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recensioni |
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pagliuzza |
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C’è
un demone maligno che agita sotterraneamente la chiesa cattolica,
soprattutto in Italia, dove maggiore è stata fino ad oggi la sua
egemonia culturale, e, per molti versi, la sua ingerenza nelle
vicende politiche dello Stato: un rancoroso spirito di rivalsa verso
quella parte della società che cerca affannosamente di conquistare,
una volta per tutte, più larghi spazi di sana e laica libertà.
Siamo oggi ad un punto cruciale di un lungo tragitto iniziato agli
albori degli anni Novanta del secolo scorso, in concomitanza con la
dissoluzione del partito della Democrazia cristiana, che per un
cinquantennio era stato, con alti e bassi, il punto di riferimento e
lo scudo protettivo delle gerarchie ecclesiastiche reazionarie e
dei ceti sociali più oltranzisti, che, in nome di un distorto
principio ecumenico di fede, avevano imposto le loro regole di vita
anche a coloro che cattolici non erano e non volevano esserlo.
Sarebbe qui troppo lungo elencare tutte le malefatte che i cattolici
nostrani hanno compiuto a partire dalla fine della seconda guerra
mondiale, in ogni branca della vita pubblica, dall’economia alla
scuola, dalla giustizia all’ordine pubblico, dalla sanità alla
cultura, dalla negazione dei più elementari diritti civili al
degrado delle grandi realtà urbane come dei piccoli centri delle
aree interne. Ma una cosa non va sottaciuta, proprio perché
all’origine di tutti i mali che oggi attraversano la nostra società:
l’intollerabile livello di illegalità diffusa nel quale siamo
sprofondati, non di rado con il concorso esplicito del mondo
cattolico, sempre pronto a dare generose e sollecite coperture a
chi, in nome dell’anticomunismo fino a qualche anno fà, e contro la
libertà di coscienza oggi, ha gestito le leve del potere politico ed
economico.
Mentre in quest’ultimo quindicennio il mondo occidentale, perfino
molti paesi del Sud-America governati fino a non molto tempo
addietro da sanguinarie dittature reazionarie appoggiate apertamente
dal Vaticano, ha saputo dare risposte adeguate alle richieste
modernizzatrici che provenivano da ampi strati della società civile,
respingendo al mittente le pesanti accuse che provenivano dalle
curie nazionali e dalla centrale romana, nulla di tutto questo è
avvenuto in Italia, dove sono addirittura a rischio quelle poche
conquiste laiche ottenute dopo anni di estenuanti battaglie civili,
come il divorzio e l’aborto.
Il
fatto è che il papa e la sua corte di vescovi e cardinali, di
monache e sacerdoti, non hanno smesso di considerare l’Italia come
un feudo personale, e la nascita dello Stato nazionale come la
usurpazione di un suo diritto inalienabile. E con quest’ottica hanno
fatto crescere una parte considerevole dei loro fedeli, i quali
credono che la loro concezione del mondo sia l’unica giusta e valida
per tutti, e che tutti debbono ad essa soggiacere, volenti o
nolenti. Sono essi i paladini della tolleranza quando la chiesa
cattolica viene osteggiata in qualche parte del mondo, e
contemporaneamente i crociati della intolleranza quando si tratta di
porre dei veti a chi crede in principi appena diversi dai loro.
Riesce loro difficile capire che la libertà è un bene che non ha
colore politico né appartenenza religiosa, e che il rispetto delle
minoranze è una salvaguardia anche per coloro che appartengono alla
maggioranza.
Purtroppo l’Italia ha sofferto per secoli il monopolio cattolico
delle fede, in parte accettato per piaggeria o per convenienza, per
abitudine o ignoranza, e in parte ottenuto con l’uso della forza,
attraverso minacce, ricatti, delitti, persecuzioni di ogni tipo,
comminati dai tribunali dell’Inquisizione fino al Settecento, e con
altri strumenti, meno violenti, ma non per questo meno repressivi,
nei secoli successivi. Una pratica costante e minuziosa che ha
colpito e colpisce anche coloro che ad un certo momento della loro
vita sacerdotale hanno deciso di appendere all’attaccapanni l’abito
talare. Sono tante piccole angherie che vengono fatte passare sotto
silenzio, mentre i mezzi di comunicazione di massa sono pronti e
proni ad esternare l’apparato coreografico della chiesa trionfante
che si celebra ogni domenica nella piazza di San Pietro. Non sono
ammesse critiche all’operato delle eminenze tonacate che ogni giorno
sproloquiano dai diversi pulpiti che gli vengono offerti su piatti
d’argento. Tolleranza agli intolleranti, purché l’Italia resti quel
paese semifeudale che è.
Un
osservatorio privilegiato per conoscere lo stato della chiesa
cattolica odierna è quello siciliano, dove tutte le contraddizioni
che l’agitano, sono espresse all’ennesima potenza. Qui operano, è
vero, sacerdoti e gruppi cattolici che esprimono posizioni diverse,
spesso coraggiose, più aperte al mondo che li circonda. I loro nomi
sono conosciuti anche fuori dei confini nazionali, ma la loro fama,
bisogna riconoscerlo una volta per tutte, e di gran lunga superiore
alla loro reale incidenza nella società nella quale operano.
L’obbedienza alla chiesa, purtroppo, impedisce alla loro azione
quella carica eversiva che potenzialmente potrebbero esprimere. Non
sono degli eretici, e non essendolo le loro parole si perdono nel
vuoto, o, nel migliore dei casi, raggiungono coloro che per altra
via già si sono collocati sulla stessa lunghezza d’onda.
Di
quel che accade nel cattolicesimo siciliano, e non solo, un attento
e appassionato osservatore è Davide Romano, uno dei pochi
giornalisti liberi che ancora esistono in Italia, e che mi auguro
tale resti finché avrà voglia di fare questo mestiere, anche se la
libertà potrà fargli pagare prezzi salati. In Italia, in Sicilia,
abbiamo bisogno di libertà, che è quella voglia di raccontare sempre
e dovunque quel che accade attorno a noi, smascherando le imposture,
le ipocrisie, i malandrinaggi che giornalmente si commettono,
soprattutto da parte di coloro che si presentano o vengono
presentati con l’austera aureola della santità e con le roboanti
insegne del potere.
Un
piccolo spaccato di questo mondo, falso e bugiardo, spudorato e
tracotante, che vede insieme prelati e politici, lo si legge in un
suo volumetto da pochi giorni in libreria (“La pagliuzza e la trave.
