recensioni

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Selezione e recensioni

La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo

di Davide Romano, recensione di Maurizio Rizza

La Grecia contemporanea 1974-2006

di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini

Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera

di Davide Romano - Recensione di Maurizio Rizza

The Rough Guide - Cipro

di Marc Dubin - Recensione di Ninni Radicini

The Rough Guide - Grecia continentale

di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz - Presentazione di Ninni Radicini

Il Medio Oriente contemporaneo 1914-2005

di Rudy Caparrini - Recensione di Ninni Radicini

pagliuzza

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La pagliuzza e la trave

di Davide Romano

Recensione di Maurizio Rizza. Presentazione di Marcelle Padovani. Prefazione di Anna La Rosa. Con un contributo di don Vitaliano della Sala.

La Zisa, pp. 152, euro 12,  ISBN 978-888128091-9

C’è un demone maligno che agita sotterraneamente la chiesa cattolica, soprattutto in Italia, dove maggiore è stata fino ad oggi la sua egemonia culturale, e, per molti versi, la sua ingerenza nelle vicende politiche dello Stato: un rancoroso spirito di rivalsa verso quella parte della società che cerca affannosamente di conquistare, una volta per tutte, più larghi spazi di sana e laica libertà.

Siamo oggi ad un punto cruciale di un lungo tragitto iniziato agli albori degli anni Novanta del secolo scorso, in concomitanza con la dissoluzione del partito della Democrazia cristiana, che per un cinquantennio era stato, con alti e bassi, il punto di riferimento e lo scudo protettivo delle gerarchie ecclesiastiche  reazionarie e dei ceti sociali più oltranzisti, che, in nome di un distorto principio ecumenico di fede, avevano imposto le loro regole di vita anche a coloro che cattolici non erano e non volevano esserlo. Sarebbe qui troppo lungo elencare tutte le malefatte che i cattolici nostrani hanno compiuto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, in ogni branca della vita pubblica, dall’economia alla scuola, dalla giustizia all’ordine pubblico, dalla sanità alla cultura, dalla negazione dei più elementari diritti civili al degrado delle grandi realtà urbane come dei piccoli centri delle aree interne. Ma una cosa non va sottaciuta, proprio perché all’origine di tutti i mali che oggi attraversano la nostra società: l’intollerabile livello di illegalità diffusa nel quale siamo sprofondati, non di rado con il concorso esplicito del mondo cattolico, sempre pronto a dare generose e sollecite coperture a chi, in nome dell’anticomunismo fino a qualche anno fà, e contro la libertà di coscienza oggi, ha gestito le leve del potere politico ed economico.

Mentre in quest’ultimo quindicennio il mondo occidentale, perfino molti paesi del Sud-America governati fino a non molto tempo addietro da sanguinarie dittature reazionarie appoggiate apertamente dal Vaticano, ha saputo dare risposte adeguate alle richieste modernizzatrici che provenivano da ampi strati della società civile, respingendo al mittente le pesanti accuse che provenivano dalle curie nazionali e dalla centrale romana, nulla di tutto questo è avvenuto in Italia, dove sono addirittura a rischio quelle poche conquiste laiche ottenute dopo anni di estenuanti battaglie civili, come il divorzio e l’aborto.

Il fatto è che il papa e la sua corte di vescovi e cardinali, di monache e sacerdoti, non hanno smesso di considerare l’Italia come un feudo personale, e la nascita dello Stato nazionale come la usurpazione di un suo diritto inalienabile. E con quest’ottica hanno fatto crescere una parte considerevole dei loro fedeli, i quali credono che la loro concezione del mondo sia l’unica giusta e valida per tutti, e che tutti debbono ad essa soggiacere, volenti o nolenti. Sono essi i paladini della tolleranza quando la chiesa cattolica viene osteggiata in qualche parte del mondo, e contemporaneamente i crociati della intolleranza quando si tratta di porre dei veti a chi crede in principi appena diversi dai loro. Riesce loro difficile capire che la libertà è un bene che non ha colore politico né appartenenza religiosa, e che il rispetto delle minoranze è una salvaguardia anche per coloro che appartengono alla maggioranza. 

Purtroppo l’Italia ha sofferto per secoli il monopolio cattolico delle fede, in parte accettato per piaggeria o per convenienza, per abitudine o ignoranza, e in parte ottenuto con l’uso della forza, attraverso minacce, ricatti, delitti, persecuzioni di ogni tipo, comminati dai tribunali dell’Inquisizione fino al Settecento, e con altri strumenti, meno violenti, ma non per questo meno repressivi, nei secoli successivi. Una pratica costante e minuziosa che ha colpito e colpisce anche coloro che ad un certo momento della loro vita sacerdotale hanno deciso di appendere all’attaccapanni l’abito talare. Sono tante piccole angherie che vengono fatte passare sotto silenzio, mentre i mezzi di comunicazione di massa sono pronti e proni ad esternare l’apparato coreografico della chiesa trionfante che si celebra ogni domenica nella piazza di San Pietro. Non sono ammesse critiche all’operato delle eminenze tonacate che ogni giorno sproloquiano dai diversi pulpiti che gli vengono offerti su piatti d’argento. Tolleranza agli intolleranti, purché l’Italia resti quel paese semifeudale che è.

Un osservatorio privilegiato per conoscere lo stato della chiesa cattolica odierna è quello siciliano, dove tutte le contraddizioni che l’agitano, sono espresse all’ennesima potenza. Qui operano, è vero, sacerdoti e gruppi cattolici che esprimono posizioni diverse, spesso coraggiose, più aperte al mondo che li circonda. I  loro nomi sono conosciuti anche fuori dei confini nazionali, ma la loro fama, bisogna riconoscerlo una volta per tutte, e di gran lunga superiore alla loro reale incidenza nella società nella quale operano. L’obbedienza alla chiesa, purtroppo, impedisce alla loro azione quella carica eversiva che potenzialmente potrebbero esprimere. Non sono degli eretici, e non essendolo le loro parole si perdono nel vuoto, o, nel migliore dei casi, raggiungono coloro che per altra via già si sono collocati sulla stessa lunghezza d’onda.

