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di Zina Leto Onorato Antonio Eugenio è nato a Pollina il 09/08/1923 da Francesco e da Cavallaro Giovanna Maria, ed è morto a Palermo il 22/11/2005. Nell’arco della sua giovinezza ha scritto poesie, racconti e teatro, ma non ha pubblicato mai nulla. Dopo 38 anni di insegnamento nella scuola elementare statale di Pollina, ha chiesto il pensionamento e intorno agli anni ’80 si è sentito attratto dal desiderio di registrare i tratti della cultura popolare del suo Paese nella parlata dialettale locale contemporanea. Facendo leva sulla sua memoria, ha annotato su fogli di carta –ne teneva uno sempre in tasca - una sfilza di proverbi che gli tornavano in mente o che coglieva nella conversazioni con i compaesani. Ne aveva raccolto alcune centinaia quando si accorse che alcuni erano veri e propri proverbi, mentre altri erano “modi di dire”. Ne ha fatto una accurata selezione e nel 1988 ha pubblicato i modi di dire nel volume Tisa cuomu a zita ‘i Puòddrina (Eretta come la fidanzata di Pollina). L’Autore riporta i modi di dire in uso, differenziando quelli più comuni e conosciuti da quelli nati proprio in Paese (segnalati in appendice con asterischi nell’indice delle parole-chiave). Per questi narra la situazione vissuta da cui è nato il modo di dire, per cui il libro si legge, oltre che con interessata attenzione scientifica, anche con diletto e allegria proprio come una raccolta di facezie o di novelle locali. I modi di dire sono trascritti nella parlata tipica pollinese, con traduzione letterale e commento. Nella traduzione letterale ha cercato le affinità tra il dialetto e la lingua italiana ritrovando spesso vocaboli arcaici e inusuali che testimoniano una comune radice linguistica. L’originalità dell’opera sta soprattutto nella trascrizione della parlata dialettale dato che non usa la forma letterarieggiante del siciliano scritto classico ben lontano dalla parlata reale, ma adopera una trascrizione che rende la scrittura viva, reale, fissando il vocalismo estremamente instabile che deriva dalla posizione che il dialetto pollinese occupa nel quadro delle parlate siciliane. Dialetto che si è sviluppato in un’area in cui confluiscono tratti della parlata palermitana dell’interno delle Madonie e del nisseno-agrigentino, che riguardano quindi una delle più significative isoglosse della Sicilia centrale. Inoltre ha riportato nel volume similitudini, scioglilingua, triviali, gabbi, indovinelli, alcune canzoni popolari, mai trascritte, con la partitura musicale. Il libro contiene anche delle fotografie del Paese che oggi possono essere considerate documento storico dato che il terremoto del 1993, che colpì Pollina, e la successiva se pur lenta ricostruzione, va modificando gran parte degli scorci ritratti. Continuando il suo viaggio nella memoria nel 1992 l’Autore ha descritto i giochi della sua adolescenza e le feste del suo Paese come si svolgevano nella sua giovinezza nel volume “ I giochi e le feste“. Per la prima volta vengono fissati sulla carta i giochi della Pollina di un tempo ormai tramontato. Ma l’Autore va oltre la semplice menzione dei vari giochi poiché scientificamente illustra nei particolari gli strumenti, le regole, lo svolgimento del gioco, i rapporti tra i giocatori e i loro ruoli in modo che in qualsiasi epoca e in qualsiasi contesto, chi volesse, può riproporli e giocarli con lo stesso risultato di allora.Lo stesso fa con la descrizione delle feste paesane, che continuamente, anche se più o meno lentamente, mutano e non sempre con risultati migliori, cancellando le tradizioni e le motivazioni storiche, dal significato profondo, che le consacrano nella sacralità del rito, riducendole invece a rappresentazioni folcloristiche. L’Autore fa rivivere sia i giochi che le feste con lo spirito dell’infanzia in cui tutto appare magico e consolante perché vive in noi continuando a creare contatti spontanei e immediati con l’universo e con la vita che ci appare ed è bella quando si capisce che per essere felici basta ben poco. E ancora nel 1997 ha raccolto nel volume “ Soprannomi, imprecazioni, parolacce. Microstoria di una comunità, le voci assolutamente originali che designano persone e famiglie del paese. La raccolta fornisce le basi per ricostruire quell’areale etnico di cui ogni comunità dovrebbe poter disporre. La restituzione scritta delle famiglie di una comunità e dei legami tra i componenti delle stesse famiglie, delle espressioni più colorite e quindi della lingua quotidiana e genuinamente vissuta, è una pietra miliare nella conoscenza delle Madonie e delle loro montagne, entrati ormai in un circuito di visitatori appassionati non solo alle pietre e alla natura ma anche e soprattutto agli uomini.Infine nel 1999 ha completato la