Indagine sul cattolicesimo contemporaneo”, presentazione di Marcelle
Padovani, prefazione di Anna La Rosa, La Zisa, pp. 152, Euro 12,00),
che si avvale di un contributo di Don Vitaliano Della Sala, l’ex
parroco di Sant’Angelo a Scala, in provincia di Avellino, rimosso
dal suo incarico per aver scelto di seguire nella sua testimonianza
di fede il Cristo dei Vangeli e non la curia di Roma.
Bisogna leggerlo questo libro, tutti, siciliani e non. I temi
affrontati non riguardano, infatti, questioni prettamente regionali,
come a prima vista potrebbe sembrare. In quest’isola, infatti, tutto
diventa chiaro, anche le cose più confuse e impenetrabili, basta
soltanto guardarsi intorno e aver voglia di capire. Qui più che
altrove la chiesa è tradizionalmente collusa col potere, corrotto e
corruttore, anzi è essa stessa potere, sempre uguale da secoli. In
questa terra ha dato prova evidente del suo fallimento, soprattutto
laddove essa pretende di interpretare i bisogni e le aspettative dei
cittadini in ordine alla solidarietà sociale e alla famiglia. A meno
che non si vogliano considerare tali le elargizioni di sussidi,
elemosine e altre similari iniziative. Non di questo hanno bisogno i
cittadini, ma del sostegno fermo e incondizionato a tutte le
battaglie per il riconoscimento dei diritti ad una esistenza
dignitosa e pienamente integrata nel contesto sociale. Su questo
versante rimane invece sorda e muta. Sintomatiche, al riguardo, sono
le sue prese di posizione sulla legge che intende regolarizzare le
coppie di fatto.
Lo
stesso discorso si può e si deve fare sulla questione dell’impegno
della chiesa nella lotta alla mafia, che ancora oggi, nonostante
l’anatema di papa Giovanni Paolo II e di pochi prelati, e le
coraggiose iniziative di qualche sacerdote finito, purtroppo,
tragicamente, non ha minimamente intaccato la tracotante connivenza
di esponenti politici, soprattutto cattolici, con questa
organizzazione criminale. C’è da chiedersi se e fino a quale punto
la chiesa, nel suo complesso, abbia le carte in regole per alzare la
voce, incutere timore e mobilitare le coscienze. Alla prova dei
fatti non mi sembra. Occorrerebbe una dirittura morale che la chiesa
non ha, non ha mai avuto, e non avrà mai fino a quando essa stessa
non sarà immune da quella ricerca di favori, da quelle
compromissioni materiali di cui è solita pascersi con abbondanza.
Tanto che non sembra del tutto peregrina la constatazione da taluni
sollevata che una cosa è la chiesa cattolica, altra cosa è il
messaggio di Cristo.
Di
tutto questo il libro di Davide Romano offre una documentazione
ricca, circostanziata ed inoppugnabile. Al punto che viene da
domandarsi se non sia necessario, per salvare l’Italia, divorziare
una volta per tutte dalla chiesa cattolica. E forse, così facendo,
salvare anche la chiesa da una lenta ed inesorabile morte per
ignominia. |
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Grecia |
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Prima pagina Culture
Libri
e biblioteca
Selezione e recensioni
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La Grecia contemporanea
(1974-2006)
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di Rudy
Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
Prefazione
di Antonio Ferrari. Ed. Polistampa. Collana Biblioteca della
Nuova Antologia - Fondazione Spadolini Nuova Antologia, pp.256,
15,00 euro. Novità editoriale - aprile 2007
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Il libro spiega nei dettagli
l'evoluzione politica, economica e sociale della Grecia dell'ultimo
trentennio. Le date che racchiudono il periodo preso in
considerazione sono estremamente significative: il 1974 è l'anno che
ha registrato il crollo della giunta dei Colonnelli e il pieno
recupero della democrazia per la Repubblica Ellenica, mentre il 2004
con le Olimpiadi di Atene è sicuramente l'anno che ha cambiato per
sempre la storia del paese.
Le Olimpiadi infatti, a discapito di quanti in tutto il mondo
pensavano che la nazione ellenica non sarebbe stata pronta e che
l'evento tanto atteso avrebbe evidenziato i molti limiti del popolo
greco, hanno mostrato la grande capacità organizzativa e politica di
un paese che ha compiuto grandi progressi, mostrando come i greci,
oltre che per il loro glorioso passato, possano essere orgogliosi
anche del loro presente.
Dal 1974 la Grecia ha iniziato un cammino che l'ha condotta prima
nella Cee, poi nell'euro, quindi nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Negli ultimi decenni ha recuperato molte posizioni, gettando le basi
per un'ulteriore crescita politica, economica e sociale. Il libro è
suddiviso in capitoli scritti separatamente da ciascun autore.
Ninni Radicini analizza la politica interna del paese ellenico dal
1974 a oggi, esponendo le vicende che hanno condotto il paese al
consolidamento del bipolarismo e di un'alternanza governativa.
Vincenzo Greco spiega la politica estera attuata dai governi di
Atene, con speciale attenzione ai temi cui è stata dedicata maggiore
attenzione: le relazioni con la Turchia, la questione di Cipro,
l'adesione della Repubblica Ellenica nelle strutture comunitarie
europee (Cee e poi Ue), il contenzioso per la Macedonia.
Rudy Caparrini ha diviso il suo lavoro in due capitoli: uno di
carattere generale, finalizzato a spiegare lo sviluppo economico e
il mutamento sociale che la Repubblica Ellenica ha conosciuto
nell'ultimo trentennio; l'altro di tipo più specifico dedicato per
intero al 2004, l'anno che ha consacrato la Repubblica Ellenica come
realtà di tutto rispetto a livello internazionale.
Il libro si avvale della prefazione del grande giornalista Antonio
Ferrari, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera e grande
conoscitore delle vicende che hanno caratterizzato la storia della
Grecia contemporanea.
"La Grecia contemporanea (1974-2006)" è acquistabile anche on line,
oltre che nel sito della casa editrice www.polistampa.com, anche su
Internet Bookshop Italia. |
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Belpaese |
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Si sa che la stampa
estera, che è poi lo specchio fedele del comune sentire dei Paesi di
riferimento, ha avuto spesso da ridire su certe inveterate abitudini
degli italiani, come, per esempio, la mancanza di puntualità, il
poco rispetto per le istituzioni, una certa superficialità nella
gestione della cosa pubblica, e quel modo un po’ sbarazzino nel
tenere fede agli impegni, soprattutto quelli di carattere
internazionale. E pure ammirandone la bellezza dei monumenti e
l’incanto dei paesaggi, nella maggioranza dei casi questi
osservatori non hanno mai mancato di rimarcare la propria difficoltà
a considerare l’Italia come un possibile luogo di residenza per un
tempo superiore a quello di una vacanza.