Di quel che accade nel cattolicesimo siciliano, e non solo, un attento e appassionato osservatore è Davide Romano, uno dei pochi giornalisti liberi che ancora esistono in Italia, e che mi auguro tale resti finché avrà voglia di fare questo mestiere, anche se la libertà potrà fargli pagare prezzi salati. In Italia, in Sicilia, abbiamo bisogno di libertà, che è quella voglia di raccontare sempre e dovunque quel che accade attorno a noi, smascherando le imposture, le ipocrisie, i malandrinaggi che giornalmente si commettono, soprattutto da parte di coloro che si presentano o vengono presentati con l’austera aureola della santità e con le roboanti insegne del potere.

Un piccolo spaccato di questo mondo, falso e bugiardo, spudorato e tracotante, che vede insieme prelati e politici, lo si legge in un suo volumetto da pochi giorni in libreria (“La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo”, presentazione di Marcelle Padovani, prefazione di Anna La Rosa, La Zisa, pp. 152, Euro 12,00), che si avvale di un contributo di Don Vitaliano Della Sala, l’ex parroco di Sant’Angelo a Scala, in provincia di Avellino, rimosso dal suo incarico per aver scelto di seguire nella sua testimonianza di fede il Cristo dei Vangeli e non la curia di Roma.

Bisogna leggerlo questo libro, tutti, siciliani e non. I temi affrontati non riguardano, infatti, questioni prettamente regionali, come a prima vista potrebbe sembrare. In quest’isola, infatti, tutto diventa chiaro, anche le cose più confuse e impenetrabili, basta soltanto guardarsi intorno e aver voglia di capire. Qui più che altrove la chiesa è tradizionalmente collusa col potere, corrotto e corruttore, anzi è essa stessa potere, sempre uguale da secoli. In questa terra ha dato prova evidente del suo fallimento, soprattutto laddove essa pretende di interpretare i bisogni e le aspettative dei cittadini in ordine alla solidarietà sociale e alla famiglia. A meno che non si vogliano considerare tali le elargizioni di sussidi, elemosine e altre similari iniziative. Non di questo hanno bisogno i cittadini, ma del sostegno fermo e incondizionato a tutte le battaglie per il riconoscimento dei diritti ad una esistenza dignitosa e pienamente integrata nel contesto sociale. Su questo versante rimane invece sorda e muta. Sintomatiche, al riguardo, sono le sue prese di posizione sulla legge che intende regolarizzare le coppie di fatto. 

Lo stesso discorso si può e si deve fare sulla questione dell’impegno della chiesa nella lotta alla mafia, che ancora oggi, nonostante l’anatema di papa Giovanni Paolo II e di pochi prelati, e le coraggiose iniziative di qualche sacerdote finito, purtroppo, tragicamente, non ha minimamente intaccato la tracotante connivenza di esponenti politici, soprattutto cattolici, con questa organizzazione criminale. C’è da chiedersi se e fino a quale punto la chiesa, nel suo complesso, abbia le carte in regole per alzare la voce, incutere timore e mobilitare le coscienze. Alla prova dei fatti non mi sembra. Occorrerebbe una dirittura morale che la chiesa non ha, non ha mai avuto, e non avrà mai fino a quando essa stessa non sarà immune da quella ricerca di favori, da quelle compromissioni materiali di cui è solita pascersi con abbondanza. Tanto che non sembra del tutto peregrina la constatazione da taluni sollevata che una cosa è la chiesa cattolica, altra cosa è il messaggio di Cristo.

Di tutto questo il libro di Davide Romano offre una documentazione ricca, circostanziata ed inoppugnabile. Al punto che viene da domandarsi se non sia necessario, per salvare l’Italia, divorziare una volta per tutte dalla chiesa cattolica. E forse, così facendo, salvare anche la chiesa da una lenta ed inesorabile morte per ignominia.

Grecia

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La Grecia contemporanea (1974-2006)

di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini

Prefazione di Antonio Ferrari. Ed. Polistampa. Collana Biblioteca della Nuova Antologia - Fondazione Spadolini Nuova Antologia, pp.256, 15,00 euro. Novità editoriale - aprile 2007

Il libro spiega nei dettagli l'evoluzione politica, economica e sociale della Grecia dell'ultimo trentennio. Le date che racchiudono il periodo preso in considerazione sono estremamente significative: il 1974 è l'anno che ha registrato il crollo della giunta dei Colonnelli e il pieno recupero della democrazia per la Repubblica Ellenica, mentre il 2004 con le Olimpiadi di Atene è sicuramente l'anno che ha cambiato per sempre la storia del paese.
Le Olimpiadi infatti, a discapito di quanti in tutto il mondo pensavano che la nazione ellenica non sarebbe stata pronta e che l'evento tanto atteso avrebbe evidenziato i molti limiti del popolo greco, hanno mostrato la grande capacità organizzativa e politica di un paese che ha compiuto grandi progressi, mostrando come i greci, oltre che per il loro glorioso passato, possano essere orgogliosi anche del loro presente.
Dal 1974 la Grecia ha iniziato un cammino che l'ha condotta prima nella Cee, poi nell'euro, quindi nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Negli ultimi decenni ha recuperato molte posizioni, gettando le basi per un'ulteriore crescita politica, economica e sociale. Il libro è suddiviso in capitoli scritti separatamente da ciascun autore.
Ninni Radicini analizza la politica interna del paese ellenico dal 1974 a oggi, esponendo le vicende che hanno condotto il paese al consolidamento del bipolarismo e di un'alternanza governativa. Vincenzo Greco spiega la politica estera attuata dai governi di Atene, con speciale attenzione ai temi cui è stata dedicata maggiore attenzione: le relazioni con la Turchia, la questione di Cipro, l'adesione della Repubblica Ellenica nelle strutture comunitarie europee (Cee e poi Ue), il contenzioso per la Macedonia.
Rudy Caparrini ha diviso il suo lavoro in due capitoli: uno di carattere generale, finalizzato a spiegare lo sviluppo economico e il mutamento sociale che la Repubblica Ellenica ha conosciuto nell'ultimo trentennio; l'altro di tipo più specifico dedicato per intero al 2004, l'anno che ha consacrato la Repubblica Ellenica come realtà di tutto rispetto a livello internazionale.
Il libro si avvale della prefazione del grande giornalista Antonio Ferrari, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera e grande conoscitore delle vicende che hanno caratterizzato la storia della Grecia contemporanea.
"La Grecia contemporanea (1974-2006)" è acquistabile anche on line, oltre che nel sito della casa editrice www.polistampa.com, anche su Internet Bookshop Italia.

