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Al di là dell'Oriente e dell'Occidente

 

di Michelangelo Ingrassia

Quando la tempesta atomica della seconda guerra mondiale passò, nel pianeta semidistrutto calò la cortina di ferro del nuovo ordine mondiale. Sulle ceneri del più grande conflitto ideologico della storia si alzò a nuova vita un mondo diverso, bipolare, fondato sulla logica politica ed alchemica della "guerra fredda". Quel mondo, nonostante tutto, fu capace di spazzare via il colonialismo, il razzismo e tutti i detriti del "secolo breve"; sull'onda di una rivoluzione tecnologica senza precedenti fu capace di accorciare le distanze culturali ed economiche tra i popoli, tra le nazioni, tra i continenti. Poi, con il crollo del muro di Berlino, si pensò fosse arrivata l'aurora di un mondo multipolare, fondato sulla logica del pluralismo culturale e politico e sulla socializzazione delle economie, delle civiltà e delle identità. Ma il futuro di quella speranza venne frantumato da una plutocrazia cosmopolita e demagogica che, cresciuta nel ventre del vecchio mondo e nascosta nell'ombra di quella mano invisibile che muove i fili del mercato, aveva silenziosamente lavorato per tendere alla storia l'agguato mortale. Attraverso il "turbocapitalismo" quei titani mossero all'attacco del mondo: il mercato diventò "globale", soppiantò le sovranità nazionali e popolari, mercificò i rapporti umani, svirilizzò le religioni, allargò le distanze tra ricchi e poveri, trasformò l'uomo in un oggetto desiderante, egoista e viziato. Dopo la ribellione delle masse venne la ribellione delle elites.

La meta di questa nuova oligarchia è l'asservimento del mondo e l'imposizione di un solo dio, il denaro, e di una sola religione, il consumo. Nulla al di fuori di questo, niente oltre a questo. Un mondo popolato non più dall'uomo animale politico e sociale, ma dall'uomo animale che non deve più decidere, credere, pensare. La fine delle chiese e delle moschee, dei castelli e delle agorà, dei popoli e delle nazioni: la fine della storia.

Il mezzo per raggiungere questo obiettivo è terribilmente semplice, esso è una dura replica della storia, è il classico "divide et impera". Il punto d'origine del cosiddetto "scontro delle civiltà" è qui. Questa nuova razza padrona vincerà se lo scontro delle civiltà si estenderà dilatandosi in tutta la sua ampiezza. Per questo scopo è stato riesumato un dualismo che la storia aveva archiviato: quello di un Occidente contrapposto all'Oriente. In questo tragico senso il dualismo Oriente/Occidente è funzionale alla logica dello scontro di civiltà teorizzato e praticato dai volenterosi sostenitori del mondo globalizzato. Per questo motivo oggi è lecito chiedersi se le categorie storico-politiche di Oriente e Occidente hanno ancora valore nel mondo contemporaneo o se invece non è arrivato il momento di abbattere queste colonne d'Ercole ideologiche che, come una barriera culturale, impediscono, ai popoli che vogliono restare liberi, di dialogare e di guardare ad un'orizzonte diverso da quello prospettato dai plutocrati.

Per sconfiggere la cultura dello scontro di civiltà, per salvare le comunità popolari da un'orizzonte di schiavitù e servaggio, è necessario convincersi e convincere che Oriente e Occidente non sono in antitesi, ma rappresentano una splendida sintesi di valori decisamente contrapposti al delirio di potenza del superclan plutocratico. E' necessario convincersi e convincere che in realtà il conflitto che si combatte nel mondo contemporaneo è uno scontro geopolitico mascherato da scontro delle civiltà. Oriente e Occidente, infatti, non sono affatto entità geopolitiche ma luoghi in cui sono nate e cresciute culture portatrici di identità e valori definiti. Ecco perchè tra Oriente e Occidente non può esservi dialettica (ovvero scontro) ma dialogo (ovvero incontro). Il rafforzamento di questo dialogo può contribuire a porre fine alla guerra geopolitica scatenata dai nuovi oligarchi che utilizzano la potenza continentale americana contro il resto del mondo.

La sorte del pianeta, dunque, è affidata alla possibilità che si organizzi una forza geopolitica alternativa all'entità geopolitica oggi tendente al dominio: quella plucocratico-americana. Questa forza geopolitica alternativa risiede nell'area mediterranea, luogo d'incontro tra Oriente e Occidente. E non a caso, oggi, è proprio l'entità geopolitica mediterranea quella maggiormente colpita dal virus dello scontro di civiltà.

Qualcosa del genere è già accaduto nel lungo cammino dell'umanità. La storia del Mediterraneo è prima di tutto la storia del confronto fra Occidente ed Oriente; fra Europa, Africa ed Asia. Già un'altra volta l'unità geopolitica Mediterranea si frantumò; fu quando il sistema romano crollò in seguito all'urto dei barbari. Ma tra i secoli XI e XIV, finite le Crociate, ecco il Mediterraneo ristabilire il dialogo fra Occidente ed Oriente svolgendo una preziosa funzione intermediatrice fra Europa, Africa ed Asia. Venne definita, quell'epoca, l'età d'oro del Mediterraneo: tempo di pace, di forza e di prosperità. Dalle profondità del passato, dunque, arriva fino a noi un monito che non può restare inascoltato: dare vita ad una nuova età d'oro del Mediterraneo, fare in modo che i popoli del mare ritrovino quel senso dell'unità di destino naufragata con il maremoto della guerra fredda. Si tratta di riappropriarsi con orgoglio dell'identità mediterranea, di riproporla come leva culturale e politica di un nuovo sviluppo economico tra le sponde di questo mare per fare in modo che il Mediterraneo affronti la nuova sfida del nostro tempo da protagonista, evitando così il rischio di una nuova decadenza simile a quella che si ebbe all'indomani della scoperta dell'America. Sono i popoli del Mediterraneo, dunque, che devono oltrepassare le colonne d'Ercole di Oriente e Occidente e ragionare non più in termini di scontro delle civiltà ma nel senso più appropriato di scontro in atto fra un'entità geopolitica ben definita (quella angloamericana) ed un'entità geopolitica da ridefinire (quella mediterranea).

Il mar Mediterraneo costituisce quindi, oggi come ieri, il ponte obbligatorio fra l'Oriente e l'Occidente e il denominatore comune fra i diversi popoli del mare che, ritrovandosi, possono riprendere il ruolo originario e centrale affidatogli dalla storia.

Il ritorno dei popoli euro-afromediterranei, insieme a quello dei popoli euroasiatici, nel contesto geopolitico attuale può dare una forma definita a quelle energie telluriche che si muovono confusamente contro la globalizzazione; può strappare il mondo al destino cinico del villaggio globale popolato da scimmie e dominato da idoli senza storia.

Al di là dell'Oriente e dell'Occidente è possibile intravedere il crepuscolo degli idoli e il ritorno della Storia.

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