Certo la mentalità
incide molto sul giudizio, ma è fuor di dubbio che noi stessi, al di
là di ogni ragionevole spirito campanilistico, e pur considerando
che anche altrove sono presenti gravi e seri problemi al pari del
nostro Paese, abbiamo spesso motivo di ritenerci insoddisfatti della
vita che conduciamo. Siamo però coscienti, almeno quelli come noi
che abbiamo occhi per vedere ed orecchie per ascoltare, che se le
istituzioni non funzionano come dovrebbero, se i servizi peccano
sovente di una buona dose di impreparazione o peggio di inefficenza,
causando non di rado ferite profonde agli utenti come nel caso della
sanità, la colpa va equamente divisa con i cittadini che non hanno
il coraggio di ribellarsi e di pretendere una migliore qualità della
vita.
È, questo, il filo
conduttore di un agile volumetto (Davide Romano, Dicono di noi. Il
Belpaese nella stampa estera, Presentazione di Rosalinda Camarda,
Prefazione di Giuseppe Apprendi, La Zisa, pp. 104, E. 10,00) che
raccoglie alcune interviste rilasciate all’autore da alcuni
giornalisti stranieri che per vari motivi sono venuti nel nostro
Paese, e talvolta anche in Sicilia, negli ultimi anni. Si tratta,
per lo più, di giornalisti moderati, talora accreditati preso la
Santa Sede, come: Pauline Valkenet, olandese, corrispondente della
rete televisiva “RTL Nieuws” e del quotidiano “Truw”; Mathilde
Schwabeneder volto assai noto dell’emittente austriaca
“Osterreichischer rudfunk”; Anne Le Nir, francese, autrice di
numerosi e apprezzati servizi per “Radio France International” e per
il giornale cattolico “La Croix”; l’italo-americana Costanza Barone
del canale televisivo “CBS-News”; Aleksandra Bajka, vaticanista
della radio polacca “RMF”; l’altoatesina Doris Ladstaetter;
l’olandese Ewout Kieckens; e Sebastian Cresswell-Turner, autorevole
firma del giornale conservatore inglese “Daily Telegraph”.
Taluno di loro ha
il proprio appunto da fare, – ma senza acrimonia, anzi con affetto e
amicizia –, spesso dovuto alla propria cultura o allo stile di vita
abituale, ma tutti sono concordi nel riconoscere che il nostro
Belpaese negli ultimi anni, in quella che noi genericamente
potremnmo definire l’età di Berlusconi, è notevolemente peggiorato
come immagine di sé nel contesto internazionale. Anche l’attuale
opposizione di centro-sinistra si è lasciata purtroppo imbastardire
dall’andazzo generale. Non è riuscita, tranne qualche rara
eccezione, ad offrire un volto dell’Italia nobile e serio. Del
resto, basta guardare la nostra televisione, quella pubblica (non
tutta, per fortuna) e quella privata (con rarissime, lodevoli
eccezioni), come giustamente è stato osservato, per avere un’idea
della volgarità e della ciarlataneria che ci circonda.
E, sinceramente, ci
fa male il cuore se pensiamo che per secoli questa nostra terra ha
dato al mondo uomini come Dante Alighieri, Michelangelo Buonarroti,
Giuseppe Verdi, Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Pier Paolo
Pasolini, Luchino Visconti, Federico Fellini, Leonardo Sciascia,
Renato Guttuso, o come Giuseppe Mazzini, Camillo Benso di Cavour, o,
più recentemente, Antonio Gramsci, Alcide De Gasperi ed Enrico
Berlinguer. Quell’epoca forse è finita. Oggi ci dobbiamo sorbire i
protagonisti del “Grande Fratello” o della famigerata “Isola dei
famosi”, i tanti giornalisti che vendono il proprio onore per lauti
compensi, certi spocchiosi intellettuali (almeno tali considerati,
secondo aberranti logiche di mercato) che contrabbandano per cultura
miserabili interessi di bottega, o uomini politici che starebbero
meglio nel museo degli orrori per non parlare di quelli che sarebbe
meglio confinare nelle patrie galere.
Proprio sul
versante della legalità l’Italia manifesta crepe profonde, che negli
ultimi tempi si sono maggiormente accentuate. Giovanni Falcone e
Paolo Borsellino, e i tanti come loro che hanno pagato con la vita
per dare un senso al bisogno di giustizia e di onestà della parte
migliore del nostro Paese, che allora amava far sentire la propria
voce e che adesso silenziosa è stata o si è messa all’angolo, sono
un ricordo lontano. Non è forse la caccia al magistrato indipendente
e deciso lo sport preferito di numerosi e ben individuabili gruppi
dirigenti nazionali? E che dire di quei milioni di nostri
connazionali che credono veramente che la libertà sia sinonimo di
impunità? O che la democrazia sia una merce di cui si può fare a
meno, che si può tranquillamente delegare a chi ci fa balenare
davanti agli occhi la conquista a buon mercato di sogni
impossibili?
Non è un caso,
dunque, che l’Italia si trovi oggi negli ultimi posti delle
classifiche mondiali in ciò che è positivo, e nei primi posti in ciò
che è negativo. Il guaio peggiore, però, è che i commenti salaci dei
nostri visitatori non riescono più a toccarci. Ci siamo messi in un
tunnel, che probabilmente ci toccherà percorre fino in fondo, prima
di accorgerci del rischio a cui stiamo andando incontro.
Quel giorno il
libro di Davide Romano sarà ripescato dall’oblio, e qualcuno, bontà
sua, ci verrà a dire che un giorno, tempo addietro, qualcuno,
vedendo giusto e in anticipo, ci aveva ammonito, col sorriso sulle
labbra. Speriamo, fortemente speriamo, che non sarà troppo tardi per
riprendere la giusta via. |
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Cipro |
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Al confine tra
Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per
dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i
popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza,
descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota,
separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due
territori hanno avuto destini molto differenti. E' bene precisare
che quando si parla e si scrive di Cipro si intende la legittima
repubblica di Cipro, che attualmente ha sovranità solo nella parte
meridionale a maggioranza greco cipriota.
Nel luglio 1974
la Turchia invase Cipro. Gli abitanti, quelli della comunità greco
cipriota, cercarono di resistere, organizzandosi su base spontanea.