Belpaese

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Dicono di noi

Il Belpaese nella stampa estera

di Davide Romano

Recensione di Maurizio Rizza

Si sa che la stampa estera, che è poi lo specchio fedele del comune sentire dei Paesi di riferimento, ha avuto spesso da ridire su certe inveterate abitudini degli italiani, come, per esempio, la mancanza di puntualità, il poco rispetto per le istituzioni, una certa superficialità nella gestione della cosa pubblica, e quel modo un po’ sbarazzino nel tenere fede agli impegni, soprattutto quelli di carattere internazionale. E pure ammirandone la bellezza dei monumenti e l’incanto dei paesaggi, nella maggioranza dei casi questi osservatori non hanno mai mancato di rimarcare la propria difficoltà a considerare l’Italia come un possibile luogo di residenza per un tempo superiore a quello di una vacanza.

Certo la mentalità incide molto sul giudizio, ma è fuor di dubbio che noi stessi, al di là di ogni ragionevole spirito campanilistico, e pur considerando che anche altrove sono presenti gravi e seri problemi al pari del nostro Paese, abbiamo spesso motivo di ritenerci insoddisfatti della vita che conduciamo. Siamo però coscienti, almeno quelli come noi che abbiamo occhi per vedere ed orecchie per ascoltare, che se le istituzioni non funzionano come dovrebbero, se i servizi peccano sovente di una buona dose di impreparazione o peggio di inefficenza, causando non di rado ferite profonde agli utenti come nel caso della sanità, la colpa va equamente divisa con i cittadini che non hanno il coraggio di ribellarsi e di pretendere una migliore qualità della vita.

È, questo, il filo conduttore di un agile volumetto (Davide Romano, Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera, Presentazione di Rosalinda Camarda, Prefazione di Giuseppe Apprendi, La Zisa, pp. 104, E. 10,00) che raccoglie alcune interviste rilasciate all’autore da alcuni giornalisti stranieri che per vari motivi sono venuti nel nostro Paese, e talvolta anche in Sicilia, negli ultimi anni. Si tratta, per lo più, di giornalisti moderati, talora accreditati preso la Santa Sede, come: Pauline Valkenet, olandese, corrispondente della rete televisiva “RTL Nieuws” e del quotidiano “Truw”; Mathilde Schwabeneder volto assai noto dell’emittente austriaca “Osterreichischer rudfunk”; Anne Le Nir, francese, autrice di numerosi e apprezzati servizi per “Radio France International” e per il giornale cattolico “La Croix”; l’italo-americana Costanza Barone del canale televisivo “CBS-News”; Aleksandra Bajka, vaticanista della radio polacca “RMF”; l’altoatesina Doris Ladstaetter; l’olandese Ewout Kieckens; e Sebastian Cresswell-Turner, autorevole firma del giornale conservatore inglese “Daily Telegraph”.      

Taluno di loro ha il proprio appunto da fare, – ma senza acrimonia, anzi con affetto e amicizia –, spesso dovuto alla propria cultura o allo stile di vita abituale, ma tutti sono concordi nel riconoscere che il nostro Belpaese negli ultimi anni, in quella che noi genericamente potremnmo definire l’età di Berlusconi, è notevolemente peggiorato come immagine di sé nel contesto internazionale. Anche l’attuale opposizione di centro-sinistra si è lasciata purtroppo imbastardire dall’andazzo generale. Non è riuscita, tranne qualche rara eccezione, ad offrire un volto dell’Italia nobile e serio. Del resto, basta guardare la nostra televisione, quella pubblica (non tutta, per fortuna) e quella privata (con rarissime, lodevoli eccezioni), come giustamente è stato osservato, per avere un’idea della volgarità e della ciarlataneria che ci circonda.

E, sinceramente, ci fa male il cuore se pensiamo che per secoli questa nostra terra ha dato al mondo uomini come Dante Alighieri, Michelangelo Buonarroti, Giuseppe Verdi, Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Federico Fellini, Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, o come Giuseppe Mazzini, Camillo Benso di Cavour, o, più recentemente, Antonio Gramsci, Alcide De Gasperi ed Enrico Berlinguer. Quell’epoca forse è finita. Oggi ci dobbiamo sorbire i protagonisti del “Grande Fratello” o della famigerata “Isola dei famosi”, i tanti giornalisti che vendono il proprio onore per lauti compensi, certi spocchiosi intellettuali (almeno tali considerati, secondo aberranti logiche di mercato) che contrabbandano per cultura miserabili interessi di bottega, o uomini politici che starebbero meglio nel museo degli orrori per non parlare di quelli che sarebbe meglio confinare nelle patrie galere.

Proprio sul versante della legalità l’Italia manifesta crepe profonde, che negli ultimi tempi si sono maggiormente accentuate. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e i tanti come loro che hanno pagato con la vita per dare un senso al bisogno di giustizia e di onestà della parte migliore del nostro Paese, che allora amava far sentire la propria voce e che adesso silenziosa è stata o si è messa all’angolo, sono un ricordo lontano. Non è forse la caccia al magistrato indipendente e deciso lo sport preferito di numerosi e ben individuabili gruppi dirigenti nazionali? E che dire di quei milioni di nostri connazionali che credono veramente che la libertà sia sinonimo di impunità? O che la democrazia sia una merce di cui si può fare a meno, che si può tranquillamente delegare a chi ci fa balenare davanti agli occhi la conquista a buon mercato di sogni impossibili?    

Non è un caso, dunque, che l’Italia si trovi oggi negli ultimi posti delle classifiche mondiali in ciò che è positivo, e nei primi posti in ciò che è negativo. Il guaio peggiore, però, è che i commenti salaci dei nostri visitatori non riescono più a toccarci. Ci siamo messi in un tunnel, che probabilmente ci toccherà percorre fino in fondo, prima di accorgerci del rischio a cui stiamo andando incontro.

Quel giorno il libro di Davide Romano sarà ripescato dall’oblio, e qualcuno, bontà sua, ci verrà a dire che un giorno, tempo addietro, qualcuno, vedendo giusto e in anticipo, ci aveva ammonito, col sorriso sulle labbra. Speriamo, fortemente speriamo, che non sarà troppo tardi per riprendere la giusta via.

Cipro

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The Rough Guide - Cipro

di Marc Dubin

Recensione di Ninni Radicini

Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti. E' bene precisare che quando si parla e si scrive di Cipro si intende la legittima repubblica di Cipro, che attualmente ha sovranità solo nella parte meridionale a maggioranza greco cipriota.

