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Frédéric de Hohenstaufen

di Jacques Benoist Méchin

Dalla biografia di Federico II, re di Sicilia e imperatore, opera ampia ed apprezzata, autore non italiano, abbiamo tratto due brevi stralci, da noi stessi tradotti e titolati.

Il Carroccio  milanese ...

"I Milanesi ripiegarono, come Federico aveva previsto, e si accorsero troppo tardi che erano caduti in un tranello. Gli imperiali si gettarono su di loro all'improvviso. Lo scontro decisivo ebbe luogo presso Cortenuova nel pomeriggio del 27 novembre 1237".

"Per potere meglio difendere il Carroccio i Milanesi l'avevano circondato di fossati e di scarpate. All'interno di questa zona, un ultimo gruppo di difensori si accalcavano attorno ad esso. Già un plotone di cavalieri imperiali si erano arrampicati sul terrapieno ed erano giunti in prossimità del timone del veicolo, allorchè Federico decise di rinviare l'assalto finale all'indomani".

L'indomani, non appena la nebbia si fu dissipata, le forze di Federico si lanciarono sul carroccio. Pensavano di non potersene impadronire se non a prezzo di furiosi corpo a corpo, ma non fu così. Fra i Milanesi ci fu un si salvi chi può generale. Federico lanciò la cavalleria leggera al loro inseguimento, per accentuare la loro sconfitta, mentre il resto dei cavalieri disponibili contavano i morti e i feriti sparpagliati sul terreno. Tremila fanti e più di mille cavalieri caddero così nelle mani dell'imperatore. Fra i prigionieri ci fu il podestà di Milano Pietro Tiepolo".

"La battaglia di Cortenuova fu più che una vittoria: fu un trionfo. La Lega dei Comuni lombardi era rotta; il potere dei Milanesi spezzato. Federico inviò il carroccio a Roma, lo fece sfilare per le vie della città trascinato da un elefante assieme a fasci d'armi raccolte sul campo di battaglia che fece esporre sul Campidoglio".

... e la Corte imperiale di Palermo

"La situazione era dunque delle più allarmanti. Prima di lasciare Grosseto per accorrere in Sicila, Federico convocò in tutta fretta la Corte al fine di esaminare le misure più convenienti da adottare".

"Tuttavia, arrivato a Palermo, l'imperatore si accorse che la situazione non era così disperata come aveva temuto. La notizia che lui era ancora in vita, non appena diffusasi in città, comportò un colpo assai duro al morale dei congiurati. Poi, la rivolta era rimasta limitata al clan dei feudatari e dei beneficiari di prebende. Il popolo non li aveva seguiti perchè amava Federico".

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