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Una principessa ricorda

Autobiografia della Maharani di Jaipur

 

di Gayatri Devi, Edizioni Trauben

Recensione di Teresa Pezzino

“Duemila miglia separavano il nostro palazzo nello stato del Cooch Behar, nel nord est dell’India, da quello dei miei nonni, nello stato del Baroda, all’altro capo del paese, sulle rive del mare di Oman.” Così inizia il racconto di circa 60 anni di storia dell’India attraverso i vividi ricordi di una vera maharani. E sembra proprio di sentirne la voce, gli accenti della donna matura accorata per il destino della propria patria, e quelli leggeri e allo stesso tempo trepidanti della sposa felice che dipinge nella propria mente, con tutti i colori dell’arcobaleno un’esistenza colma di avvenimenti personali e politici di grande importanza. L’autrice trae spunto dal racconto della propria vita per tratteggiare, con sapiente maestria, lo splendido affresco di un’epoca fiabesca e reale al tempo stesso: dal darbar del 1911 in occasione del quale principi e sovrani giurarono solennemente lealtà alla corona britannica, in occasione dell’incoronazione di re Giorgio V, alla sconfitta del 1977 del partito del Congresso, passando attraverso l’indipendenza dell’India. Anche se a prima vista può apparire strano, l’autrice, esponente di una nobiltà oggi scomparsa, si impone nella vita e sulla scena pubblica esattamente come farebbe una donna dei nostri giorni, mettendo la propria intelligenza e la propria cultura al servizio del proprio paese. Grazie all’apertura mentale e all’emancipazione dei genitori, le è consentito studiare e viaggiare, cosa che le farà sviluppare senso critico e capacità diplomatiche che metterà a frutto nei lunghi anni della storia tormentata dell’India. Eppure il fascino di questa biografia sta nell’abile mescolanza di tradizioni ed innovazione: da una parte il tradizionalismo ferreo dell’India, ancora più rigido in considerazione del nobile rango di appartenenza, al quale spesso non riesce a sottrarsi in patria, e dall’altra i costumi più aperti e rilassati di un’Europa tipicamente “occidentale”. Si toccano i temi più disparati che vanno dalle incombenze della tipica quotidianità a quelle solenni delle manifestazioni ufficiali: il matrimonio combinato dei genitori, previa consultazione degli astrologi, andato a monte per l’intraprendenza della madre; i viaggi in treno accompagnati da stuoli di servitori e bagagli che ci fanno immaginare bauli pieni di stoffe preziose e scrigni colmi di gioielli; le cacce a dorso di elefante e i tornei di cricket; i sari coloratissimi e raffinati indossati in patria e l’abbigliamento informale e occidentale usato durante i viaggi; le mirabolanti feste nei sontuosi palazzi ancora oggi visitabili in India e il periodo di lavoro a Londra come una comune impiegata; i doveri di moglie e madre indiana e sposa di un sovrano e la sapiente conduzione della scena politica, e non solo dietro le quinte, quando le sorti dell’India ed il declino dei maharaja lo richiederà. Tema centrale, a mio parere, il profondo amore dell’autrice nei confronti della propria terra raccontata con partecipazione emotiva e, ugualmente, con distaccato realismo, come esige il ruolo di maharani. Ne emerge una splendida figura di donna la cui bellezza, esteriore ed interiore, appare illuminata da un destino che sembra averle dato tutto, ma che le chiede in cambio estremo impegno ed adattabilità ad un periodo di transizione che per alcuni si rivelerà disastroso; e le ombre che appena tratteggiano i periodi della sua esistenza servono soltanto a dare risalto alla luce che inevitabilmente cattura il lettore attraverso il racconto di un India che sembra uscita a tratti da un racconto di favole e, talvolta, purtroppo, dal resoconto crudo di una cronaca politica.