INFO NOVARA DI SICILIA
Le origini preistoriche di Novara di Sicilia sono
documentate sia dai ritrovamenti nella contrada Casalini
che dalle rudimentali abitazioni scavate all’interno
della roccia Sperlinga presso San Basilio. Uno scritto
dl Bernabò Brea del 1948 documenta il ritrovamento di un
riparo sotto tale roccia dove è stato rinvenuto un
notevole numero di frammenti di ceramica e di vasi, oggi
custoditi nel museo di Lipari; il riparo (era mesolitica
siciliana) per l’importanza dei reperti rinvenuti
costituisce una notevole unità archeologica. Per tale
motivo la Soprintendenza ha sottoposto a vincolo
archeologico l’intero complesso.
Tra storia e leggenda si ha motivo di ritenere che oltre
2000 anni prima di Cristo, in contrada Grottazzi, tutt’ora
esistente, abitassero i Ciclopi. Nella contrada Casalini
certamente ebbe origine l’antica Città di Noa, i cui
abitanti da Plinio furono chiamati Noeni; la città
raggiunse il suo massimo splendore in età greco-romana,
ma in seguito è stata danneggiata dal terremoto, che tra
il 24 e il 79 d.c. distrusse anche Tindari.
Successivamente il territorio fu abitato e fortificato
dai Saraceni, che costruirono uno spazioso Castello del
quale si possono ancora ammirare i ruderi dell’intero
complesso edilizio dichiarato di Interesse Storico ed
Architettonico particolarmente importante. Le tracce
dell’antico Monastero cistercense (sec. XII) di
Vallebona, a 5 chilometri dalla città, sono segni
evidenti della notevole importanza che esso ha avuto per
la storia di Novara. Dell’intero complesso monastico,
primo del genere in tutta la Sicilia, insieme ai ruderi
resta la Regia Chiesa Abbaziale di Santa Maria La Noara,
fondata col monastero da Ugone Cistercense, mandato in
Sicilia, per pace fatta tra il regno di Sicilia e il
papato, appositamente da San Bernardo di Chiaravalle del
quale era stato discepolo. Il Monastero fu abitato fino
al 1659, dopo di che i monaci bianchi si sono trasferiti
in un nuovo monastero fondato in Novara Centro. L’area
prescelta fu quella su cui oggi insistono l’attuale
chiesa abbaziale di S. Ugo e l’Istituto Antoniano del
Santo Annibale Maria di Francia, su un piccolo
promontorio.
La Chiesa custodisce insieme al Corpo del Santo anche le
reliquie - che Egli aveva portato con se, venendo a
Novara - sistemate in un artistico e sontuoso
reliquiario ligneo (in via di restauro) che è tra i più
pregiati di Sicilia per la bellezza della struttura e
per il numero e la preziosità delle reliquie che
contiene (se ne contano oltre 100: le più importanti
sono quella della Croce di Cristo e le “Arche di S.
Ugo”). Il Castello di Novara e l’Abbazia Cistercense di
Vallebona costituirono i centri, l’uno civile e l’altro
religioso, della Novara Medievale. Il Borgo raggiunse il
suo massimo sviluppo nel secolo XVII, periodo in cui fu
edificato quasi tutto il tessuto edilizio conservato
fino ad oggi. L’antico insediamento dell’attuale Novara
ha avuto origine accanto alla rocca del castello,
sull’asse del Passitto che collegava la porta
Occidentale della fortezza alla quota sottostante
(attuale piazza Duomo); in seguito continuò a
svilupparsi seguendo l’andamento morfologico del sito,
segnato da pendenze e scoscesità. Il tessuto
dell’abitato di Novara è caratterizzato da semplici
elementi che lo configurano come un tipico insediamento
medievale siciliano: le strade, di cui alcune deturpate
e altre restaurate, sono per lo più pavimentate con
acciottolato stretto tra due file continue longitudinali
di pietra arenaria locale; esse contribuiscono a
valorizzare l’architettura del centro storico.
La pietra locale, che sul territorio affiora un po’
dovunque, è stata utilizzata nell’architettura civile e
con elaborazioni di grande pregio artistico
nell’architettura religiosa. La notevole quantità di
elementi architettonici realizzati in pietra arenaria o
in pietra rossa marmorea (cipollino), anch’essa locale,
presenti in tutte le chiese del comune, testimoniano
l’importanza a Novara dell’arte dello scalpellino che si
tramandava da padre in figlio. Dopo una deplorevole
pausa in coincidenza con l’avvento del cemento, “il
nobile mestiere” da alcuni anni è stato ripreso e sono
apprezzabili i risultati.