica di storia e significati, città scelta con cura dagli odierni ciarlatani populisti ivi convenuti, il 21 gennaio, forse per evitare il rischio di essere prematuramente smascherati e perseguiti, per annunciare che nel 2017 “l’Europa sarà nostra” per declamare e vendere il loro fumo nazionalista, le loro arti di demagoghi.

Ed eccoli lì i ciarlatani, nella bella piazza di Coblenza, imbonendo la gente, raccogliendola attorno a loro, ammaliandola con le magie del patriottismo, la cura definitiva di ogni male promettendo, e difatti il ciarlatano conosce bene le debolezze dei poveri sprovveduti e su di loro prospera ciarlando di orde di migranti che minacciano la cultura europea, blaterando contro l’Euro che ci affama, contro Schenghen che così tanta gente pericolosa lascia liberamente circolare, contro la globalizzazione ed il liberismo selvaggio, contro tutto ciò, i “dottori” di Coblenza annunciano che una nuova Europa sta per sorgere, annunciano che il rimedio è pronto e alla portata di tutti.

Quale Europa, quale rimedio? quali strutture intravedono dove tutti gli altri scorgono soltanto caos questi novelli Bartolo da Sassoferrato, quali vaccini essi donano kantianamente all’Europa e al mondo senza chiedere nulla in cambio sennò la felicità di chi soffre dei mali dell’oggi e del logorio della vita moderna?: il ritorno alla sovranità nazionale.

Il ritorno alla sovranità nazionale in base alla quale ogni Stato può fare quello che vuole l’unico limite essendo quello della sua forza.

Il ritorno alla sovranità nazionale in base alla quale ogni Stato può fare dei propri cittadini quello che vuole senza che un’autorità sovranazionale possa mettere becco.

Questa è la buona novella che giunge da Coblenza, questa è la cura che si vuole donare ai popoli da parte dei convitati di Coblenza, questa è la “nuova” Europa prefigurata dai ciarlatani di Coblenza.

Ma non è questa l’Europa degli equilibri instabili di potenza o dell’impotenza della Società delle Nazioni? è questa l’Europa che vogliono le destre nazionaliste e demagoghe. è questa la paccottiglia da anni 30 che vogliono venderci?

Che amarezza e che tristezza ma soprattutto quale senso di inadeguatezza per non saper trovare oggi quegli strumenti per smascherare queste pericolose fanfaronerie così sovrastante è il baccano dei ciarlatani, e per dover, ancora una volta, lasciare al tempo l’onere di dire la verità.

Adesso non v’è che l’arduo compito di resistere con una intelligente quanto irriverente critica che certo non cambierà la tendenza delle cose odierne ma almeno ci riassicurerà su ciò che veramente conta distinguendo plasticamente la vita vissuta dalla ciarlataneria.

Così, ritorno a quelle “biblioteche”, all’arte del Mediterraneo da cui attingere un metro sicuro per giudicare le inadeguatezze dell’oggi e per porre chiaramente i valori nella loro giusta luce.

Ecco che, dunque, dal mio scaffale mediterraneo tiro fuori il quadro impolverato e poco conosciuto del pittore veneziano settecentesco  Pietro Longhi che nel 1757 dipinse una tela intitolata “Il Ciarlatano” e credo che niente meglio di quest’opera d’arte possa dirci chi siano i ciarlatani di ieri e di oggi e di quanta distanza ci sia fra essi e la vita vissuta, reale, della gente, certo, un quadro non cambierà le cose ma almeno ci tranquillizzerà facendoci sentire dalla parte giusta della scena.

Così lo osserviamo, il ciarlatano, sulla tela e sulla scena, tanto tronfio di sè quanto vuoto nelle sue ciarle, lo vediamo decantare i miracolosi rimedi contenuti nella sua magica ampolla, lo vediamo più in alto di tutti perchè le sue chiacchiere possano sovrastare tutto il resto, possano porlo su di un piedistallo rispetto a chi ascolta, rispetto a chi è ingannato. Ma il nostro pittore veneziano è chiaro, non lascia adito a dubbi: per quanto urli, si affatichi, gesticoli, il ciarlatano resta e sempre resterà sullo sfondo della scena della vita, alla sua periferia, anche quando sembra che l’entusiasmo degli sprovveduti possa dargli le vertigini. Al centro rimane, invece, e come avrebbe potuto essere diversamente, la vita vissuta di due maschere in atteggiamento complice e scherzoso, amoreggiando e assaporando i piccoli grandi momenti della vita lontano dai rimedi miracolistici e dalle menzogne del e dei ciarlatani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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