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La vera storia dei Vespri siciliani

di Ninni Casamento

Accetto e rispetto le considerazioni di Pasquale Hamel sul piano delle sue personali opinioni e del suo modo di concepire la storia di Sicilia (è uno studioso e dovrà pure dire la sua).

Contesto il suo ripetuto richiamo alla “verità storica” che Hamel pone a base delle sue affermazioni che sono, naturalmente, discutibili.  E lo contesto con le parole di Francesco Renda, storico “anche” lui, “Ma tutti i libri di storia sono soggettivi. Persino i manuali scolastici sono soggettivi. Ogni libro di storia appunto è sempre giudicato dal livello qualitativo della soggettività dell’autore” (La risposta di Francesco Renda).

Anche io, che peraltro non sono uno storico, posso esprimere la mia soggettività sull’argomento senza offendere nessuno. La rivolta popolare del Vespro e la partecipazione convinta del popolo alla rivolta sono, per me, fuori discussione. A nulla rileva la retorica risorgimentale, peraltro assai limitata (l’avessero fatto a Milano il Vespro ne sarebbero piene le pagine dei manuali) e la strumentalizzazione di congiurati interni (baroni) ed esterni (bizantini). Nessun popolo fa la rivoluzione e mette a repentaglio la vita propria e dei familiari e degli amici e della società “soltanto” perché sobillato da qualcuno benchè potente.

La “mala signoria” fu punita per il malgoverno, per le tasse, per il massacro degli ultimi re di Sicilia (Manfredi e Corradino) e, piaccia o no, sia stato un bene o un male, per avere portato la capitale del regno da Palermo a Napoli. Su quest’ultimo aspetto, rilevato e condannato da Benedetto Croce che non ha ben capito la testa dei siciliani, sarebbe auspicabile un sereno approfondimento.

Lasciamo il Vespro alla sua gloria e parliamo ancora un pò della Sicilia e degli attuali storici siciliani alla ricerca della “verità storica”.

La ricerca della verità storica è importante e meritoria ma se il metodo è quello di isolare particolari minimi e lo scopo è quello di demolire i “miti” ci ritroviamo con una Sicilia che pretende oggi il suo riscatto e la sua rinascita senza avere un passato, una storia, dei simboli. Allora è meglio rinunciare al sogno.

La Sicilia ha una storia superba che nessuno, nemmeno i siciliani, conoscono. Una storia che è stata nascosta e cancellata e in questa demolizione ci sguazziamo pure noi! All’estero si parla di questa storia, in Italia e in Sicilia no (Palerme, … la première ville d’Europe occidentale, Palerme les charmes.pdf).

Ricordiamoci che la grandezza della Sicilia, economica, culturale e demografica, il ruolo primario dell’Isola nel sistema di relazioni fra i popoli lo troviamo nel periodo arabo-normanno-svevo. L’emirato pone le premesse dell’eccezionale sviluppo siciliano in ambito mediterraneo, il regno di Ruggero e la sua politica di cooperazione interetnica portano l’Isola e il sud a primeggiare in Europa, l’impero di Federico la colloca in un contesto di governo continentale. Tutto questo viene infranto dagli Angioini e da qui il Vespro. Ma la Sicilia, ridimensionata, mantiene la sua importanza e un certo ruolo europeo fino al 1860.

Se affermiamo che gli Arabi hanno distrutto le risorse siciliane che i normanni erano avventurieri e ladri, che Federico II ha malgovernoto e umiliato l’Isola che cosa ci può restare?

Queste considerazioni sono, naturalmente, soggettive.

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