La cultura del Mediterraneo
Si è tanto
dibattuto sulla consistenza e i limiti geografici della
cosiddetta “cultura del Mediterraneo”. Se è vero o no che i popoli che
vi si sono succeduti nel tempo e nello spazio
avessero tratti comuni o quanto meno
che li avessero mantenuti nei secoli.
Palermo crocevia di culture
Certo è
che Palermo, nella intricata complessità della struttura
urbana e nelle molteplici stratificazioni storiche e linguistiche
che la contraddistinguono, lascia ancora oggi intravedere i
segni di quel “crocevia di culture” che incarnò a
lungo nella storia.
Palermo baricentro ideale di questa parte di mondo
E’ anche
vero che in tutto il Mediterraneo è proprio Palermo
la città che maggiormente si presta a rappresentare
emblematicamente il “baricentro” ideale di questa parte di
mondo i cui caratteri distintivi
hanno assunto direzioni divergenti e per certi versi
estreme: da un lato l’appiattimento delle identità locali in nome
di una presunta evoluzione
civile di stampo capitalistico, dall’altro
il radicamento in un malinteso senso della tradizione, sia essa
religiosa che culturale.
Il presente e il futuro del Mediterraneo e dei suoi popoli
Probabilmente con uno scambio più intenso tra i popoli
del Mediterraneo si potrebbe scoprire che ancora oggi le affinità sono
sopravvissute alle diverse storie o che certe suggestioni
prodotte dalle rispettive culture artistiche trovano
reciproci rimandi ancestrali ad una comune origine. Non solo, ma
si scoprirebbe anche che il Mediterraneo e i suoi
popoli hanno anche un futuro di cui
storie e suggestioni culturali e artistiche sono uno dei presupposti.
Il Museo dei Popoli a Palermo
Ecco perchè,
oggi, a Palermo, la Società siciliana per l’amicizia fra i
popoli, lancia l’idea del “Museo dei Popoli”. Un Museo della cultura del
Mediterraneo, che può anche essere chiamato, tout court,
“Museo dei Popoli” ed essere aperto agli apporti di altre
etnie, lingue e culture.
Il Museo luogo di incontro
Il Museo, in
questo senso, deve principalmente essere un luogo di incontro, di
scambio e di confronto. Quindi un’accezione di Museo meno statica di
quella cui tradizionalmente siamo stati abituati.
Non il luogo esclusivamente votato alla
“conservazione” dei prodotti artistici, ma anche
il luogo delle sperimentazioni comuni, dei confronti e
della reciproca conoscenza. Dove nel mostrare si intenda anche
scoprire parti di sé nella cultura dell’altro e una peculiare cultura in
ciascuna e nell’insieme di esse.
Il Museo centro polifunzionale
Centro
polifunzionale, quindi, che riunisca sale per mostre, auditorium-teatro,
sala convegni e che diventi sede-simbolo di
manifestazioni ed anche di organismi internazionali e mediterranei,
centro studi specialistico dove raccogliere le ricerche sulle
diverse etnie, e le rispettive lingue e produzioni
culturali. Un riferimento per tutti coloro che vogliano conoscere questa
parte di mondo dal punto di vista artistico, architettonico e
antropologico, e per tutti coloro che vogliano raccontare le
proprie sperimentazioni sui diversi fronti delle identità
culturali. Un museo anche nel senso tradizionale del
termine per la conservazione
e l’esposizione di opere
particolarmente significative, che potrebbero col
tempo costituire una collezione permanente.
Il luogo e la consistenza architettonica della sede
Un Museo,
proprio nel senso in cui qui viene
proposto, pone anche e principalmente il problema del luogo
e della consistenza architettonica della sede, che in questo caso
più che mai assume connotati simbolici e, necessariamente, monumentali.
La rappresentazione dell’idea e dei suoi significati
Un edificio che
accoglie in sé “funzione reale” e “funzione virtuale” deve
inevitabilmente rappresentare anche “teatralmente” lo
spazio delle integrazioni comunitarie. Motivo per cui
l’architettura deve farsi carico della responsabilità di
riassumere in sé molteplici valenze e
quindi essere un prodotto rappresentativo dell’idea cui si vuol dare
consistenza e concretezza.
