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La cultura politica del Mediterraneo

 

di Michelangelo Ingrassia

In un godibilissimo libro di qualche anno fa (Cadmos cerca Europa. Il Sud fra il Mediterraneo e l'Europa, Bollati Boringhieri, 2001) Giuseppe Goffredo, sfidando le dure leggi della realpolitik, auspicava l'unione delle nazioni mediterranee. Idea affascinante che l'autore descrive con una suggestiva metafora: "le rive del Mediterraneo sono terre di un unico cielo che il mare congiunge". Anche se la nazione mediterranea è oggi impensabile come entità politica costituita, tuttavia essa è agibile come mito culturale dei popoli del mediterraneo. Quella della nazione mediterranea, infatti, è una immagine culturale disegnata dal pensiero politico e modellata dalla storia  che, come le onde del mare, hanno attraversato il corso dei secoli e delle epoche.

La cultura politica mediterranea prende forma con la grecità, con la romanità, con l'hispanidad, con il cattolicesimo, con l'islamismo. Tutti movimenti politici e religiosi che ruotano attorno al principio dell'io-comunità che si ritrova nell'esperienza storica delle poleis, degli antichi Comuni italiani, dei fueros spagnoli, degli antichi stati dinastici nordafricani. All'alba della storia è qui, nel Mediterraneo, che nasce l'idea di una convivenza politica di tipo comunitario, fondata innanzitutto sulla discussione pubblica e dunque sul consenso. E' nel Mediterraneo che si incontrano e si incrociano due grandi tradizioni di pensiero politico: quella aristotelica, che ci ha insegnato che la democrazia è il solo sistema politico il cui principio si fonda sulla partecipazione del maggior numero di persone alle vicende pubbliche; e quella africana, basata sull'antica struttura dello Stato nord-africano che presupponeva che re e capi governassero sulla base del consenso. E questi due modelli di cultura politica condividono l'idea-forza della partecipazione. Infatti, nella prassi della polis, la partecipazione dei cittadini alla vita politica dello Stato rappresentava il miglior mezzo per l'uomo per realizzarsi ed esercitare la propria libertà; mentre, nella prassi africana, il fatto che tutti gli uomini erano liberi di esprimere la propria opinione e uguali nel loro valore di cittadini rappresentava il miglior mezzo per realizzare l'autogoverno.

Naturalmente queste forme di partecipazione rafforzavano il legame sociale e l'identità comunitaria dei popoli al di là delle gerarchie istituzionali. E questo è un elemento di riflessione fondamentale nel nostro tempo perchè l'antica cultura politica mediterranea fondata sulla partecipazione, sul comunitarismo, sulla socializzazione è diametralmente opposta alla cultura politica oggi dominante e formatasi sulle sponde di un'altro mare: quello del Nord, che bagna le coste nord-europee. Qui, con Lutero e Calvino, con la rivoluzione inglese protestante, con quella francese borghese, con gli influssi di quella americana capitalista, con la rivoluzione industriale, con la confluenza dell'etica protestante nello spirito del capitalismo descritto dal Weber, nasce una cultura politica che scardina le identità collettive e spezza i legami sociali segnando l'avvento di un potere economico anonimo che attraverso il mercantilismo, il razionalismo, il liberismo, il tecnocratismo ed una falsa idea di progresso, impone un modello di vita individualista ed una concezione politica fondata non più sulla partecipazione ma sulla competizione.

Oggi, di fronte alla globalizzazione, che è il prodotto esasperato della cultura del Mare del Nord, riproporre il mito culturale della nazione mediterranea significa contrapporre un sistema di vita solidale, cooperativista, comunitario e sociale al modello di vita edonista, consumista, utilitarista, individualista che riduce tutti i valori e tutti i principi in merce, che trasforma i popoli da comunità storiche pensanti e credenti in macchine consumatrici, che riduce il mondo in un grande ed unico paese dei balocchi.

Riscoprire adesso il mito culturale della nazione mediterranea significa coltivare la speranza di dare un destino di pace con giustizia ai popoli del Mediterraneo e di restituire dignità a quella idea di democrazia partecipata, contrapposta al modello di democrazia rappresentativa che non rappresenta più nulla se non gli interessi costituiti del potere economico e finanziario delle grandi multinazionali lanciate alla conquista del mondo.

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