Tanti di loro, molti dei quali ragazzi poco più che ventenni,
vennero uccisi, altri scomparvero per sempre. I greco ciprioti,
nonostante avessero pochi mezzi di difesa a disposizione, riuscirono
a mettere a segno alcune vittorie strategiche, come ad esempio la
difesa dell'aeroporto di Nicosia. I turchi avanzarono comunque per
chilometri devastando tutto, fino a quando fu raggiunto un accordo
tra il nuovo governo greco di Konstantinos Karamanlis e quello
turco, con la mediazione dell'Onu.
I turchi
proseguirono però l'invasione anche nei giorni successivi. Alla fine
si ritrovarono con il controllo del 37% del territorio, che nel 1983
fu proclamato "repubblica turca di Cipro del Nord". L'Onu, con due
risoluzioni del Consiglio di sicurezza, l'ha dichiarata illegale,
riconoscendo come legittimo il governo di Nicosia, che attualmente
può esercitare la piena sovranità solo su circa il 60% del
territorio, quello meridionale a maggioranza greco cipriota. Cipro,
nella sua interezza, è entrata nella Unione europea l'1 maggio 2004,
seppure solo la parte greco cipriota lo sia materialmente.
Nella parte
meridionale, la comunità greco cipriota ha avviato una crescita di
proporzioni notevoli, trasformando la propria economia,
agganciandola allo sviluppo del settore turistico. Le tante
infrastrutture oggi le permettono di essere una delle mete
preferite, sia per coloro che utilizzano i pacchetti "tutto incluso"
sia per i viaggiatori dell'"ultima ora". Gli standard sono elevati e
l'inglese è la seconda lingua. Ogni turista può trovare ciò che
cerca: dal puro divertimento - con località che fanno concorrenza a
Ibiza - alla cultura che può offrire un isola di storia millenaria,
con il vantaggio logistico di poter visitare varie località nel giro
di poche ore.
Tralasciando le
parti in cui gli autori esprimono più o meno velatamente valutazioni
politiche o comunque si schierano da una parte, la guida è
sicuramente completa e chiara nelle parti relative alla descrizione
dei monumenti, delle chiese, dei musei oltre che nella elencazione
di alberghi, luoghi di incontro, cibi tipici, caratteristiche
comportamentali.
Si comincia da
Larnaca, la cui area circostante è la più visitata dai turisti.
Nella strada che porta a Limassol si trova Khirokitia, uno dei più
importanti siti archeologici del mondo, dove sono state rinvenute
tracce di insediamenti umani risalenti al 6800 a.C. Parte
fondamentale del patrimonio artistico e culturale di Cipro sono le
chiese. Il cristianesimo è arrivato già nei primi decenni del primo
millennio e non è casuale che siano originari dell'isola molti
monaci della comunità monastica del Monte Athos in Grecia.
Chiese cristiano
ortodosse sono presenti in tutta Cipro, seppure nella parte occupata
dai turchi molte siano state abbandonate o usate come depositi. Qui
a Larnaca è da visitare il monastero di Stavrovoùmi. Sorse dove
prima c'era un tempio dedicato ad Afrodite, dopo che Elena, la madre
di Costantino - imperatore romano d'Oriente - vi lasciò un frammento
della Croce. Più di mille anni dopo, nel Cinquecento, a seguito
dell'invasione dei turchi ottomani, il monastero fu incendiato. Per
essere ricostruito si dovette aspettare tre secoli.
Un'altra chiesa
rilevante è quella bizantina di Ayios Lazaros (IX secolo) costruita
per ospitare le spoglie di Lazzaro. Dopo i bizantini, gli arabi, i
Templari, i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni, i Lusiganano
(dinastia francese), furono i veneziani a dare un forte impronta
alla storia dell'isola. A dimostrarlo, ad esempio, il monastero di
Ayìa Napa, realizzato in stile veneziano. Lì sgorga acqua che arriva
attraverso una conduttura di epoca romana, alimentato da una
sorgente che, secondo una leggenda, avrebbe proprietà benefiche. Nel
Cinquecento all'arrivo dei turchi, i monaci dovettero andarsene e il
monastero cadde in rovina. E' stato restaurato nel 1970.
Spostandoci
verso ovest si arriva a Limassol, polo industriale e commerciale,
oltre che il più grande porto del Sud dopo la perdita di Famagosta
nel 1974. Città turisticamente votata al divertimento, tra i luoghi
di maggiore attrazione c'è il teatro Pattikhion, che programma
concerti e spettacoli. A circa 30km si trovano ottime spiagge. Dopo
la perdita di Acri, in Terrasanta, nel XIII secolo, Limassol fu
governata dai Templari. Le invasioni dei mamelucchi dell'Egitto e
dei turchi portarono alla decadenza della città, che si riprese solo
nel tardo Ottocento, al termine della dominazione turca. Tra i
monasteri, quello di Timìou Stravoù e quello dell'Arkhàngelos, sulla
valle del fiume Koùris (X sec.), circondato da vigneti.
Merita
sicuramente, il convento di Ayìou Nikolàu tòn Gàton (San Nicola dei
Gatti), alla estremità del litorale di Aplòstra. Il nome deriva da
una leggenda bizantina, secondo cui santa Elena avrebbe portato
dall'Egitto e dalla Palestina un centinaio di gatti per contrastare
la proliferazione di serpenti velenosi che infestavano la zona.
Georgios Seferis, premio Nobel per la Letteratura, utilizzò questa
situazione nel suo poema "I gatti di San Nicola", come metafora
della contrapposizione tra dittatura e oppositori.
L'area della
città di Pàfos, nonostante lo sviluppo edilizio degli ultimi venti
anni, conserva spiagge considerate tra le migliori del Sud.
Le origini
rimandano al XII sec. a.C, quando Agapenore, comandante degli
Arcadi, sbarcato qui dopo un naufragio accaduto mentre era diretto a
Troia, decise di rimanervi. Chi è appassionato di escursioni
subacquee trova circa cinquanta siti marini. Da visitare: i mosaici
bizantini e romani, tra cui quelli scoperti nel 1962 da un contadino
mentre stava arando; la fortezza di Sarànda Kolònes; le catacombe di
Ayìa Solomòni e le Tombe dei Re; Ktìma, esempio di costruzione
difensiva bizantina; il museo bizantino che espone una serie di
icone post bizantine cinquecentesche. A nord di Pàfos, il monastero
di Ayios Neòfytos. Prende il nome dall'eremita che nel 1134 decise
ritirarsi in preghiera in questa zona allora deserta. Poco dopo fu
raggiunto da discepoli che dopo la sua scomparsa realizzarono il
monastero.
La catena
montuosa del Tròodhos, nella parte centrale di Cipro, rappresenta un
quarto della superficie totale dell'isola. Uno scenario naturale
notevole - tra cui spiccano le cascate di Caledonia (11 metri) - per
gli amanti della natura, del trekking e della mountain bike.
