Contatti - Mailing List  Aderisci Diffusione - Promozione

Lingua cultura e storia di Sicilia

 

Cultura del Mediterraneo

Cultura arte tradizioni dei popoli

 

CONSULTA

Lingua e letteratura siciliana

Sicilia, documenti e segnalazioni

 

Informazioni - Prenotazioni

- In sede, via E. Amari 162, 0916124280, 3334194290, 3313761822, Mail

 

Home Chi siamo Partecipa Sicilia Mediterraneo Popoli-Paesi
Lingue Incontri Viaggi Interscambio Libri Informazione

Prima pagina - Informazione - Contributi originali

Usi nuziali e tradizionali nella Sicilia occidentale

1-Minuta e fidanzamento

di Miriam Mesi

 dalla tesi di laurea in Lettere Moderne con indirizzo demo-etno-antropologico “. Università "La Sapienza" di Roma, 6 luglio 2000

 

"MINUTA"

La parte piu' importante, dopo che gli accordi erano stati presi, era la stesura della "minuta", per mano di una persona di fiducia, che per quanto non fosse redatta da un notaio, era un vero e proprio contratto matrimoniale in cui erano abbozzate le doti dei due ragazzi, e che doveva essere in seguito rispettato scrupolosamente  da ambedue la parti.

In definitiva questo matrimonio era combinato, una sorta di "negozio" fatto dalle madri che lo ritenevano conveniente, sia moralmente che economicamente e lo concordavano quindi nell'esclusivo interesse dei rispettivi figli; i quali, fino a quel momento, non sapevano nulla, anzi spesso non si conoscevano neanche, ma accettavano la decisione presa dai genitori con rispettosa obbedienza, sicuri che era stata fatta per il loro bene.

Quindi, in casi simili, proprio come nel medioevo, la libera scelta non era presa in considerazione e non entravano in gioco i sentimenti, i quali forse sarebbero arrivati in seguito, con il tempo, magari con la nascita dei figli, come per es. assicuravano i proverbi: "Li figghioli su lijami d'amuri" (oppure "Lettu metti affettu").

"CANUSCENZA" O FIDANZAMENTO

Dopo la stesura della minuta, la Domenica successiva era il momento della "Canuscenza", o presentazione degli sposi, che si svolgeva come una vera e propria cerimonia in casa della 'zita' (la fidanzata), ed era un'occasione per scambiarsi i regali: lei riceveva, da parte della futura suocera, un nastro rosso chiamato 'ntrizzaturi', con cui le intrecciava i capelli, e da parte del fidanzato invece l'emblema del lagame per eccellenza cioè l'anello, chiamato in dialetto 'siiddu'', oppure talvolta riceveva una collana di coralli chiamata 'gulera'; questi doni venivano posati dentro un cestino di vimini che la ragazza teneva sulle ginocchia e che serviva a contenere anche i regali dei parenti; regali che dovevano essere simbolicamente ricambiati poichè così si confermava l'impegno assunto.

Andando indietro nel tempo scopriamo che i regali da lei ricevuti erano invece delle stecche da busto intarsiate con fiori, mani intrecciate o chiavi, disegni simbolicamente rappesentanti l'unione, oppure delle conocchie decorate per il telaio, che erano fatte a mano da lui.

Lui invece riceveva dei fazzoletti e una camicia, cucita e ricamata da lei, che dimostravano la sua abilità di ricamatrice, dote molto apprezzata.

Tali doni servivano a simboleggiare l'impegno preso da entrambi, comunicavano alla società la loro condizione di fidanzati, in altre parole li 'singaliavano', e solennizzavano lo scambio della promessa davanti ad amici e parenti.

E' giusto, a questo proposito, aprire una parentesi e cercare di approfondire il significato dei regali che i fidanzati si scambiavano fra di loro.

Fra i numerosi studi che trattano quest' argomento, meritano attenzione quelli di Raffaele Corso il quale asserisce il carattere rituale dei doni, e quelli di Arnold Van Gennep che dà una spiegazione puramente economica e compensatoria.

Per il Corso i doni vanno visti alla luce delle credenze e dei riti cui si riferiscono, in modo che possano rivelare la loro funzione di cose inerenti all'essere di un rito, quindi l'efficenza economica è da scartare.

Per fare ciò è giusto avvalersi di un metodo che integra lo studio dei doni con quello delle cerimonie, e non considerarle come due manifestazioni separate di uno stesso evento, e vale a dire, i doni come fatti di natura puramente economica e le cerimonie come rappresentazioni simboliche.

Infatti, bisogna partire dalla considerazione che il rito nuziale è la risultante dell'associazione delle cerimonie e dei doni, tale associazione, preordinata dall'uomo, a sua volta, è l'espressione di un insieme d'idee e di credenze che trovano la loro forma sensibile nelle particolari esecuzioni cerimoniali che si tramandano nel tempo.I doni sono allora dei veri e propri oggetti rituali che non avrebbero nè scopo nè valore se non fossero necessari ai diversi riti delle nozze, e come tali devono essere spiegati ed analizzati.

