Una raccolta di
saggi del francese
Henri Bresc sugli
intensi scambi
commerciali,
pubblicata nei
Quaderni della
rivista
"Mediterranea",
racconta la storia
dal punto di vista
della gente comune.
Con Roberto il
Guiscardo i prelievi
fiscali in moneta e
non più in natura
come con gli arabi.
L´ebreo Tobia da
Tripoli traffica in
grano a Corleone e
le merci di lusso
arrivano dall´Iraq.
Ci sono i ricchi
importatori
residenti da cui
dipendono i
venditori
itineranti.
Una raccolta
di saggi sul Medioevo siciliano può trasformarsi in un percorso
ricco di sorprese se l´autore è Henri Bresc: cioè uno storico
francese che da quarant´anni studia la Sicilia, autore di libri
ormai classici. Adesso una parte dei saggi dispersi in riviste -
alcuni del tutto inediti in Italia - sono stati raccolti a cura
di Marcello Pacifico col titolo "Una stagione in Sicilia", e con
l´introduzione di Laura Sciascia vengono pubblicati nei Quaderni
della rivista "Mediterranea", come sempre integralmente
scaricabili dal sito www. mediterranea ricerchestoriche. it.
Sono saggi che ricostruiscono i tanti volti del Medioevo
siciliano, indagando anche su protagonisti minimi che ci
permettono di guardare il mondo di allora dal basso.
La Storia torna a brulicare di personaggi, che escono dalle
categorie onnicomprensive e riacquistano la loro individualità:
in Sicilia c´erano tanti mercanti, e Bresc ci racconta
dell´ebreo Tobia da Tripoli, residente a Corleone dove, come
tutti, traffica in grano. Ma possiede anche una mandria e una
masseria, e nel 1415 redige un dettagliato testamento che ci
mostra gli aspetti più privati della sua vita. O di Girard de
Guy, catalano di Valencia, commerciante di panni che a Termini
possiede una casa e due botteghe.
Quelli di Bresc sono saggi di storia medievale, senza alcun
dubbio. Ma ogni storico interroga i documenti a partire dai
problemi del presente e, spinto dalle urgenze del suo tempo, si
volge a guardare indietro alla ricerca di una spiegazione. In
queste pagine di Bresc in primo piano ci sono gli studi sui
mercanti stranieri, e la domanda di fondo è sul primo formarsi
di quei meccanismi dello scambio ineguale che nei secoli
relegheranno l´Isola a un ruolo coloniale. Sono pagine che si
dovrebbero leggere nelle scuole, con quei ragazzi che presto si
troveranno davanti alla scelta obbligata di andar via: perché
capiscano, fuori da ogni ideologia, come si è sedimentato il
sottosviluppo, in che modo gli eventi lontani abbiano
condizionato il successivo divenire.
Con stile semplice e chiaro Bresc ci mostra quello che accade in
Sicilia, e poi tira le fila del ragionamento. Elenca i dati, li
incasella, riflette sulle conclusioni. E torna indietro, per
mostrarci il punto preciso in cui avviene il cambiamento. Nelle
sue parole il Mediterraneo dall´VIII al X secolo è un mare privo
di vita, solo di rado solcato da veloci imbarcazioni da guerra.
La Sicilia appartiene al mondo dell´Islam, i Normanni quasi si
mimetizzano pur avendo portato una grande trasformazione.
Roberto il Guiscardo fa coniare un tarì d´oro che lungo il bordo
porta incisa la musulmana professione di fede: la sua diffusione
nelle campagne testimonia un radicale cambiamento economico: i
prelievi fiscali non sono più in natura come in età araba ma in
moneta, e accanto alle nuove autorità feudali ci sono mercanti
che controllano tutti gli scambi. Dalla conquista militare sono
derivati mutamenti tali da imprimere una nuova direzione al
futuro.
La Sicilia normanna modella ancora i suoi gusti sull´eleganza
raffinata di Baghdad e sulle capitali dell´Iran, gli artigiani
ne imitano le merci di gran lusso. Ma a Palermo, e anche nei
centri minori come Termini o Corleone, i mercanti stranieri
hanno creato comunità fortemente radicate. Il "mercante
residente" è il più anziano, da lui dipendono "viaggiatori" e
"itineranti" che si spartiscono il compito difficile e
pericoloso di cercare mercati lontani. Nell´Isola arrivano le
spezie e gli aromi dalle Indie, legni pregiati dai nomi
misteriosi come pernabuco o mirabolano; ma anche conserve di
frutta, marmellata di rose e violette candite. La seta grezza
della Sicilia viene scambiata con le merci egiziane, o con il
rame e l´antimonio dell´Andalusia. Ed è il cotone a percorrere
un itinerario che racchiude il primo germe della differenza
futura.
Il cotone venduto grezzo arriva a Pisa, o nella pianura padana
attorno a Pavia, dove viene tessuto in piccoli laboratori
artigiani. Un volta riesportato in Sicilia, naturalmente il suo
valore è cresciuto: è il primo embrione di scambio ineguale,
materie prime contro manufatti. E la Sicilia sta per essere
confinata nel ruolo di fornitrice di materie prime.
L´isola normanna vende grano, ha fatto la sua comparsa il
mercante di corte: appoggiato dal potere politico si muove per i
paesi alla ricerca di grano da offrire sulle piazze estere.
Pisani e genovesi controllano le dogane di Sicilia, la scelta
del grano è molto redditizia sul breve periodo e gli affari
sembrano andare alla grande. Ma l´arrivo del grano siciliano
permette alle città del Nord di liberare tempo di lavoro e
spazio per le colture specializzate. Ben presto diventerà
visibile il contrasto fra un Nord dov´è praticata la coltura
intensiva, e un Sud, dove predomina il latifondo, fermo alla sua
"vocazione cerealicola".
La monarchia normanna ha dato il via alla partecipazione statale
nel commercio del grano, nel 1141-42 la corte siciliana aveva
tratto molti guadagni dalla carestia in Africa: è sempre così,
la stretta dipendenza dell´economia isolana dalla congiuntura
della fame genera forti guadagni speculativi. Ma solo
nell´immediato. Perché il bisogno di grano porta
all´eliminazione di ogni diversità, economico-culturale. E i
mercanti stranieri imparano la lezione: erano stati al servizio
della corte, non appena la protezione della monarchia viene a
mancare sono abbastanza forti da agire in proprio.
Negli anni dell´imperatore Federico II la flotta siciliana conta
solo quaranta galere ed è affidata ai genovesi. L´Isola nel
breve tempo non avrà una flotta, e si crea una gerarchia della
dipendenza: ogni anno i mercanti stranieri offrono anticipi ai
bottegai locali, che a loro volta gestiscono i rapporti con i
produttori. Prima della fine del XIII secolo in ogni borgo c´è
un mercante toscano, che vende panni e compra grano. Per la
Sicilia erano drasticamente diminuite le possibilità di
sviluppo, mentre al Nord si accumulavano le potenziali
prosperità
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