La vetta più
alta è quella del monte Olimpo (1952 m.). Chi arrivasse tra dicembre
e marzo avrebbe anche la possibilità di fare delle uscite con gli
sci: sono state realizzate sei discese tra i duecento e i seicento
metri. Da visitare le chiese bizantine, molte delle quali, risalenti
all'anno Mille, sono state dichiarate patrimonio dell'umanità
dall'Unesco.
Passiamo a
Nicosia, la capitale divisa dal 1974 dalla Linea Verde, l'ultimo
muro d'Europa. Tra i luoghi caratteristici le fortificazioni
veneziane, anch'esse oggetto di divisione. Ci sono in totale undici
bastioni: cinque nella parte greca, cinque nella parte turca e uno
nella terra di nessuno. Quest'ultima è una fascia che separa
fisicamente le due aree dell'isola. Il trascorre del tempo l'ha resa
qualcosa di simile a un tragico museo a cielo aperto, perchè tutto è
rimasto esattamente com'era nel momento in cui nel 1974 gli abitanti
dovettero abbandonarla.
Tra le chiese,
quella di Ayios Ioàannis con affreschi settecenteschi restaurati
alcuni anni fa, che hanno per tema il Giudizio Universale e la
Creazione, e un medaglione pavimentale raffigurante l'aquila
bizantina. Qui si svolgono le cerimonie di consacrazione degli
arcivescovi. Da visitare, il Museo Etnografico, dove sono esposti
documenti e oggetti del periodo della Liberazione nazionale, tra cui
un memoriale dei partigiani dell'Eoka; la Galleria statale di arte
contemporanea; il Museo di Cipro, con la migliore raccolta di
reperti archeologici dell'isola.
Da qui si passa
al Nord occupato dai turchi. I turisti che arrivati a Cipro
decidessero di attraversare la line Verde per recarsi nella zona
occupata prestino attenzione alle procedure burocratiche e ai tempi
di permanenza concessi. L'onnipresenza dell'esercito turco e la
decadenza che impregna il panorama di molte zone sono le prime cose
che notano coloro che decidono di visitare questa parte di Cipro,
compresi gli autori della guida.
A subire questo
stato di cose sono gli stessi turco ciprioti che dal 1974 si sono
visti escludere dal mondo. Inoltre hanno visto l'arrivo di coloni
dalla Turchia, inviati per aumentare artificialmente la loro quota
in percentuale della popolazione. Per la maggior parte si tratta di
gente proveniente dai ceti meno abbienti, contadini impoveriti, a
cui si sono aggiunti immigrati da paesi musulmani (Pakistan,
Bangladesh).
La politica di
annessione strisciante portata avanti da Ankara appare subito anche
ai turisti. I nomi delle città, di origine ellenica, sono stati
cambiati con nomi turchi, compiendo quello che il governo di Cipro
considera un esempio di "vandalismo culturale e falsificazione della
storia". Ne ha fatto le spese anche ciò che vi era di anglosassone.
Quanto rimasto di interessante si può visitare in un giorno.
La zona
turistica più importante è quella di Kyrenia, nella costa
settentrionale. Nonostante le potenzialità notevoli, la maggiore
attrattiva è costituita dalle case da gioco. Per il resto,
soprattutto per i giovani, non offre molto. Nella parte più a Est,
la penisola di Karpas e la città di Famagosta sono emblematiche
della decadenza successiva alla invasione turca. Famagosta è oggi
una città spettrale, gli abitanti greco ciprioti dovettero lasciarla
nel momento dell'arrivo dei turchi.
Nel periodo
delle crociate la sua posizione geografica ne fece la fortuna. Dopo
la perdita di Acri in Palestina, tra la fine del Duecento e quasi
tutto il Trecento, essendo la punta più orientale del mondo
cristiano, a breve distanza dalle coste mediorientali, Famagosta
diventò un eccezionale nodo commerciale e in breve tempo la città
più ricca del mondo. Il declino avvenne dopo una incomprensione, per
molti versi banale, tra Genova e Venezia, due delle superpotenze
dell'epoca, che controllavano la città. Se ne avvantaggiarono i
turchi che un paio di secoli dopo portarono l'attacco definitivo.
L'assedio durò
quasi un anno (1570-71). I greci e i veneziani, agli ordini del
comandante Marcantonio Bragadin, resistettero nonostante la pesante
inferiorità numerica e le condizioni via via sempre più disumane,
nell'attesa vana di soccorsi. La resa, a un certo punto inevitabile,
avrebbe dovuto, secondo gli accordi, consentire ai pochi
sopravvissuti di essere trasportati a Creta con la garanzia della
incolumità. Come invece finì è noto. Tre ufficiali veneziani furono
squartati e il comandante Bragadin, orribilmente torturato, fu poi
scuoiato. In seguito i discendenti riuscirono, a caro prezzo, ad
avere indietro i suoi resti, che sono da allora conservati in una
urna nella chiesa dei S.S Giovanni e Paolo a Venezia.
A nord di
Famagosta c'è la città di Salamina, che i bizantini chiamarono
Costantia e designarono sede dell'arcivescovato e capitale
dell'isola. La città, sito archeologico più importante dell'isola,
fu però danneggiata da terremoti e maremoti nel IV secolo e da
allora subì una decadenza. La successiva invasione araba e
l'insabbiamento del porto assestarono il colpo definitivo. Nella
penisola di Karpas sono rimasti solo 400 greci, che non hanno
diritto a scuole oltre le elementari, non hanno un medico greco
(perchè nessun medico greco può esercitare in questa parte) e non
possono votare.
Nel 2004 un
referendum per la riunificazione dell'isola proposto dal segretario
dell'Onu Kofi Annan fu bocciato dalla comunità greca e approvato da
quella turca. Il piano, modificato varie volte fino a pochi giorni
prima della consultazione, prospettava una riunificazione dai
contorni però molto incerti. In sostanza non avrebbe creato uno
stato unitario bensì una confederazione tra la parte greco cipriota
e quella turco cipriota (quindi regalando la sovranità statale alla
entità turca occupata militarmente e consentendo alle truppe turche
di continuare a rimanere nell'isola). I costi poi sarebbero stati
tutti a carico dei cittadini greco ciprioti che, stando così le
cose, hanno logicamente rinviato al mittente il piano. C'è da
sottolineare che i greco ciprioti hanno sempre lavorato per la
riunificazione, cercando di trovare un punto di incontro con i turco
ciprioti. Tutti i piani di riunificazione precedenti sono stati
sempre respinti dai turco ciprioti, o forse ancora di più dalla
Turchia.