Nel caso in cui si voglia dare una spiegazione "economica", come Van Gennep, per meglio capire è necessario un accenno al fatto che un matrimonio ha sempre una portata economica notevole che interessa i raggruppamenti di provenienza degli sposi; nel momento in cui una famiglia deve privarsi di un elemento produttivo, deve essere necessariamente ricompensata con qualcosa che colmi il vuoto creatosi: di qui allora la distribuzione di doni, oppure di viveri o i festeggiamenti che avvengono quando ci si sposa.

La perdita di un affetto deve essere colmata, e i doni fungono da mezzi di compensazione per l'eventuale danno che si arreca al gruppo d'appartenenza.

Può essere interessante analizzare il significato simbolico di qualche regalo che era frequente fino all'inizio del secolo scorso.

Fra i regali piu' significativi c'è il nastro che la suocera intrecciava fra i capelli alla futura nuora, durante la presentazione dei giovani alle rispettive famiglie, e che stava ad indicare, come già detto, alla comunità che lei era impegnata e promessa ad un uomo, e per questo doveva essere portato fino al giorno delle nozze; anche l'anello o la collana, ricevuti dal fidanzato, avevano lo stesso significato d'impegno e perdere allora uno di essi significava preannunciare una disgrazia, oppure un'incrinatura dei rapporti familiari.

Tra i regali, oltre all'anello e alla collana, può capitare di trovare anche uno spillo, tipico della zona di Palermo, e una 'spatuzza' d'argento, diffusa in tutta la Sicilia.

Nei paesi dell'entroterra, invece la fanciulla poteva ricevere dei pettini per reggere il 'tuppu' (la crocchia di capelli raccolti sulla nuca) i quali erano solitamente d'argento, decorati con pietre dure, in genere rosse, oppure incisi con motivi simbolici: cuori uniti, chiavi, ecc...

Lo spillo era un dono che la fidanzata faceva al futuro sposo con il significato di 'legarsi a Lui': alle estremità lei annodava delle ciocche dei suoi capelli che obbedivano ad un principio di magica positività, secondo la quale il fidanzato che le possiede può fare di lei ciò che vuole.La magia simpatica stabilisce, infatti, una relazione che lega la persona con una parte del corpo, per cui bastava fare del male ai capelli, perchè l'influsso negativo ricadesse sulla proprietaria.

La 'spatuzza' era invece un dono che lui faceva alla sua lei, e consisteva in uno spadino d'argento a forma di mezzaluna che serviva a fermare le trecce il cui significato era lo stesso di quello dello spillo e cioè di "legare" la fidanzata a sè.Quest'uso richiama alla memoria il cerimoniale delle nozze longobarde, quando allo sposo veniva consegnata una spada come simbolo del 'mundio' (istituto di diritto longobardo che regolava la tutela delle donne e dei minorenni).

Lo spadino sarebbe allora una derivazione della spada, la cui consegna segnava un'investitura, legittimata dal legame magico che si concludeva in un affratellamento.

Dopo questa breve parentesi torniamo alla cerimonia della 'canuscenza' che si concludeva con la distribuzione di ceci abbrustoliti, nocciole e mandorle, il cosiddetto 'scàcciu'.

A questo punto si potrebbe pensare che, dopo questa presentazione ufficiale i due futuri sposi, potevano essere liberi di vedersi quando volevano, ma le convenzioni imponevano che si frequentassero solo la Domenica o per le feste importanti, le quali erano fra l'altro occasioni per scambiarsi qualche regalo, spesso caratteristico: l'uovo pasquale o il 'pupu cu l'ova' (biscotto a forma di pupazzo con un uovo in mezzo) per Pasqua, i 'cucciddati' (biscotti con ripieno di fichi) per Natale, dolci e il 'pupu di zuccaru' per la festa dei morti,ecc.

Inoltre i futuri sposi dovevano essere rigorosamente con altre persone, mai da soli, per evitare che stessero troppo in intimità, anzi spesso si davano addirittura del voi in segno di rispetto, e poi del resto lui doveva lavorare per dare delle solide basi alla nuova famiglia, e lei doveva prepararsi per le nozze, quindi avevano poco tempo da dedicarsi.

In alcuni paesi dell'entroterra poteva accadere che i due fidanzati si vedesseo solo qualche volta prima del matrimonio; e non era un caso che il fidanzato, andando a casa della ragazza, non la vedesse neanche e si dovesse accontentare di parlare con i futuri suoceri.

 

La nostra iniziativa editoriale

Il giornale dei popoli del mediterraneo