Nel luglio 1974 la Turchia invase Cipro. Gli abitanti, quelli della comunità greco cipriota, cercarono di resistere, organizzandosi su base spontanea. Tanti di loro, molti dei quali ragazzi poco più che ventenni, vennero uccisi, altri scomparvero per sempre. I greco ciprioti, nonostante avessero pochi mezzi di difesa a disposizione, riuscirono a mettere a segno alcune vittorie strategiche, come ad esempio la difesa dell'aeroporto di Nicosia. I turchi avanzarono comunque per chilometri devastando tutto, fino a quando fu raggiunto un accordo tra il nuovo governo greco di Konstantinos Karamanlis e quello turco, con la mediazione dell'Onu.

 

I turchi proseguirono però l'invasione anche nei giorni successivi. Alla fine si ritrovarono con il controllo del 37% del territorio, che nel 1983 fu proclamato "repubblica turca di Cipro del Nord". L'Onu, con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza, l'ha dichiarata illegale, riconoscendo come legittimo il governo di Nicosia, che attualmente può esercitare la piena sovranità solo su circa il 60% del territorio, quello meridionale a maggioranza greco cipriota. Cipro, nella sua interezza, è entrata nella Unione europea l'1 maggio 2004, seppure solo la parte greco cipriota lo sia materialmente.

 

Nella parte meridionale, la comunità greco cipriota ha avviato una crescita di proporzioni notevoli, trasformando la propria economia, agganciandola allo sviluppo del settore turistico. Le tante infrastrutture oggi le permettono di essere una delle mete preferite, sia per coloro che utilizzano i pacchetti "tutto incluso" sia per i viaggiatori dell'"ultima ora". Gli standard sono elevati e l'inglese è la seconda lingua. Ogni turista può trovare ciò che cerca: dal puro divertimento - con località che fanno concorrenza a Ibiza - alla cultura che può offrire un isola di storia millenaria, con il vantaggio logistico di poter visitare varie località nel giro di poche ore.

 

Tralasciando le parti in cui gli autori esprimono più o meno velatamente valutazioni politiche o comunque si schierano da una parte, la guida è sicuramente completa e chiara nelle parti relative alla descrizione dei monumenti, delle chiese, dei musei oltre che nella elencazione di alberghi, luoghi di incontro, cibi tipici, caratteristiche comportamentali.

 

Si comincia da Larnaca, la cui area circostante è la più visitata dai turisti. Nella strada che porta a Limassol si trova Khirokitia, uno dei più importanti siti archeologici del mondo, dove sono state rinvenute tracce di insediamenti umani risalenti al 6800 a.C. Parte fondamentale del patrimonio artistico e culturale di Cipro sono le chiese. Il cristianesimo è arrivato già nei primi decenni del primo millennio e non è casuale che siano originari dell'isola molti monaci della comunità monastica del Monte Athos in Grecia.

 

Chiese cristiano ortodosse sono presenti in tutta Cipro, seppure nella parte occupata dai turchi molte siano state abbandonate o usate come depositi. Qui a Larnaca è da visitare il monastero di Stavrovoùmi. Sorse dove prima c'era un tempio dedicato ad Afrodite, dopo che Elena, la madre di Costantino - imperatore romano d'Oriente - vi lasciò un frammento della Croce. Più di mille anni dopo, nel Cinquecento, a seguito dell'invasione dei turchi ottomani, il monastero fu incendiato. Per essere ricostruito si dovette aspettare tre secoli.

 

Un'altra chiesa rilevante è quella bizantina di Ayios Lazaros (IX secolo) costruita per ospitare le spoglie di Lazzaro. Dopo i bizantini, gli arabi, i Templari, i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni, i Lusiganano (dinastia francese), furono i veneziani a dare un forte impronta alla storia dell'isola. A dimostrarlo, ad esempio, il monastero di Ayìa Napa, realizzato in stile veneziano. Lì sgorga acqua che arriva attraverso una conduttura di epoca romana, alimentato da una sorgente che, secondo una leggenda, avrebbe proprietà benefiche. Nel Cinquecento all'arrivo dei turchi, i monaci dovettero andarsene e il monastero cadde in rovina. E' stato restaurato nel 1970.

 

Spostandoci verso ovest si arriva a Limassol, polo industriale e commerciale, oltre che il più grande porto del Sud dopo la perdita di Famagosta nel 1974. Città turisticamente votata al divertimento, tra i luoghi di maggiore attrazione c'è il teatro Pattikhion, che programma concerti e spettacoli. A circa 30km si trovano ottime spiagge. Dopo la perdita di Acri, in Terrasanta, nel XIII secolo, Limassol fu governata dai Templari. Le invasioni dei mamelucchi dell'Egitto e dei turchi portarono alla decadenza della città, che si riprese solo nel tardo Ottocento, al termine della dominazione turca. Tra i monasteri, quello di Timìou Stravoù e quello dell'Arkhàngelos, sulla valle del fiume Koùris (X sec.), circondato da vigneti.

 

Merita sicuramente, il convento di Ayìou Nikolàu tòn Gàton (San Nicola dei Gatti), alla estremità del litorale di Aplòstra. Il nome deriva da una leggenda bizantina, secondo cui santa Elena avrebbe portato dall'Egitto e dalla Palestina un centinaio di gatti per contrastare la proliferazione di serpenti velenosi che infestavano la zona. Georgios Seferis, premio Nobel per la Letteratura, utilizzò questa situazione nel suo poema "I gatti di San Nicola", come metafora della contrapposizione tra dittatura e oppositori.

 

L'area della città di Pàfos, nonostante lo sviluppo edilizio degli ultimi venti anni, conserva spiagge considerate tra le migliori del Sud.

Le origini rimandano al XII sec. a.C, quando Agapenore, comandante degli Arcadi, sbarcato qui dopo un naufragio accaduto mentre era diretto a Troia, decise di rimanervi. Chi è appassionato di escursioni subacquee trova circa cinquanta siti marini. Da visitare: i mosaici bizantini e romani, tra cui quelli scoperti nel 1962 da un contadino mentre stava arando; la fortezza di Sarànda Kolònes; le catacombe di Ayìa Solomòni e le Tombe dei Re; Ktìma, esempio di costruzione difensiva bizantina; il museo bizantino che espone una serie di icone post bizantine cinquecentesche. A nord di Pàfos, il monastero di Ayios Neòfytos. Prende il nome dall'eremita che nel 1134 decise ritirarsi in preghiera in questa zona allora deserta. Poco dopo fu raggiunto da discepoli che dopo la sua scomparsa realizzarono il monastero.

