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Berlusconi, Gheddafi e i democratici

di Ninni Casamento

L’impegno e la battaglia per cacciare il satrapo milanese mi sembrano giusti e sacrosanti.

Gli argomenti, d’altronde, non mancano, anzi abbondano e il suo tentativo di sopprimere la Repubblica e la costituzione e di instaurare un nuovo-vecchio sistema di potere personale avulso dai sacri principi di rappresentanza e di divisione dei poteri trova riscontri ogni giorno.

Opposizione e stampa coerente hanno trovato in questi giorni preziosi spunti anche nella visita del capo del governo libico Muhammar Gheddafi.

E in effetti di spunti ce ne sono tanti ma si finisce col rendere un cattivo servizio a quell’idea che possiamo definire “mediterranea” che vuole l’Italia senza il satrapo ma persegue la coesistenza e la cooperazione fra popoli diversi (per cultura, religione, modelli di sviluppo) e rilancia una cultura diversa da quella post-moderna occidentale, una cultura della comunità e non dell’individualismo esasperato.

Ma come, si dice, se Berlusconi e Gheddafi si incontrano sul terreno degli “affari” dei rispettivi Paesi –e forse anche personali- non sono la stessa cosa? Se l’uno e l’altro si esibiscono sul terreno dell’immagine mediatica perfino con barzellette e sfilate non sono la stessa cosa?

No. Per Berlusconi gli “affari” sono fini a se stessi e al suo sistema di potere. Per Gheddafi sono inseriti o quanto meno non sono avulsi da finalità di più alto profilo. Finalità riconducibili a un messaggio politico e geopolitico che ha una sua nobiltà.

Il che non vuol dire che debba essere condivisibile ma è certamente diverso. Nel messaggio politico, culturale e religioso di Gheddafi –e di altri statisti arabi- c’è la cultura della comunità che trova ampie radici nelle religioni, nell’islam come nel cattolicesimo.

Se Gheddafi non pensa di imporre l’Islam a chi musulmano non è allora il dialogo è possibile e positivo e lo sarebbe di più se i suoi interlocutori occidentali non fossero gli attuali epigoni della globalizzazione feroce e del potere aziendale e personale ma fossero proprio quelli che si battono contro globalizzazione e potere aziendale e personale ma finiscono col ritrovarsi, senza volerlo, assai vicini ai satrapi nostrani.

Quel che avviene oggi all’interno di ciascuno dei due mondi occidentale e arabo-islamico può essere esaminato, analizzato, confrontato col risultato di scoprire verità applicabili solo a ciascuno dei due mondi.

Quello che ci interessa è immaginare cosa avverrebbe in un ipotetico contesto di coesistenza e cooperazione fra i due mondi (dico due per schematizzare dato che all’interno di ciascuno di essi ci sono ancora tanti e tanti altri mondi).

In Sicilia e in Spagna, quando queste regioni facevano parte dell’ecumene islamica, i cristiani non furono perseguitati. E nel regno di Sicilia (da Ruggero a Federico), tornato nell’ecumene cristiana, i musulmani non furono perseguitati. Anzi, da quella cooperazione venne fuori una grandezza irripetibile, sconosciuta ai più, giornalisti compresi, non per colpa loro ma perché accuratamente nascosta a partire dai manuali scolastici.