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Nettare in un setaccio

 

di KAMALA MARKANDAYA

Recensione di Teresa Pezzino

Nettare in un setaccio rappresenta, nel suo genere, uno dei più bei libri di narrativa indiana. In particolar modo delinea una splendida figura di donna che incarna ancora oggi, seppur in un mondo ormai moderno, la tipica figura femminile indiana. E’ lei quella che, pur debole, deve essere forte; anche se triste deve fingersi gioiosa e quando, le tante, innumerevoli volte è preoccupata, per tutti sarà serena. Rukumani, questo il nome della protagonista, nasce da una famiglia nobile: è la figlia del capo villaggio, un uomo giusto e saggio, apprezzato e amato da tutti. Come tale, per nascita, le spetterebbe un matrimonio altrettanto nobile: ma la vita, con i cambiamenti ad essa connessi, le riserverà ben altro. Suo marito, Nathan, anche se lei mai lo chiamerà per nome (“poiché non è bello che una donna si rivolga al marito chiamandolo in altro modo se non marito”), la amerà dell’amore più tenero e completo che una donna possa mai desiderare e tuttavia per tutta la vita, fino al momento esatto della morte, non riuscirà a perdonarsi di non averle dato di più. La loro vita sarà di colpo sconvolta da eventi incontrollabili: progresso e innovazione. La storia di Rukumani e Nathan è la storia di un popolo abituato da sempre ad osservare le tradizioni, a respirarle, a sentirle parte della propria vita: quando queste tradizioni vengono soppiantate dal vento impetuoso del cambiamento, anche le loro radici vengono strappate via. “Anche in passato avevo visto dei cambiamenti, ma erano stati graduali. Mio padre era stato capo del nostro villaggio, una volta, era una persona autorevole, e poi lo vidi perdere la sua importanza, ma il cambiamento fu così lento che quasi non ce ne accorgemmo.” “Ma ora il cambiamento che avvenne nella mia vita, nella vita di tutti noi, si abbatté sul nostro villaggio in un batter d’occhio”. Queste le parole della protagonista per descrivere un evento che la porterà a reagire con forza e dignità e affrontare il proprio destino in una città sconosciuta, in un mondo di disperazione e dolore dove imparerà sulla propria pelle il dolore e la fatica di dovere sopravvivere, di doversi “inventare” un altro giorno. Eppure tutto questo la renderà più forte e fiera, l’aiuterà a capire quanto lei sia stata felice accanto ad un uomo “povero di tutto fuorché di amore” e potrà, alla fine di tutto, ricordare la propria vita non più piena di fantasmi e di ombre, ma di luce. La stessa luce che tratteggia con splendida poesia l’incanto e la crudezza di un mondo che ancora oggi affascina e rapisce.

 

 Kamala Markandaya nasce nel 1924, da una famiglia di bramini in India meridionale e completa i suoi studi all’Università di Madras. Dal 1948 vive a Londra e collabora a giornali e riviste. Per Feltrinelli ha pubblicato nel 1957 “Furia e amore”.