ricerca sulla sua comunità di origine con il volume “ A giustizia iè fatta ppu^ pòviru - La giustizia è fatta per il povero, in cui ha raccolto quasi mille proverbi in uso a Pollina, cercando di fornire al lettore, siciliano e non, contemporaneo o delle generazioni future, la traduzione letterale, la struttura sintagmatica, il significato d’uso e tutte le informazioni possibili, con l’aggiunta ove possibile della particolarità di quei proverbi originati da un fatto realmente accaduto o da una favola o da un racconto, e di quello che la comunità pollinese ha costruito intorno ad esso. Molto interessanti sono le notizie sulla cultura materiale, con particolare riferimento alla manna che si produce ormai solo a Pollina e a Castelbuono in tutto il mondo.La manna è un prodotto naturale ricavato da un’incisione fatta nel tronco e nei rami grossi del frassino nei mesi estivi in particolari condizioni metereologiche. L’Autore descrive puntualmente le modalità della raccolta fatta ai suoi tempi, la previsione dolorosa del tramonto di questa produzione e insieme la trepida speranza di una ripresa, come di un qualcosa che servisse e perpetuare la vita stessa del suo Paese. Da un po’ di anni la produzione e l’uso della manna si va riaffermando, allargando gradualmente sia il mercato sia l’impiego di questo prodotto, in medicina, in cosmetica, in gastronomia e così via, come depuratore naturale dell’organismo umano, come dolcificante, come componente di prodotti di bellezza. Conclude il volume con un capitolo in cui mette a confronto i proverbi da lui trascritti con quelli di argomento similare utilizzati nell’area ericina del trapanese. Intanto si è trasferito a Palermo e nel 2004 finalmente ha dato alle stampe parte delle poesie scritte nella sua lunga vicenda umana col volume “La ricerca nel tempo”, rivelando aspetti inediti del suo essere, del suo travaglio umano, del percorso dell’anima che si sviluppa ‘nel’ tempo della vita e che non è ‘del’ tempo, lungo viaggio della sua poesia che va dalla disperazione alla speranza, dall’idea della morte e del disfacimento alle seminagioni e ai frutti maturi. L’anima del poeta s’affratella con il cuore e con l’intelletto dello studioso dell’anima popolare di Pollina rivelando questa ancora mai risolta ricerca del tempo che è del cuore, ricerca della ragione del vivere umano. Nel marzo del 2005, quando la sua vita appariva sempre più vicina alla conclusione, i familiari hanno voluto pubblicare le altre poesie che erano rimaste nel cassetto, nel volume “ Le prime stagioni, che rivelano l’inizio della sua storia individuale, documento di vita, testimonianza di quel progetto che vuole consegnare con commossa ed emozionata umiltà ogni memoria di sé in eredità di amore perché la vita sopravviva al di là e al di sopra di ogni possibile destino.Era un uomo schivo, modesto, corretto, ospitale, disponibile, amante della famiglia e della libertà, della cultura e dell’arte, della campagna e della buona compagnia ma stava bene anche da solo. Era dotato di fine sarcasmo e di un linguaggio insieme colto e semplice. Rispettava tutti, specialmente i deboli e gli umili, ma non risparmiava critiche e condanne ai prepotenti e agli sfruttatori. Per motivi di famiglia visse per tre anni in Piemonte, per altri otto in provincia di Trapani e concluse la sua vita a Palermo, lasciando ovunque un buon ricordo di sé. In ogni ambiente in cui ha vissuto ha stabilito contatti umani e culturali con chi, nei vari posti, si interessava alla cultura e alle tradizioni popolari, ricevendone riconoscimenti e segni di stima. Elenco completo delle opere pubblicate -TISA CUOMU A ZITA I PUO’DDRINA –Eretta come la fidanzata di Pollina_ Gidue Palermo –Maggio 1988- Pagg.287 Prefazione di Nunzio Marchese, preside del liceo ginnasio statale Michelangelo di Firenze e presentazione di Giovanni Ruffino, professore di dialettologia siciliana e poi preside della facoltà di lettere nell’Università di Palermo. -I GIOCHI E LE FESTE –Editrice A.S.L.A. Palermo Gennaio 1992-Pagg.124 Introduzione di Antonio Bellingreri – professore di pedagogia generale nell’Università di Palermo. -SOPRANNOMI, IMPRECAZIONI E PAROLACCE. Microstoria di una comunità – Centro Grafica Castelbuono- Gennaio 1997. Pagg.133 Presentazione di Mario Giacomarra, docente di sociologia della comunicazione nell’Università di Palermo. -A GIUSTIZIA IE’ FATTA PPU^ POVIRU- La giustizia è fatta per il povero – Centro grafica Castelbuono- dicembre 1999, Pagg.226. Presentazione di Salvatore Trovato, professore di geografia linguistica nell’Università di Catania. -LA RICERCA NEL TEMPO- Ila Palma, Palermo 2004 Pagg- 133. Presentazione di Salvatore Di Marco, direttore didattico, poeta e critico d’arte. -LE PRIME STAGIONI- La Ciambrina, Monreale- marzo 2005.Pagg.86. