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Come prima cosa bisogna capirsi su cosa si
intende per "medioevo" (letteralmente "età di
mezzo") : periodo storico in cui fiorisce la società
feudale e, dalla sua crisi, in cui sorgono le
signorie, con conseguente rinnegazioni degli ideali
culturali del mondo classico e trionfo della
corruzione ecclesiastica, ma anche periodo storico
in cui vive il senso della unità culturale,politica
e religiosa.
Queste condizioni si riscontrano, per la storia
d'Italia, dalla caduta dell'impero romano
d'Occidente (476 d. C.) alla scoperta dell'America
(1492 d. C.). Ma per la storia della Sicilia in
particolare, mi associo a Santi Correnti allorchè
sostiene che la sua datazione va dal 827 al 1735
semplicisticamente essendo che l'influenza della
cultura araba allontanò la civiltà di questa regione
dalla cultura del classicismo e che la "fuga"
dall'assoggettamento spagnolo portò alla apertura di
una coscienza umanistica di ricerca dei valori del
mondo classico. Innegabile, tra l'altro, che è
proprio questo il periodo in cui la Sicilia trova e
matura una propria identità unitaria sia culturale
che politica che religiosa formandosi come nazione
di consapevole popolo.
A riprova di ciò, già sotto l'influenza araba, si
avvia, sia sotto forma poetica che sotto forma
narrativa, una pur modesta produzione letteraria
ispirata alla società siciliana (e qui ricordo le
opere di Ibn Battuta, Ibn Jubayr, Abu Abdallàh
Muhammed, al Butiri, Giawar, Abd ar-Rahman, Ibn
Rashiq, Ibn Hamdis, Ibn Hauqal, Abn-r-Rama, e
posteriori al periodo prettamente arabo ma ancora di
origine musulmana, Abu Abdallàh Muhammed e Ibn Fadl
Allàh al-'Umari).
Bisogna però arrivare al 1153 per trovare una
espressione linguistica compiuta in diplomi del
Regno e in atti testamentari e al 1170 per
riscontrare notizia di affermazione della nuova
lingua nei versi dei menestrelli alla corte di re
Guglielmo il Buono.
Da qui in avanti è tutto un florilegio di
contributi avallati dalla politica ufficiale tanto
da trovare parole siciliane nelle formelle in bronzo
dei portali del duomo di Monreale datati 1186.
Il nuovo secolo vede la corte di re Federico II,
dove pure era presente l'intellettuale ebreo Ya'aqov
ben Abba Mari Anatoli, dotarsi di una Scuola Poetica
Siciliana capace di produrre opere letterarie quali
il "Contrasto" di Cielo d'Alcamo nel 1230 e, dello
stesso periodo, componimenti di valore dei vari
Jacopo da Lentini, Stefano Protonotaro, Pier della
Vigna, Filippo da Messina, Ruggerone e Ranieri da
Palermo, Guido delle Colonne, Mazzeo Riccio, Rinaldo
d'Aquino, Ruggero d'Amici, lo stesso Federico II e i
suoi figli Manfredi e Enzo. Fu allora che Dante la
definì "la prima lingua degna di essere adottata a
livello nazionale" dalle popolazioni italiche.
Opere storico-letterarie di quel tempo vennero
prodotte da Bartolomeo Neocastro, da Tommaso Caloiro,
da Niccolò Speciale ("Historia sicula"), ma anche
dall'Anonimo messinese del XIII secolo ("Lu
ribellamentu di Sicilia") da Johanni Campulu di
Messina ("Lu libru di lu dialugu de Sanctu Gregoriu"),
da Angelo Senisio ("Declarus", un vocabolario latino
spiegato in siciliano), da Angelo di Capua ("Storia
di Eneas"), da Micheli da Piazza ("Lu viaggiu di re
Luduvicu di Catania a Agira" e "Cronica"), da
Simone da Lentini ("Conquesta di Sichilia per manu
di lu conti Rogeri"), da Atanasio d'Aci ("Rilazioni
pi la vinuta di re Giacumu a Catania"). E ancora
testi teatrali di Giovanni Morello e di Marco De
Grandi e testi religiosi di anonimi mentre i re di
Sicilia del periodo aragonese-catalano parlavano e
scrivevano in siciliano e letterati italiani di poco
posteriore (Pietro Bembo, ad esempio), quando già
imperava la necessità politica di assimilare la
cultura dell'isola a quella del continente a sud
delle terre del Papa, riconoscevano alla lezione
siciliana la nascita della poetica italiana.
L'influenza castigliana orienta gli scritti
siciliani verso l'abbandono dei segni grafici tipici
di influenza bizantina ma, con tutto ciò, Giovanni
Dies pubblica "La vita e il martirio di S.Agata",
Mariano Bonincontro "Apothemi", Claudio Mario Arezzo
un Compendio di grammatica e canzoni , un anonimo
"La mascalcia", Luigi Ciellio una raccolta di
sentenze cristiane e documenti vari e, soprattutto,
i primi vocabolari di una lingua volgare editi in
Europa: il "Vallilium" di Nicolò Valla e quello
siculo-spagnolo-latino di Lucio Cristofaro Scobar.
Mano a mano però che avanza il XVI secolo si
pubblica sempre più una specie di maccheronico dove
ai vocaboli siciliani e latini si mescolano termini
italiani. Tra gli autori rappresentativi di questo
passaggio, oltre ai noti Matteo Caldo ("Le vite del
Salvatore", "L'alma sua madre") e Martin Coccaio
detto Falengo, cito i poeti Pietro Gravina, Giano
Vitale, Angelo Barbaglitta, Carlo Rocco, Francesco
Reitano, Veraldo di Rocco e Bartolomeo d'Asmundo.
Quindi l'epigono in elegante lingua siciliana di
Antonio Veneziano con il suo canzoniere "Celia" e la
sua raccolta di proverbi in ottava rima, oltre
all'Anonimo cantore di "La barunessa di Carini" e ad
un manoscritto di Silvio Risico che è alla base
della paremiografia.
L'ultimo secolo del medioevo siciliano, il '600,
registra la raccolta di canzoni popolari, curata da
Giuseppe Galeani, e "Lo cunto de li cunti" ad opera
del napoletano Giambattista Basile.Di La Farina,
Riccio e Catania altra antologia di proverbi e
canzoni siciliane.
Non mancano le fondazioni di Accademie
culturali (ma di questo ne riferirò in altra
occasione) così come, con l'intento di insegnare ai
siciliani a conoscere, parlare e scrivere
l'italiano, non difetta la stesura di vocaboli e
dizionari, rigorosamente compilati utilizzando
l'alfabeto italiano: il primo è Anonimo l'altro del
Tarantola e altri due, rimasti manoscritti,
rispettivamente di Placido Spatafora e di Vincenzo
Auria.
Per finire, nel primo decennio del '700, con la
dichiarata intenzione di "traspurtari alla moda
taliana li frasi e modi di lu parlari di chistu
regnu", Onofrio Malatesta pubblica "Vocabulariu
Sicilianu" e Giambattista Caruso, nel 1726, "Rime"
di autori vari.
Avrei voluto raccogliere tematicamente le opere
qui cronologicamente citate, ma ciò avrebbe
comportato approfondimenti critici così necessitando
di più tempo, sicchè, non volendo approfittare della
Vostra pazienza ho optato per il più semplice metodo
delle elencazioni rimandando l'approfondimento ad
altra occasione.
Ringraziando, Vi invito ad incontrarci nuovamente
allorchè tratterò nel merito del contributo dato
dalla Sicilia allo scibile del sapere con ciò
intendendo i primordi della letteratura e delle
scienze. |