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I mercanti di spezie nell'Isola del medioevo

 

di Amelia Crisantino

La Repubblica-Palermo, 24 marzo 2011

Una raccolta di saggi del francese Henri Bresc sugli intensi scambi commerciali, pubblicata nei Quaderni della rivista "Mediterranea", racconta la storia dal punto di vista della gente comune.
Con Roberto il Guiscardo i prelievi fiscali in moneta e non più in natura come con gli arabi.
L´ebreo Tobia da Tripoli traffica in grano a Corleone e le merci di lusso arrivano dall´Iraq.
Ci sono i ricchi importatori residenti da cui dipendono i venditori itineranti.

Una raccolta di saggi sul Medioevo siciliano può trasformarsi in un percorso ricco di sorprese se l´autore è Henri Bresc: cioè uno storico francese che da quarant´anni studia la Sicilia, autore di libri ormai classici. Adesso una parte dei saggi dispersi in riviste - alcuni del tutto inediti in Italia - sono stati raccolti a cura di Marcello Pacifico col titolo "Una stagione in Sicilia", e con l´introduzione di Laura Sciascia vengono pubblicati nei Quaderni della rivista "Mediterranea", come sempre integralmente scaricabili dal sito www. mediterranea ricerchestoriche. it. Sono saggi che ricostruiscono i tanti volti del Medioevo siciliano, indagando anche su protagonisti minimi che ci permettono di guardare il mondo di allora dal basso.
La Storia torna a brulicare di personaggi, che escono dalle categorie onnicomprensive e riacquistano la loro individualità: in Sicilia c´erano tanti mercanti, e Bresc ci racconta dell´ebreo Tobia da Tripoli, residente a Corleone dove, come tutti, traffica in grano. Ma possiede anche una mandria e una masseria, e nel 1415 redige un dettagliato testamento che ci mostra gli aspetti più privati della sua vita. O di Girard de Guy, catalano di Valencia, commerciante di panni che a Termini possiede una casa e due botteghe.
Quelli di Bresc sono saggi di storia medievale, senza alcun dubbio. Ma ogni storico interroga i documenti a partire dai problemi del presente e, spinto dalle urgenze del suo tempo, si volge a guardare indietro alla ricerca di una spiegazione. In queste pagine di Bresc in primo piano ci sono gli studi sui mercanti stranieri, e la domanda di fondo è sul primo formarsi di quei meccanismi dello scambio ineguale che nei secoli relegheranno l´Isola a un ruolo coloniale. Sono pagine che si dovrebbero leggere nelle scuole, con quei ragazzi che presto si troveranno davanti alla scelta obbligata di andar via: perché capiscano, fuori da ogni ideologia, come si è sedimentato il sottosviluppo, in che modo gli eventi lontani abbiano condizionato il successivo divenire.
Con stile semplice e chiaro Bresc ci mostra quello che accade in Sicilia, e poi tira le fila del ragionamento. Elenca i dati, li incasella, riflette sulle conclusioni. E torna indietro, per mostrarci il punto preciso in cui avviene il cambiamento. Nelle sue parole il Mediterraneo dall´VIII al X secolo è un mare privo di vita, solo di rado solcato da veloci imbarcazioni da guerra. La Sicilia appartiene al mondo dell´Islam, i Normanni quasi si mimetizzano pur avendo portato una grande trasformazione.
Roberto il Guiscardo fa coniare un tarì d´oro che lungo il bordo porta incisa la musulmana professione di fede: la sua diffusione nelle campagne testimonia un radicale cambiamento economico: i prelievi fiscali non sono più in natura come in età araba ma in moneta, e accanto alle nuove autorità feudali ci sono mercanti che controllano tutti gli scambi. Dalla conquista militare sono derivati mutamenti tali da imprimere una nuova direzione al futuro.
La Sicilia normanna modella ancora i suoi gusti sull´eleganza raffinata di Baghdad e sulle capitali dell´Iran, gli artigiani ne imitano le merci di gran lusso. Ma a Palermo, e anche nei centri minori come Termini o Corleone, i mercanti stranieri hanno creato comunità fortemente radicate. Il "mercante residente" è il più anziano, da lui dipendono "viaggiatori" e "itineranti" che si spartiscono il compito difficile e pericoloso di cercare mercati lontani. Nell´Isola arrivano le spezie e gli aromi dalle Indie, legni pregiati dai nomi misteriosi come pernabuco o mirabolano; ma anche conserve di frutta, marmellata di rose e violette candite. La seta grezza della Sicilia viene scambiata con le merci egiziane, o con il rame e l´antimonio dell´Andalusia. Ed è il cotone a percorrere un itinerario che racchiude il primo germe della differenza futura.
Il cotone venduto grezzo arriva a Pisa, o nella pianura padana attorno a Pavia, dove viene tessuto in piccoli laboratori artigiani. Un volta riesportato in Sicilia, naturalmente il suo valore è cresciuto: è il primo embrione di scambio ineguale, materie prime contro manufatti. E la Sicilia sta per essere confinata nel ruolo di fornitrice di materie prime.
L´isola normanna vende grano, ha fatto la sua comparsa il mercante di corte: appoggiato dal potere politico si muove per i paesi alla ricerca di grano da offrire sulle piazze estere. Pisani e genovesi controllano le dogane di Sicilia, la scelta del grano è molto redditizia sul breve periodo e gli affari sembrano andare alla grande. Ma l´arrivo del grano siciliano permette alle città del Nord di liberare tempo di lavoro e spazio per le colture specializzate. Ben presto diventerà visibile il contrasto fra un Nord dov´è praticata la coltura intensiva, e un Sud, dove predomina il latifondo, fermo alla sua "vocazione cerealicola".
La monarchia normanna ha dato il via alla partecipazione statale nel commercio del grano, nel 1141-42 la corte siciliana aveva tratto molti guadagni dalla carestia in Africa: è sempre così, la stretta dipendenza dell´economia isolana dalla congiuntura della fame genera forti guadagni speculativi. Ma solo nell´immediato. Perché il bisogno di grano porta all´eliminazione di ogni diversità, economico-culturale. E i mercanti stranieri imparano la lezione: erano stati al servizio della corte, non appena la protezione della monarchia viene a mancare sono abbastanza forti da agire in proprio.
Negli anni dell´imperatore Federico II la flotta siciliana conta solo quaranta galere ed è affidata ai genovesi. L´Isola nel breve tempo non avrà una flotta, e si crea una gerarchia della dipendenza: ogni anno i mercanti stranieri offrono anticipi ai bottegai locali, che a loro volta gestiscono i rapporti con i produttori. Prima della fine del XIII secolo in ogni borgo c´è un mercante toscano, che vende panni e compra grano. Per la Sicilia erano drasticamente diminuite le possibilità di sviluppo, mentre al Nord si accumulavano le potenziali prosperità

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