La guida
contiene anche un piccolo dizionario con parole e frasi in greco e
turco. Come le altre pubblicate da Vallardi, anche questa si
conferma strumento di supporto molto valido ai turisti per qualità e
quantità di informazioni presentate.
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Grecia Rough |
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"La Cultura e
l'Ambiente sono le basi della moderna industria del turismo di alta
qualità. Esse danno allo Stato un vantaggio nella competizione. In
questa nuova era noi dobbiamo agire in riferimento a termini e
condizioni che proteggano e valorizzino il nostro patrimonio
culturale e naturale per i prossimi decenni." (Kostas Karamanlis,
primo ministro della Grecia - luglio 2006).
La Grecia è una
delle mete turistiche per eccellenza, per coloro che vogliono unire
il piacere di una vacanza con una immersione nella storia e
nell'arte. Ogni anno ospita più di 14 milioni di turisti stranieri e
per la stagione 2006 le rilevazioni indicano un incremento del 10%.
La voce "turismo" rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo e il
settore occupa un lavoratore su cinque. L'Associazione delle imprese
di turismo greche ha comunicato che nei primi sei mesi del 2006 la
crescita è stata del 6.33%, al di sopra del dato complessivo
mondiale. In particolare negli ultimi cinque anno sono cresciuti i
pacchetti "tutto incluso", oggi offerti dalla metà dei 600 alberghi
più grandi (quelli con più di 200 stanze).
La guida, con un
percorso attraverso le cinque principali aree (Atene-Pireo,
Peloponneso, Tessaglia, Epiro, Macedonia, Tracia), presenta oltre
all'incommensurabile patrimonio artistico e monumentale ogni
informazione necessaria al turista per scegliere le migliori
opportunità:
itinerari, alberghi, trasporti, musei, monumenti.
Si inizia da
Atene. Abitata da settemila anni la città si spopolò dopo
l'invasione turca, passando da settecentomila abitanti a cinquemila.
Quando a metà dell'Ottocento la Grecia raggiunse la indipendenza, il
ruolo di capitale fu assegnato a Nafplio, nel Peloponneso, dove nel
1828 si era riunita la prima assemblea nazionale. Atene però risorse
in pochi anni e tornò ad essere il centro della Grecia. Un
incremento notevole della popolazione si ebbe nel 1923, per effetto
del Trattato di Losanna, che alla conclusione della guerra tra
Grecia e Turchia stabilì uno scambio di popolazioni. Un milione e
mezzo di greci, molti dei quali abitanti della costa turca
sull'Egeo, furono costretti a lasciare le proprie case.
Una parte
consistente di essi si recò ad Atene, dove in breve si formarono
nuovi quartieri con nomi che ricordavano le terre da cui provenivano
i loro abitanti, tra cui Nèa Smyrni e Nèa Filadhèlfia. In quest'ultimo
venne formata la polisportiva Aek, che esprime anche una delle più
forti squadre di calcio della Grecia, il cui nome per esteso è
Unione Sportiva di Costantinopoli. Atene è una città moderna con una
rete di trasporti funzionale. Le stazioni della metropolitana
servono anche da musei: sono esposti gli oggetti antichi rinvenuti
durante gli scavi. Tra i tanti luoghi da visitare, qui come in tutta
la Grecia, l'Acropoli, che Pericle definì "esempio per l'Ellade".
Da Atene si
passa al Peloponneso, conosciuto anticamente con il nome di Morea,
dove sorse il regno di Agamennone durante il periodo miceneo. Poi
tra l'età dorica e quella classica il centro principale fu Sparta,
città-stato in cui il Licurgo inventò la Diarchia - sistema
istituzionale con al vertice due re senza potere assoluto -
anticipatrice delle moderne monarchie costituzionali. Oggi ne
restano pochi reperti, ma il potere evocativo del luogo non ha pari,
così come quello del santuario di Olimpia che ospitò per un
millennio le Olimpiadi, e di Mistra, l'ultimo avamposto bizantino
contro l'invasione dei turchi nel 1458.
Tre luoghi
imperdibili per il turista, che può anche seguire una serie di
percorsi alternativi, come ad esempio il viaggio attraverso la
ferrovia a pignone e cremagliera, che parte da Dhiakofto, nella
costa settentrionale, e arriva a Kalavryta nell'interno della
regione. La lotta di indipendenza della Grecia iniziò in Peloponneso
il 25 marzo 1821, al comando di Yermanos, arcivescovo di Patrasso, e
di Petros Mavromihalis e Theodhoros Kolokotrinis. Tra i luoghi da
visitare, l'Argolide - Corinto, Micene, Epidauro - e l'Arcadia dove
classicità e Medioevo di alternano in uno scenario naturale dominato
dalle colline.
Coloro che
scelgono di visitare Mantinea vi troveranno la chiesa di Agia
Fotinì, realizzata in stile bizantino-egizio, unica nel suo genere.
Altri luoghi: la gola del Loùsios che collega Agios Andhreas al
monastero di Prodhròmou e le fortezze di Koròni e Methòni, antichi
possedimenti di Venezia. La città più importante è Patrasso, il
secondo porto della Grecia dopo il Pireo. Città molto dinamica, da
Patrasso è possibile raggiungere l'Italia, l'intero Peloponneso e le
isole dello Jonio.
Dal Peloponneso
saliamo in Tessaglia. Qui siamo al centro della Grecia, non solo dal
punto di vista geografico. Si può iniziare con una visita
all'oracolo di Delfi - il primo oracolo - fondato in onore di Gea,
"madre terra", e di Poseidone, "colui che muove la Terra".
In una cava lì
vicino era stato messo il serpente Pitone, figlio di Gea, a cui ci
si poteva rivolgere tramite la sacerdotessa Pizia. Pitone fu poi
soppresso da Apollo. Secondo la mitologia, Apollo, proveniente da
Creta, arrivò con le sembianze di delfino (Delphoi), da cui il nome
dell'oracolo. Delfi si trova nella parte meridionale della
Tessaglia, la "Sterèa Ellàdha" (continente greco) e ci si può
arrivare da Atene. A circa venti chilometri c'è il luogo in cui si
svolse lo scontro di Edipo e Laerte, re di Tebe. Edipo uccise Larte,
non sapendo che fosse suo padre, e le sue guardie, tranne una...
Altri luoghi di
indescrivibile suggestione sono i monasteri delle Meteore, costruiti
su montagne che non presentano alcun tipo di percorso. Secondo la
leggenda le prime comunità religiose iniziarono a radunarsi nel X
secolo. Quattrocento anni dopo, nel 1336, vi si recarono due monaci,
Gregorio e Atanasio, provenienti dal Monte Athos. Gregorio ritornò
poi al Monte Athos dando incarico ad Atanasio di fondare un
monastero, la cui costruzione presupponeva qualcosa di sovraumano.