 

La catena montuosa del Tròodhos, nella parte centrale di Cipro, rappresenta un quarto della superficie totale dell'isola. Uno scenario naturale notevole - tra cui spiccano le cascate di Caledonia (11 metri) - per gli amanti della natura, del trekking e della mountain bike.

La vetta più alta è quella del monte Olimpo (1952 m.). Chi arrivasse tra dicembre e marzo avrebbe anche la possibilità di fare delle uscite con gli sci: sono state realizzate sei discese tra i duecento e i seicento metri. Da visitare le chiese bizantine, molte delle quali, risalenti all'anno Mille, sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'Unesco.

 

Passiamo a Nicosia, la capitale divisa dal 1974 dalla Linea Verde, l'ultimo muro d'Europa. Tra i luoghi caratteristici le fortificazioni veneziane, anch'esse oggetto di divisione. Ci sono in totale undici bastioni: cinque nella parte greca, cinque nella parte turca e uno nella terra di nessuno. Quest'ultima è una fascia che separa fisicamente le due aree dell'isola. Il trascorre del tempo l'ha resa qualcosa di simile a un tragico museo a cielo aperto, perchè tutto è rimasto esattamente com'era nel momento in cui nel 1974 gli abitanti dovettero abbandonarla.

 

Tra le chiese, quella di Ayios Ioàannis con affreschi settecenteschi restaurati alcuni anni fa, che hanno per tema il Giudizio Universale e la Creazione, e un medaglione pavimentale raffigurante l'aquila bizantina. Qui si svolgono le cerimonie di consacrazione degli arcivescovi. Da visitare, il Museo Etnografico, dove sono esposti documenti e oggetti del periodo della Liberazione nazionale, tra cui un memoriale dei partigiani dell'Eoka; la Galleria statale di arte contemporanea; il Museo di Cipro, con la migliore raccolta di reperti archeologici dell'isola.

 

Da qui si passa al Nord occupato dai turchi. I turisti che arrivati a Cipro decidessero di attraversare la line Verde per recarsi nella zona occupata prestino attenzione alle procedure burocratiche e ai tempi di permanenza concessi. L'onnipresenza dell'esercito turco e la decadenza che impregna il panorama di molte zone sono le prime cose che notano coloro che decidono di visitare questa parte di Cipro, compresi gli autori della guida.

 

A subire questo stato di cose sono gli stessi turco ciprioti che dal 1974 si sono visti escludere dal mondo. Inoltre hanno visto l'arrivo di coloni dalla Turchia, inviati per aumentare artificialmente la loro quota in percentuale della popolazione. Per la maggior parte si tratta di gente proveniente dai ceti meno abbienti, contadini impoveriti, a cui si sono aggiunti immigrati da paesi musulmani (Pakistan, Bangladesh).

 

La politica di annessione strisciante portata avanti da Ankara appare subito anche ai turisti. I nomi delle città, di origine ellenica, sono stati cambiati con nomi turchi, compiendo quello che il governo di Cipro considera un esempio di "vandalismo culturale e falsificazione della storia". Ne ha fatto le spese anche ciò che vi era di anglosassone. Quanto rimasto di interessante si può visitare in un giorno.

 

La zona turistica più importante è quella di Kyrenia, nella costa settentrionale. Nonostante le potenzialità notevoli, la maggiore attrattiva è costituita dalle case da gioco. Per il resto, soprattutto per i giovani, non offre molto. Nella parte più a Est, la penisola di Karpas e la città di Famagosta sono emblematiche della decadenza successiva alla invasione turca. Famagosta è oggi una città spettrale, gli abitanti greco ciprioti dovettero lasciarla nel momento dell'arrivo dei turchi.

 

Nel periodo delle crociate la sua posizione geografica ne fece la fortuna. Dopo la perdita di Acri in Palestina, tra la fine del Duecento e quasi tutto il Trecento, essendo la punta più orientale del mondo cristiano, a breve distanza dalle coste mediorientali, Famagosta diventò un eccezionale nodo commerciale e in breve tempo la città più ricca del mondo. Il declino avvenne dopo una incomprensione, per molti versi banale, tra Genova e Venezia, due delle superpotenze dell'epoca, che controllavano la città. Se ne avvantaggiarono i turchi che un paio di secoli dopo portarono l'attacco definitivo.

 

L'assedio durò quasi un anno (1570-71). I greci e i veneziani, agli ordini del comandante Marcantonio Bragadin, resistettero nonostante la pesante inferiorità numerica e le condizioni via via sempre più disumane, nell'attesa vana di soccorsi. La resa, a un certo punto inevitabile, avrebbe dovuto, secondo gli accordi, consentire ai pochi sopravvissuti di essere trasportati a Creta con la garanzia della incolumità. Come invece finì è noto. Tre ufficiali veneziani furono squartati e il comandante Bragadin, orribilmente torturato, fu poi scuoiato. In seguito i discendenti riuscirono, a caro prezzo, ad avere indietro i suoi resti, che sono da allora conservati in una urna nella chiesa dei S.S Giovanni e Paolo a Venezia.

 

A nord di Famagosta c'è la città di Salamina, che i bizantini chiamarono Costantia e designarono sede dell'arcivescovato e capitale dell'isola. La città, sito archeologico più importante dell'isola, fu però danneggiata da terremoti e maremoti nel IV secolo e da allora subì una decadenza. La successiva invasione araba e l'insabbiamento del porto assestarono il colpo definitivo. Nella penisola di Karpas sono rimasti solo 400 greci, che non hanno diritto a scuole oltre le elementari, non hanno un medico greco (perchè nessun medico greco può esercitare in questa parte) e non possono votare.

 

Nel 2004 un referendum per la riunificazione dell'isola proposto dal segretario dell'Onu Kofi Annan fu bocciato dalla comunità greca e approvato da quella turca. Il piano, modificato varie volte fino a pochi giorni prima della consultazione, prospettava una riunificazione dai contorni però molto incerti. In sostanza non avrebbe creato uno stato unitario bensì una confederazione tra la parte greco cipriota e quella turco cipriota (quindi regalando la sovranità statale alla entità turca occupata militarmente e consentendo alle truppe turche di continuare a rimanere nell'isola). I costi poi sarebbero stati tutti a carico dei cittadini greco ciprioti che, stando così le cose, hanno logicamente rinviato al mittente il piano. C'è da sottolineare che i greco ciprioti hanno sempre lavorato per la riunificazione, cercando di trovare un punto di incontro con i turco ciprioti. Tutti i piani di riunificazione precedenti sono stati sempre respinti dai turco ciprioti, o forse ancora di più dalla Turchia.

 

La guida contiene anche un piccolo dizionario con parole e frasi in greco e turco. Come le altre pubblicate da Vallardi, anche questa si conferma strumento di supporto molto valido ai turisti per qualità e quantità di informazioni presentate.

Grecia Rough

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The Rough Guide - Grecia continentale

di Lance Chilton, Marc Dubin, Nick Edwards, Mark Ellingham, John Fisher, Natania Jansz

Presentazione di Ninni Radicini

"La Cultura e l'Ambiente sono le basi della moderna industria del turismo di alta qualità. Esse danno allo Stato un vantaggio nella competizione. In questa nuova era noi dobbiamo agire in riferimento a termini e condizioni che proteggano e valorizzino il nostro patrimonio culturale e naturale per i prossimi decenni." (Kostas Karamanlis, primo ministro della Grecia - luglio 2006).

La Grecia è una delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e nell'arte. Ogni anno ospita più di 14 milioni di turisti stranieri e per la stagione 2006 le rilevazioni indicano un incremento del 10%. La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il settore occupa un lavoratore su cinque. L'Associazione delle imprese di turismo greche ha comunicato che nei primi sei mesi del 2006 la crescita è stata del 6.33%, al di sopra del dato complessivo mondiale. In particolare negli ultimi cinque anno sono cresciuti i pacchetti "tutto incluso", oggi offerti dalla metà dei 600 alberghi più grandi (quelli con più di 200 stanze).

La guida, con un percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo, Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni informazione necessaria al turista per scegliere le migliori

opportunità: itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.

Si inizia da Atene. Abitata da settemila anni la città si spopolò dopo l'invasione turca, passando da settecentomila abitanti a cinquemila. Quando a metà dell'Ottocento la Grecia raggiunse la indipendenza, il ruolo di capitale fu assegnato a Nafplio, nel Peloponneso, dove nel 1828 si era riunita la prima assemblea nazionale. Atene però risorse in pochi anni e tornò ad essere il centro della Grecia. Un incremento notevole della popolazione si ebbe nel 1923, per effetto del Trattato di Losanna, che alla conclusione della guerra tra Grecia e Turchia stabilì uno scambio di popolazioni. Un milione e mezzo di greci, molti dei quali abitanti della costa turca sull'Egeo, furono costretti a lasciare le proprie case.

Una parte consistente di essi si recò ad Atene, dove in breve si formarono nuovi quartieri con nomi che ricordavano le terre da cui provenivano i loro abitanti, tra cui Nèa Smyrni e Nèa Filadhèlfia. In quest'ultimo venne formata la polisportiva Aek, che esprime anche una delle più forti squadre di calcio della Grecia, il cui nome per esteso è Unione Sportiva di Costantinopoli. Atene è una città moderna con una rete di trasporti funzionale. Le stazioni della metropolitana servono anche da musei: sono esposti gli oggetti antichi rinvenuti durante gli scavi. Tra i tanti luoghi da visitare, qui come in tutta la Grecia, l'Acropoli, che Pericle definì "esempio per l'Ellade".

Da Atene si passa al Peloponneso, conosciuto anticamente con il nome di Morea, dove sorse il regno di Agamennone durante il periodo miceneo. Poi tra l'età dorica e quella classica il centro principale fu Sparta, città-stato in cui il Licurgo inventò la Diarchia - sistema istituzionale con al vertice due re senza potere assoluto - anticipatrice delle moderne monarchie costituzionali. Oggi ne restano pochi reperti, ma il potere evocativo del luogo non ha pari, così come quello del santuario di Olimpia che ospitò per un millennio le Olimpiadi, e di Mistra, l'ultimo avamposto bizantino contro l'invasione dei turchi nel 1458.

Tre luoghi imperdibili per il turista, che può anche seguire una serie di percorsi alternativi, come ad esempio il viaggio attraverso la ferrovia a pignone e cremagliera, che parte da Dhiakofto, nella costa settentrionale, e arriva a Kalavryta nell'interno della regione. La lotta di indipendenza della Grecia iniziò in Peloponneso il 25 marzo 1821, al comando di Yermanos, arcivescovo di Patrasso, e di Petros Mavromihalis e Theodhoros Kolokotrinis. Tra i luoghi da visitare, l'Argolide - Corinto, Micene, Epidauro - e l'Arcadia dove classicità e Medioevo di alternano in uno scenario naturale dominato dalle colline.

Coloro che scelgono di visitare Mantinea vi troveranno la chiesa di Agia Fotinì, realizzata in stile bizantino-egizio, unica nel suo genere. Altri luoghi: la gola del Loùsios che collega Agios Andhreas al monastero di Prodhròmou e le fortezze di Koròni e Methòni, antichi possedimenti di Venezia. La città più importante è Patrasso, il secondo porto della Grecia dopo il Pireo. Città molto dinamica, da Patrasso è possibile raggiungere l'Italia, l'intero Peloponneso e le isole dello Jonio.

Dal Peloponneso saliamo in Tessaglia. Qui siamo al centro della Grecia, non solo dal punto di vista geografico. Si può iniziare con una visita all'oracolo di Delfi - il primo oracolo - fondato in onore di Gea, "madre terra", e di Poseidone, "colui che muove la Terra".

In una cava lì vicino era stato messo il serpente Pitone, figlio di Gea, a cui ci si poteva rivolgere tramite la sacerdotessa Pizia. Pitone fu poi soppresso da Apollo. Secondo la mitologia, Apollo, proveniente da Creta, arrivò con le sembianze di delfino (Delphoi), da cui il nome dell'oracolo. Delfi si trova nella parte meridionale della Tessaglia, la "Sterèa Ellàdha" (continente greco) e ci si può arrivare da Atene. A circa venti chilometri c'è il luogo in cui si svolse lo scontro di Edipo e Laerte, re di Tebe. Edipo uccise Larte, non sapendo che fosse suo padre, e le sue guardie, tranne una...

