Nel
leggere lo scritto di Tano Gullo ho avvertito un senso di
disagio e notevole fastidio.
Il fatto
che si moltiplichino sempre più i romanzi tratti dalle
vicende, quasi mai reali, politiche, sociali e personali di
Federico II, non può essere imputato a questo personaggio la
cui vita, sotto tutti gli aspetti, è stata resa un
incomprensibile guazzabuglio dalle leggende, come più volte
da me sostenuto, ancor prima della sua nascita, addebitare
queste vicende storicamente fantastiche, sempre scaturite
dalla volontà denigratoria della parte Guelfa, notoriamente
fedele al Papa, fin dal periodo pre-natale dello “Stupor
Mundi” mi sembra ingiusto e non aderente alla realtà.
Faccio presente
che io non leggo da tempo immemorabile libri di narrativa
aventi, quale filo conduttore eventi storici, il più delle
volte partorite da fantasia galoppante, ma mai attinente
alla realtà storica. Da storico “senza fantasia” ho sempre
cercato di separare la realtà inconfutabile dalle leggende,
indubbiamente affascinanti per un certo tipo di lettori, ma
che ritengo deleterie per la conoscenza dei fatti realmente
accaduti. Se non fosse come da me sostenuto non si
spiegherebbe l’enorme successo di romanzi e relativi films
tratti da essi come, ad esempio, “Il Codice da Vinci” e
moltissimi altri di eguale discutibile livello artistico e
culturale.
Il testo di Tano
Gullo, tanto severo “indirettamente” nei confronti di
Federico II, dovrebbe essere indirizzato, a mio parere, a
quelle Case Editrici, alcune di notevole importanza, che
pubblicano dei testi di nessun valore didattico, quasi
certamente al solo scopo di “rastrellare” parecchio denaro,
servendosi del nome del “Puer Apuliae” quasi un “pass par
tout”che schiude l’uscio del successo editoriale, quindi a
lauti guadagni con ricostruzioni pseudo storiche che
banalizzano l’esistenza stessa di questo personaggio
poliedrico, in positivo o in negativo, se ne può sempre
discutere, ma da studiosi seri, preparati ed imparziali, il
livore, non so come altro chiamarlo, dimostrato da alcuni
storici non può in alcun modo, inficiare le vere vicende che
costellarono la vita dello svevo, politiche, sociali,
religiose e culturali.
Tano Gullo,
oltre a dissertare in chiave polemica sulla popolarità di
questo “strano” personaggio vissuto nel XIII secolo, avrebbe
fatto bene a “bacchettare” la docente Leda Meluso per il suo
romanzo “La ragazza dal volto d’ambra”. La fantasiosa
scrittrice, nel suo libro, sembra essere in preda ad
“incantamento” e affermandolo penso di essere estremamente
gentile, ma è giusto chiarire il perché della mia
affermazione.
La ex docente
scrive: “…Amina, figlia del più acerrimo nemico
dell’imperatore, l’emiro della Sicilia Muhammad Ibn ‘Abdad”.
Questo emiro non è mai esistito, semmai ne è esistito uno di
nome “Abad, ma non in Sicilia, ma in Spagna; proseguendo:..mentre
il padre combatteva con i normanni asserragliati in una
fortezza del monte Entella… la fanciulla si introduce a
corte…, sedusse Federico e senza che lui lo sappia rimane
incinta…” E’ appena il caso di notare che quando i normanni
asserragliati ad Entella guerreggiavano con i musulmani,
Federico non era ancora venuto al mondo. Questo modo di
narrare la storia, anche se romanzata, non è certamente il
migliore per conoscere una realtà ben diversa da un racconto
scaturito da una troppo fantasiosa, ma storicamente
“disordinata” ex docente.
Tralascio di
scrivere in merito agli altri romanzi che si basano tutti
sulle conosciutissime leggende che ancora costellano
essenzialmente la vicenda umana di Federico II, condendole
con ricostruzioni fantastiche di scarso gusto letterario e
storico. I due gemelli partoriti dalla moglie di un
“beccaio” e non dalla regina Costanza troppo in la con gli
anni per essere ancora fertile, il continuo dissidio con i
Papi che si susseguirono durante la sua vita a causa dei
tentennamenti ad organizzare una crociata contro gli
infedeli di Terra Santa e non, per la feroce difesa di
Federico, del suo diritto sul potere temporale; i giuochi
nei vicoli popolari di Palermo dove, essendo a contatto con
i fanciulli arabi di quei musulmani che avevano deciso di
non abbandonare la natia Palermo, dai quali apprese il loro
idioma e così continuando.
Vorrei dire però
a Tano Gullo, che reputo culturalmente preparatissimo, e di
lunga militanza giornalistica che, forse, anche lui è
rimasto vittima di “incantamento” a seguito dell’intervista
dello storico, famosissimo, Francesco Renda a proposito
dello “Stupor Mundi”. Sono il primo ad inchinarmi ai
concetti “stringenti” enunciati dal Prof. Renda, che
ridimensionano e di parecchio la figura dello svevo, ma il
parere dottissimo del Prof. Renda non gode del crisma della
infallibilità, lo dimostra con estrema evidenza il libro
scritto da Ernest Kantorowicz, e molto più modestamente la
presentazione fatta al mio di libro “Federico II di Svevia
Imperatore e re di Sicilia”, ma questa è un’altra storia.
Quello che
imputo di non obiettivo in ogni caso a Tano Gullo è di
essersi fatto un clamoroso auto gol quando, soffermandosi
sulle fantastiche feste alla corte dell’imperatore, le
accosta, evidentemente quale paradosso, ai festini
luculliani e “licenziosi” di Villa Certosa e Palazzo
Grazioli; un paradosso che suona cupo come la nostalgia di
un trascorso politicamente felice, anche da me condiviso, e
che per sua sfortuna e mia, non esiste più.
Perché fare un
salto così avventuroso per affermare le proprie idee, dopo
Federico e dopo alcuni anni dalla sua morte, feste grandiose
simili a quelle dello svevo si svolsero a Firenze presso i
Medici ed a Milano alla corte di Ludovico il Moro e a
Ferrara presso la fantastica dimora Estense e non continuo
anche se gli esempi sono numerosissimi.
Accostare un
personaggio come Federico II, ripeto nel bene e nel male,
all’attuale classe politica al governo del nostro Paese, mi
dispiace dirlo, ma è un vero e proprio insulto
all’intelligenza dei lettori di “Repubblica”. Un consiglio
spassionato, sarebbe fantastico se Tano Gullo, dall’alto
della sua indiscussa capacità mediatica, come consigliato
dal Dott. Casamento dell’Associazione Amicizia fra i Popoli,
si adoperasse a diffondere la vera storia di Federico II,
nelle scuole di ogni ordine e grado, forse, solo forse si
potrebbe in tal modo inquadrare questo personaggio in una
realtà storica inconfutabile, solo in tal modo lo “Stupor
Mundi” perderebbe l’alone, poco rispettoso, di “Super Star”.