Atanasio - sempre secondo la leggenda - aiutato da un'aquila riuscì
in meno di dieci anni a realizzare il primo monastero, Megàlou
Meteòrou (La Grande Meteora).
Nel 1381
Giovanni Paleologo, discendente da una nobile dinastia bizantina, a
cui era stato dato il trono del regno di Serbia, decise di recarvisi
e lì scelse di rimanere, diventando monaco con il nome di Ioasaph.
In anni recenti,
quattro dei monasteri sono stati adibiti a museo, due sono rimasti
nella loro funzione originaria. Nel 1981 vi sono state girate alcune
scene del film "Agente 007: Solo per i tuoi occhi", in cui James
Bond, per raggiungere il suo avversario rifugiatosi in uno dei
monasteri, era costretto a compiere una difficile scalata delle
pareti della montagna, unico modo per arrivarvi. Proseguendo il
viaggio, si può segnalare Karpenìssi, dove nel 2000 è stato aperto
un tunnel che passa sottoterra per tre chilometri, e la ferrovia
Trenàki, lunga 60km e utilizzata fino al 1971. Fu costruita tra il
1894 e il 1903, con la supervisione dell'ingegnere Evaristo De
Chirico, il padre del pittore Giorgio, nato a Vòlos nel 1888.
A ovest della
Tessaglia, troviamo l'Epiro. Circondata dalle montagne del Pindo,
che ne hanno reso difficile l'accesso dall'esterno, questa regione
ha sviluppato una sua autonomia, preservata anche durante il dominio
turco protrattosi fino al 1913. Qui sbarcarono le truppe italiane
nel 1940, quando per decisione di Mussolini ebbero l'ordine di
invadere la Grecia. Le difficoltà logistiche e la Resistenza
ellenica portarono alla prima delle tante tragedie subite dagli
italiani nella Seconda guerra mondiale. L'anno dopo, sempre in
Epiro, arrivarono le truppe naziste e le montagne del Pindo
diventarono definitivamente la roccaforte dei partigiani.
Che questa parte
di Grecia abbia qualcosa di profondamente legato alla resistenza
contro gli invasori lo si era già riscontrato un secolo prima.
Mesolongi, nella Etolia-Acarnania, nel sud dell'Epiro, fu uno dei
centri più attivi nel corso della guerra di indipendenza.
Vi trovò la
morte Lord Byron mentre stava partecipando a un’azione contro i
turchi. Una statua a lui dedicata, realizzata nel 1881, è stata
posta nel "Giardino degli eroi" (Kìpos Iròon). La casa in cui ha
vissuto è stata purtroppo distrutta durante la Seconda guerra
mondiale. Il Giardino si trova subito dopo l'ingresso della città
rappresentato dalla Porta Exodus, il cui nome riporta a un episodio
storico terribile. Nel 1826 i turchi assediarono la città per un
anno. Novemila abitanti riuscirono a mettersi in salvo lasciando un
presidio, che aveva il compito di distruggere tutto il possibile per
evitare che finisse preda dei turchi. I novemila si rifugiarono sul
monte Zygòs, ma, traditi, caddero in una imboscata e furono
massacrati da un esercito di mercenari albanesi.
Nella parte
nordorientale della Grecia ci sono la Macedonia e la Tracia, entrate
a far parte del moderno stato greco da circa un
secolo: la
Macedonia dal 1913; la Tracia dal 1923. Luogo centrale è il Monte
Athos (Agion Oros), la comunità monastica i cui primi insediamenti
risalgono al X secolo. Un editto del 1060 emesso dall'imperatore
bizantino Costantino Monomaco stabilisce che vi possono accedere
solo maschi maggiorenni. Non è facile ottenere il permesso di
entrare e trascorre qualche giorno nei monasteri. La procedura
burocratica è complessa e quindi solo chi in genere è davvero
motivato va avanti.
Il capoluogo
della Macedonia è Salonicco, città di impronta balcanica,
ricostruita in stile francese dopo l'incendio del 1917. La strada
principale è Odhòs Aristotèlous in cui sono stati realizzati portici
in stile italiano. Dal lato in riva al mare si arriva a alla Platìa
Aristotèlous da cui si osserva il monte Olimpo. Altri luoghi: la
chiesa di Agia Sofìa, dell'VIII secolo e progettata sul disegno
della chiesa di Costantinopoli; la Torre bianca, monumento post
bizantino, che ospita anche un museo di arte sacra e secolare
bizantina; il museo della cultura bizantina e il museo degli
strumenti musicali antichi bizantini e post bizantini; la chiesa di
Agios Dhimitros, preogettata nel V secolo. La Tracia, oltre che da
ellenici è abitata da una minoranza di lingua turca, da pomak (slavi
in origine cristiani, islamizzati durante l'impero ottomano) e da
gitani: i tre gruppi sono considerati "minoranza musulmana". La
città più importante è Xànthi.
Il turista che
oggi arriva in Grecia, magari dopo un assenza di qualche anno,
noterà subito le differenze. Oggi è uno degli stati europei più
dinamici. I lavori realizzati per le Olimpiadi del 2004 hanno
lasciato un patrimonio di infrastrutture. I Giochi avrebbero dovuto
arrivare nel 1996, in occasione del centenario delle prime Olimpiadi
moderne, che però furono organizzati negli Usa, ad Atlanta, per
motivi che nulla hanno a che fare con lo sport. Non tutto il male
venne per nuocere. Se da un lato si è persa una occasione di grande
significato storico, dall'altra Atene ha avuto la possibilità di
arrivare con più slancio all'appuntamento, utilizzando i benefici
della crescita economica e politica del periodo 1996-2004.
La Grecia
dell'agosto 2004 poteva vantare tre traguardi storici: l'ingresso
nell'Euro nel gennaio 2002, insieme a tutte le maggiori potenze
comunitarie; il semestre di presidenza europea (gennaio-giugno 2003)
gestito in modo ottimo, come riconosciuto da tutti i partner;
l'ingresso di Cipro nella Ue, dopo un brillante lavoro diplomatico.
La qualità della organizzazione ellenica è stata tale da indurre la
Cina a chiedere ad Atene suggerimenti e indicazioni per la edizione
del 2008 a Pechino, promuovendo la Grecia al rango di partner
privilegiato.