Altri luoghi di indescrivibile suggestione sono i monasteri delle Meteore, costruiti su montagne che non presentano alcun tipo di percorso. Secondo la leggenda le prime comunità religiose iniziarono a radunarsi nel X secolo. Quattrocento anni dopo, nel 1336, vi si recarono due monaci, Gregorio e Atanasio, provenienti dal Monte Athos. Gregorio ritornò poi al Monte Athos dando incarico ad Atanasio di fondare un monastero, la cui costruzione presupponeva qualcosa di sovraumano. Atanasio - sempre secondo la leggenda - aiutato da un'aquila riuscì in meno di dieci anni a realizzare il primo monastero, Megàlou Meteòrou (La Grande Meteora).

Nel 1381 Giovanni Paleologo, discendente da una nobile dinastia bizantina, a cui era stato dato il trono del regno di Serbia, decise di recarvisi e lì scelse di rimanere, diventando monaco con il nome di Ioasaph.

In anni recenti, quattro dei monasteri sono stati adibiti a museo, due sono rimasti nella loro funzione originaria. Nel 1981 vi sono state girate alcune scene del film "Agente 007: Solo per i tuoi occhi", in cui James Bond, per raggiungere il suo avversario rifugiatosi in uno dei monasteri, era costretto a compiere una difficile scalata delle pareti della montagna, unico modo per arrivarvi. Proseguendo il viaggio, si può segnalare Karpenìssi, dove nel 2000 è stato aperto un tunnel che passa sottoterra per tre chilometri, e la ferrovia Trenàki, lunga 60km e utilizzata fino al 1971. Fu costruita tra il 1894 e il 1903, con la supervisione dell'ingegnere Evaristo De Chirico, il padre del pittore Giorgio, nato a Vòlos nel 1888.

A ovest della Tessaglia, troviamo l'Epiro. Circondata dalle montagne del Pindo, che ne hanno reso difficile l'accesso dall'esterno, questa regione ha sviluppato una sua autonomia, preservata anche durante il dominio turco protrattosi fino al 1913. Qui sbarcarono le truppe italiane nel 1940, quando per decisione di Mussolini ebbero l'ordine di invadere la Grecia. Le difficoltà logistiche e la Resistenza ellenica portarono alla prima delle tante tragedie subite dagli italiani nella Seconda guerra mondiale. L'anno dopo, sempre in Epiro, arrivarono le truppe naziste e le montagne del Pindo diventarono definitivamente la roccaforte dei partigiani.

Che questa parte di Grecia abbia qualcosa di profondamente legato alla resistenza contro gli invasori lo si era già riscontrato un secolo prima. Mesolongi, nella Etolia-Acarnania, nel sud dell'Epiro, fu uno dei centri più attivi nel corso della guerra di indipendenza.

Vi trovò la morte Lord Byron mentre stava partecipando a un’azione contro i turchi. Una statua a lui dedicata, realizzata nel 1881, è stata posta nel "Giardino degli eroi" (Kìpos Iròon). La casa in cui ha vissuto è stata purtroppo distrutta durante la Seconda guerra mondiale. Il Giardino si trova subito dopo l'ingresso della città rappresentato dalla Porta Exodus, il cui nome riporta a un episodio storico terribile. Nel 1826 i turchi assediarono la città per un anno. Novemila abitanti riuscirono a mettersi in salvo lasciando un presidio, che aveva il compito di distruggere tutto il possibile per evitare che finisse preda dei turchi. I novemila si rifugiarono sul monte Zygòs, ma, traditi, caddero in una imboscata e furono massacrati da un esercito di mercenari albanesi.

Nella parte nordorientale della Grecia ci sono la Macedonia e la Tracia, entrate a far parte del moderno stato greco da circa un

secolo: la Macedonia dal 1913; la Tracia dal 1923. Luogo centrale è il Monte Athos (Agion Oros), la comunità monastica i cui primi insediamenti risalgono al X secolo. Un editto del 1060 emesso dall'imperatore bizantino Costantino Monomaco stabilisce che vi possono accedere solo maschi maggiorenni. Non è facile ottenere il permesso di entrare e trascorre qualche giorno nei monasteri. La procedura burocratica è complessa e quindi solo chi in genere è davvero motivato va avanti.

Il capoluogo della Macedonia è Salonicco, città di impronta balcanica, ricostruita in stile francese dopo l'incendio del 1917. La strada principale è Odhòs Aristotèlous in cui sono stati realizzati portici in stile italiano. Dal lato in riva al mare si arriva a alla Platìa Aristotèlous da cui si osserva il monte Olimpo. Altri luoghi: la chiesa di Agia Sofìa, dell'VIII secolo e progettata sul disegno della chiesa di Costantinopoli; la Torre bianca, monumento post bizantino, che ospita anche un museo di arte sacra e secolare bizantina; il museo della cultura bizantina e il museo degli strumenti musicali antichi bizantini e post bizantini; la chiesa di Agios Dhimitros, preogettata nel V secolo. La Tracia, oltre che da ellenici è abitata da una minoranza di lingua turca, da pomak (slavi in origine cristiani, islamizzati durante l'impero ottomano) e da gitani: i tre gruppi sono considerati "minoranza musulmana". La città più importante è Xànthi.

Il turista che oggi arriva in Grecia, magari dopo un assenza di qualche anno, noterà subito le differenze. Oggi è uno degli stati europei più dinamici. I lavori realizzati per le Olimpiadi del 2004 hanno lasciato un patrimonio di infrastrutture. I Giochi avrebbero dovuto arrivare nel 1996, in occasione del centenario delle prime Olimpiadi moderne, che però furono organizzati negli Usa, ad Atlanta, per motivi che nulla hanno a che fare con lo sport. Non tutto il male venne per nuocere. Se da un lato si è persa una occasione di grande significato storico, dall'altra Atene ha avuto la possibilità di arrivare con più slancio all'appuntamento, utilizzando i benefici della crescita economica e politica del periodo 1996-2004.

La Grecia dell'agosto 2004 poteva vantare tre traguardi storici: l'ingresso nell'Euro nel gennaio 2002, insieme a tutte le maggiori potenze comunitarie; il semestre di presidenza europea (gennaio-giugno 2003) gestito in modo ottimo, come riconosciuto da tutti i partner; l'ingresso di Cipro nella Ue, dopo un brillante lavoro diplomatico. La qualità della organizzazione ellenica è stata tale da indurre la Cina a chiedere ad Atene suggerimenti e indicazioni per la edizione del 2008 a Pechino, promuovendo la Grecia al rango di partner privilegiato.