La Marina di Palermo
Infine, il luogo prescelto deve essere significativo. Per
Palermo quale luogo potrebbe essere più idoneo
del mare, da sempre mezzo di scambio tra i popoli e origine di
ogni forma di comunicazione? La cosiddetta Marina di
Palermo per decenni ha subito un
destino di mortificazione e di oblio. Solo da qualche
anno vi è stata dedicata attenzione, per quanto ancora blanda e
insufficiente a un risveglio e a una riscoperta definitiva del
mare da parte dei palermitani, che per secoli vi hanno voltato le
spalle.
Il monumento sul mare. Una collocazione quasi virtuale
L’ufficio tecnico del Comune di Palermo aveva
elaborato un progetto, poi accantonato per insufficienza di fondi, che
prevedeva il ripristino dell’antica linea di costa prima che le
discariche ne mutassero definitivamente la configurazione.
Da questa operazione di recisione deriverebbe un lembo
di terra a foggia di isolotto dove andrebbe in
parte ad impiantarsi il nostro edificio,
che per altra parte si protenderebbe verso il mare a
palafitta. Quindi una collocazione quasi virtuale, oltre che
estremamente pertinente per una istituzione
come quella del Museo del Mediterraneo, che
rimanderebbe per assonanza ad uno degli
edifici che più ha caratterizzato le coste
palermitane, lo Stabilimento di
Mondello. Da questa collocazione nascerebbe anche uno
stimolo per interventi urbanistici conseguenti e coerenti.
Monumentalità e rappresentatività
E’ evidente che
il progetto si pone come estremamente ambizioso in un’era come quella
in cui viviamo nella quale si è perso il senso del “monumentale”
inteso soprattutto come “rappresentativo” di un’istituzione che riassuma
in sé i significati e i valori migliori prodotti dalla
nostra epoca. Un’istituzione che miri a
filtrare gli aspetti più produttivi di quella “globalizzazione” di cui
tanto si discute, eliminandone il maggior pericolo: l’omologazione.
Perché conoscenza è principalmente conoscenza delle proprie
origini e quindi delle diversità
e delle affinità più vere e non
passivamente recepite.
La rete di cooperazione internazionale, europea e mediterranea
Un progetto il
nostro che darebbe luce ai partners che se ne faranno carico,
certamente riuniti in consorzio, vista l’entità
dell’opera, in modo da realizzare una grande rete di
cooperazione internazionale, europea e mediterranea, composta da
istituzioni politiche e amministrative,
culturali ed accademiche, associazioni
rappresentative delle società e delle culture dei popoli.
L’opera patrimonio comune dei paesi e dei popoli del
Mediterraneo
Il consorzio
assumerebbe la gestione delle collaborazioni tra i soggetti
promotori e partecipanti e garantirebbe l’effettività, la
tempestività, la qualità delle iniziative e
soprattutto la natura di patrimonio comune dei paesi e
dei popoli del Mediterraneo.
Milena Gentile,
palermitana, architetto. Lavora al Museo Archeologico di
Palermo e collabora con il Dipartimento di Storia e
Progettazione della facoltà di Architettura dell’Università
di Palermo. Specializzata in restauro dei beni artistici e
architettonici. Collaboratrice, come critico
dell’architettura, di quotidiani palermitani. Ha partecipato
all’allestimento di mostre, fra cui “Palermo punica” e
“Prima Sicilia”. Autrice di diverse pubblicazioni tematiche
(museografia storica e storia dell’architettura).
MILENA GENTILE
ha elaborato, nel 2002, un progetto descrittivo della nostra proposta di
un Museo dei Popoli a Palermo. L'area proposta, la Marina di Palermo, ha
poi visto la realizzazione di un "prato inglese" assai amato dai
palermitani. Per tutto il resto il progetto mantiene intatta la sua
validità. Tutto ancora da fare per quanto riguarda la
progettazione esecutiva e gli ulteriori sviluppi.