La Grecia di
oggi è una società in cui modernità, sviluppo economico e valore
della tradizione procedono di pari passo senza ostacolarsi, a tutto
vantaggio del popolo ellenico e di coloro che amano la Grecia. Una
quota consistente di turisti che ogni anno decidono di trascorrere
una vacanza in Grecia è italiana. Grecia e Italia sono legate da una
storia comune millenaria che riporta a quando la Magna Grecia
(l'attuale Italia del Sud), e la Trinacria (la Sicilia) erano parte
del mondo ellenico. Legami protrattisi nei secoli, fino ad oggi, e
grazie ai quali l'Italia ha potuto addentrarsi nell'Oriente slavo.
Si pensi ai rapporti privilegiati che il Regno delle Due Sicile
aveva con gli zar dell'impero russo. Senza quelle origini, quella
storia, quel patrimonio culturale comune, sarebbe stato impossibile.
E' in Grecia che
nasce l'Europa. Non sappiamo cosa diventerà nei prossimi decenni la
Unione europea, ma è certo che la Grecia ne rimarrà l'avanguardia.
A nord di
Famagosta c'è la città di Salamina, che i bizantini chiamarono
Costantia e designarono sede dell'arcivescovato e capitale
dell'isola. La città, sito archeologico più importante dell'isola,
fu però danneggiata da terremoti e maremoti nel IV secolo e da
allora subì una decadenza. La successiva invasione araba e
l'insabbiamento del porto assestarono il colpo definitivo. Nella
penisola di Karpas sono rimasti solo 400 greci, che non hanno
diritto a scuole oltre le elementari, non hanno un medico greco
(perchè nessun medico greco può esercitare in questa parte) e non
possono votare.
Nel 2004 un
referendum per la riunificazione dell'isola proposto dal segretario
dell'Onu Kofi Annan fu bocciato dalla comunità greca e approvato da
quella turca. Il piano, modificato varie volte fino a pochi giorni
prima della consultazione, prospettava una riunificazione dai
contorni però molto incerti. In sostanza non avrebbe creato uno
stato unitario bensì una confederazione tra la parte greco cipriota
e quella turco cipriota (quindi regalando la sovranità statale alla
entità turca occupata militarmente e consentendo alle truppe turche
di continuare a rimanere nell'isola). I costi poi sarebbero stati
tutti a carico dei cittadini greco ciprioti che, stando così le
cose, hanno logicamente rinviato al mittente il piano. C'è da
sottolineare che i greco ciprioti hanno sempre lavorato per la
riunificazione, cercando di trovare un punto di incontro con i turco
ciprioti. Tutti i piani di riunificazione precedenti sono stati
sempre respinti dai turco ciprioti, o forse ancora di più dalla
Turchia.
La guida
contiene anche un piccolo dizionario con parole e frasi in greco e
turco. Come le altre pubblicate da Vallardi, anche questa si
conferma strumento di supporto molto valido ai turisti per qualità e
quantità di informazioni presentate.
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Medioriente |
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Cosa è il "Medio
Oriente"? Rudy Caparrini sviluppa un'analisi storica e politica
molto articolata, dimostrando come il termine sia funzione di vari
possibili parametri. A partire dalla espansione araba del VIII sec.
d.C, proseguendo con l'impero ottomano, il significato subisce forti
variazioni. Nel primo caso, può rientrare persino una parte della
Spagna, fino a lambire i territori a sud della Francia; riferendosi
alla lunga dominazione turca potrebbe comprendere gran parte dei
Balcani; fermandosi al dato religioso si arriva fin dentro la Cina.
In mancanza di
uno standard tra gli operatori dei mass media, a volte si ascoltano
e si leggono cronache in cui sembrerebbe che il Medio Oriente
sia ristretto a
Israele e Palestina e altre in cui si fa confusione tra stati arabi
e stati musulmani, mettendo insieme etnia e religione. Se è vero che
gli stati arabi sono musulmani, o a maggioranza musulmana, non vale
il viceversa, perché non tutti gli stati di religione musulmana sono
arabi. Arabia Saudita e Yemen, per esempio, sono stati arabi e
musulmani. La Turchia e l'Iran sono stati musulmani ma non sono
arabi.
La storia del
Medio Oriente nell'ultimo secolo è fondamentale per gli equilibri
internazionali. La fine dell'impero turco-ottomano e la conseguente
nascita di vari stati nazionali è una svolta in cui hanno
pesantemente influito le potenze occidentali. Nel Secondo dopoguerra
la evoluzione del Medio Oriente si intreccia con la fondazione di
Israele, determinante per la successiva politica di molti paesi e
leader arabi. Ad esempio il panarabismo del leader egiziano Nasser
(l'idea di creare un unico stato per gli arabi) tramonta dopo le
sconfitte militari di Egitto e Siria contro Israele.
Nel Medio
Oriente di incerti confini e ancoraggi ideologici, Usa e Urss
giocano una partita determinate della "guerra fredda". E' in
Afghanistan negli anni '80, ovvero nel "Grande Medio oriente", che
inizia la crisi decisiva dell'Urss. Il Medio Oriente di oggi è
insieme quello dell'Islam e del tentativo di "importare la
democrazia", delle elite liberali e dell'integralismo religioso,
della voglia di libertà di marca occidentale e delle tradizioni. Ma
è anche la storia dell'Europa in cui cresce la presenza di immigrati
di religione musulmana; è la storia della rivolta nelle periferie
francesi e delle vignette che hanno acceso le violente proteste nel
mondo arabo e musulmano.
Quando nel II
sec. d.C Traiano giunge con il suo esercito in Mesopotamia espande
il dominio di Roma al massimo grado. Progetta di arrivare in India,
ma poi rinuncia e si rimette in marcia verso Occidente. Pochi giorni
dopo apprende che quelle popolazioni appena sottomesse si erano già
rivoltate contro gli esigui distaccamenti imperiali. Circa mille
anni dopo, Federico II Hohenstaufen, imperatore di Svevia e del
regno normanno del Sud Italia, lasciava la sua corte di Palermo e si
imbarcava in una crociata contro i musulmani, che concluse con un
accordo con la controparte. Nel XVI secolo, la Lega santa, formata
dagli stati cristiani e cattolici e dell'Europa, sconfiggeva a
Lepanto i turchi, che l'Austria fermerà definitivamente un secolo
dopo alle porte di Vienna.
Tre momenti
storici di un rapporto complesso. Europa e Medio Oriente si
confrontano da millenni. Una lunga storia fatta a volte di dialogo a
volte di guerre. Conoscere il Medio Oriente è quindi essenziale
anche per capire l'Europa e il suo futuro.
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La nostra iniziativa editoriale

Il giornale dei popoli del mediterraneo |
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