La Grecia di oggi è una società in cui modernità, sviluppo economico e valore della tradizione procedono di pari passo senza ostacolarsi, a tutto vantaggio del popolo ellenico e di coloro che amano la Grecia. Una quota consistente di turisti che ogni anno decidono di trascorrere una vacanza in Grecia è italiana. Grecia e Italia sono legate da una storia comune millenaria che riporta a quando la Magna Grecia (l'attuale Italia del Sud), e la Trinacria (la Sicilia) erano parte del mondo ellenico. Legami protrattisi nei secoli, fino ad oggi, e grazie ai quali l'Italia ha potuto addentrarsi nell'Oriente slavo. Si pensi ai rapporti privilegiati che il Regno delle Due Sicile aveva con gli zar dell'impero russo. Senza quelle origini, quella storia, quel patrimonio culturale comune, sarebbe stato impossibile.

E' in Grecia che nasce l'Europa. Non sappiamo cosa diventerà nei prossimi decenni la Unione europea, ma è certo che la Grecia ne rimarrà l'avanguardia.

 

A nord di Famagosta c'è la città di Salamina, che i bizantini chiamarono Costantia e designarono sede dell'arcivescovato e capitale dell'isola. La città, sito archeologico più importante dell'isola, fu però danneggiata da terremoti e maremoti nel IV secolo e da allora subì una decadenza. La successiva invasione araba e l'insabbiamento del porto assestarono il colpo definitivo. Nella penisola di Karpas sono rimasti solo 400 greci, che non hanno diritto a scuole oltre le elementari, non hanno un medico greco (perchè nessun medico greco può esercitare in questa parte) e non possono votare.

 

Nel 2004 un referendum per la riunificazione dell'isola proposto dal segretario dell'Onu Kofi Annan fu bocciato dalla comunità greca e approvato da quella turca. Il piano, modificato varie volte fino a pochi giorni prima della consultazione, prospettava una riunificazione dai contorni però molto incerti. In sostanza non avrebbe creato uno stato unitario bensì una confederazione tra la parte greco cipriota e quella turco cipriota (quindi regalando la sovranità statale alla entità turca occupata militarmente e consentendo alle truppe turche di continuare a rimanere nell'isola). I costi poi sarebbero stati tutti a carico dei cittadini greco ciprioti che, stando così le cose, hanno logicamente rinviato al mittente il piano. C'è da sottolineare che i greco ciprioti hanno sempre lavorato per la riunificazione, cercando di trovare un punto di incontro con i turco ciprioti. Tutti i piani di riunificazione precedenti sono stati sempre respinti dai turco ciprioti, o forse ancora di più dalla Turchia.

 

La guida contiene anche un piccolo dizionario con parole e frasi in greco e turco. Come le altre pubblicate da Vallardi, anche questa si conferma strumento di supporto molto valido ai turisti per qualità e quantità di informazioni presentate.

Medioriente

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Il Medioriente contemporaneo (1914-2005)

di Rudy Caparrini

Presentazione di Ninni Radicini

Cosa è il "Medio Oriente"? Rudy Caparrini sviluppa un'analisi storica e politica molto articolata, dimostrando come il termine sia funzione di vari possibili parametri. A partire dalla espansione araba del VIII sec. d.C, proseguendo con l'impero ottomano, il significato subisce forti variazioni. Nel primo caso, può rientrare persino una parte della Spagna, fino a lambire i territori a sud della Francia; riferendosi alla lunga dominazione turca potrebbe comprendere gran parte dei Balcani; fermandosi al dato religioso si arriva fin dentro la Cina.

In mancanza di uno standard tra gli operatori dei mass media, a volte si ascoltano e si leggono cronache in cui sembrerebbe che il Medio Oriente

sia ristretto a Israele e Palestina e altre in cui si fa confusione tra stati arabi e stati musulmani, mettendo insieme etnia e religione. Se è vero che gli stati arabi sono musulmani, o a maggioranza musulmana, non vale il viceversa, perché non tutti gli stati di religione musulmana sono arabi. Arabia Saudita e Yemen, per esempio, sono stati arabi e musulmani. La Turchia e l'Iran sono stati musulmani ma non sono arabi.

La storia del Medio Oriente nell'ultimo secolo è fondamentale per gli equilibri internazionali. La fine dell'impero turco-ottomano e la conseguente nascita di vari stati nazionali è una svolta in cui hanno pesantemente influito le potenze occidentali. Nel Secondo dopoguerra la evoluzione del Medio Oriente si intreccia con la fondazione di Israele, determinante per la successiva politica di molti paesi e leader arabi. Ad esempio il panarabismo del leader egiziano Nasser (l'idea di creare un unico stato per gli arabi) tramonta dopo le sconfitte militari di Egitto e Siria contro Israele.

 

Nel Medio Oriente di incerti confini e ancoraggi ideologici, Usa e Urss giocano una partita determinate della "guerra fredda". E' in Afghanistan negli anni '80, ovvero nel "Grande Medio oriente", che inizia la crisi decisiva dell'Urss. Il Medio Oriente di oggi è insieme quello dell'Islam e del tentativo di "importare la democrazia", delle elite liberali e dell'integralismo religioso, della voglia di libertà di marca occidentale e delle tradizioni. Ma è anche la storia dell'Europa in cui cresce la presenza di immigrati di religione musulmana; è la storia della rivolta nelle periferie francesi e delle vignette che hanno acceso le violente proteste nel mondo arabo e musulmano.

 

Quando nel II sec. d.C Traiano giunge con il suo esercito in Mesopotamia espande il dominio di Roma al massimo grado. Progetta di arrivare in India, ma poi rinuncia e si rimette in marcia verso Occidente. Pochi giorni dopo apprende che quelle popolazioni appena sottomesse si erano già rivoltate contro gli esigui distaccamenti imperiali. Circa mille anni dopo, Federico II Hohenstaufen, imperatore di Svevia e del regno normanno del Sud Italia, lasciava la sua corte di Palermo e si imbarcava in una crociata contro i musulmani, che concluse con un accordo con la controparte. Nel XVI secolo, la Lega santa, formata dagli stati cristiani e cattolici e dell'Europa, sconfiggeva a Lepanto i turchi, che l'Austria fermerà definitivamente un secolo dopo alle porte di Vienna.

 

Tre momenti storici di un rapporto complesso. Europa e Medio Oriente si confrontano da millenni. Una lunga storia fatta a volte di dialogo a volte di guerre. Conoscere il Medio Oriente è quindi essenziale anche per capire l'Europa e il suo futuro.

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Il giornale dei popoli del mediterraneo