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Lingua e letteratura
siciliana
Storia della Sicilia
Cultura del Mediterraneo
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Prima pagina
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Informazione
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Contributi
originali
La
Sicilia e la cultura del Mediterraneo
di Ninni Casamento
Lingue,
storia, culture di Sicilia e del Mediterraneo in un sistema di
incontri e conferenze che, ogni anno, vedono impegnati studiosi
ed esperti, accademici dell’Università di Palermo ed altri
esponenti della cultura, in un ruolo di divulgazione del nostro
patrimonio e della nostra originalità, di approfondimento, di
sensibilizzazione.
Gli incontri
si svolgono a Palermo, nei periodi stabiliti, ogni venerdì
pomeriggio e sono integrati da conferenze fuori calendario, di
approfondimento, da gite-escursioni e visite dei siti, da
supporti audiovisivi ed informatici. La pubblicazione degli atti
e/o la realizzazione di c.d. multimediali, consentiranno ad un
pubblico più vasto, non solo siciliano, di acquisire le
risultanze dei corsi. Le sezioni in via di costituzione in
Sicilia e nei Paesi consentiranno analoghe realizzazioni,
contestuali o meno, in altre città dell’Isola e del
Mediterraneo.
I corsi sono rivolti ai richiedenti di tutte le età e livelli di
istruzione.
La finalità
dichiarata dei corsi è la riscoperta delle comuni radici dei
popoli mediterranei e del ruolo di centralità della Sicilia nel
contesto mediterraneo. “la Sicilia di nuovo al Centro del
Mediterraneo”. Sì, “di nuovo”, perché questo ruolo la Sicilia
l’ha avuto per secoli. L’ha avuto sin dalla preistoria e dalla
protostoria perché geograficamente al centro dei traffici, delle
migrazioni e dei conflitti. L’ha avuto nell’antichità perchè
preda ambita di conquistatori più ambiziosi e più forti che
presto sono però diventati “siciliani” e dalla Sicilia e con la
Sicilia hanno perseguito l’ulteriore loro sviluppo. Lo ha perso
con Roma, di cui divenne provincia (serbatoio di grano e di
schiavi). Lo ha riconquistato in pieno con gli Arabi, i Normanni
e gli Svevi: La Sicilia emirato, regno, impero.
Quattrocentodiciannove anni di grandezza e di esempio per i
popoli, centro e protagonista, sotto tutti i riguardi, del
Mediterraneo e dell’Europa, terra di sviluppo e immigrazione dal
sud e dal nord, dall’est e dall’ovest. Lo ha perso,
definitivamente per ora, con la crisi profonda del Mediterraneo,
lo spostamento dei traffici sull’Atlantico, la logica dei
blocchi e della guerra fredda, la globalizzazione.
La Sicilia, ormai da secoli, dal 1250, anno della morte di
Federico imperatore, viene trascinata dove gli altri la portano:
col sistema imperiale spagnolo, con altri grandi e piccoli
dominatori, con l’Italia, con l’Occidente, con l’Europa, con la
superpotenza americana. Dobbiamo continuare così ed augurarci
che i vincitori di domani siano magnanimi con noi o dobbiamo
tentare di riprendere il discorso iniziato con la Sicilia
arabo-islamica, proseguito con la Sicilia normanna ed esaltato e
concluso con l’impero di Federico?
Chi ha relegato la Sicilia al ruolo di marginalità ed
emarginazione (compresi i nostri ascari) vuole e fa in modo che
i siciliani stessi dimentichino la propria storia e perdano la
propria lingua e cultura. I musulmani di Sicilia? un accidente
della storia, un elemento di discontinuità. Ruggero II re di
Sicilia? Il re normanno. Federico II, Stupor mundi? L’imperatore
svevo, l’Hohenstaufen. Il Palazzo “Reale” di Palermo, sede degli
emiri e dei re di Sicilia? Il Palazzo "dei normanni" (così lo
chiamano, tutti). Non abbiamo “città d’arte” (volete vederne
una? Andate a Firenze). Pare che non abbiamo monumenti, non
abbiamo siti archeologici di rilievo, non abbiamo una lingua e
una cultura che ci rendano originali (forse sì, la mafia).
E il Mediterraneo? Lo stesso. Assimili la cultura occidentale,
recepisca la democrazia occidentale. Culture e valori sono nati
con la Rivoluzione francese. Prima non c’era niente. Le civiltà
mesopotamiche dell’antichità, quella egizia, giudaica,
ellenistico-romana, arabo-islamica? Sono passate non ci hanno
insegnato nulla.
E pensare che la Sicilia è stato un originale laboratorio di
cooperazione fra popoli e culture. Che tutte le civiltà appena
citate sono state in Sicilia, che ci hanno profondamente
segnato, che il nostro carattere attuale è frutto di questa
straordinaria cooperazione. La Sicilia è stata ed è rimasta,
insomma, una realtà unica ed ha acquisito una cultura che le
permette oggi di lanciare un messaggio ai popoli di consapevole
impegno nella stessa direzione. In direzione di una unità
culturale, si badi bene, che fondi la sua forza e la sua
ricchezza nella diversità. Tante culture che restando diverse
coesistano e cooperino, proprio come ai tempi d’oro dei
quattrocentodiciannove anni della Sicilia arabo-normanno-sveva.
Queste sono le nostre radici, questo può essere il nostro
modello di sviluppo.
L’America dichiara apertamente che le spetta il dominio del
mondo. Parla di diffusione della democrazia e intende diffusione
del potere americano. Lancia guerre di assaggio per provare e
mostrare la sua forza, per saggiare la resistenza dei popoli
aggrediti e la capacità di risposta delle altre potenze. E
intanto conquista pezzi di terra, pezzi di Mediterraneo.
L’Europa è alla ricerca di unità ma ancora disunita. Un colpo a
favore dei tradizionali alleati e uno di assaggio contro di
loro. Un processo difficile, con paesi filo-americani e paesi
consapevoli dei rischi della soffocante alleanza. La Russia
ondeggia fra il bisogno di stare vicina all’America, la
necessità di convivere con l’Europa e i suoi disegni di
ricavarsi ancora un grande spazio di dominio. La Cina sembra
chiusa in se stessa alla ricerca di un poderoso sviluppo
economico che la porterà a schierarsi e a confliggere.
L’integralismo islamico e il terrorismo isolano i popoli
musulmani dai loro vicini non musulmani e così danno forza al
mondo a cui si oppongono e provocano il ricompattamento del c.d.
Occidente e lo scontro di civiltà. Chi non vede, insomma, che le
potenze finiranno di assaggiarsi e chissà che fine farà il
mondo?
In questo enorme contesto noi non possiamo che limitarci alla
diffusione delle lingue e delle culture e suscitare uno spirito
di cooperazione fra i popoli. Ma se il Mediterraneo, con le sue
diverse religioni, tradizioni e culture e proprio in forza di
queste diversità, si unisse e trovasse le giuste alleanze?
Allora diventerebbe un soggetto nel sistema di relazioni fra i
popoli. Ma prima, non c’è dubbio, ci vuole la cultura.
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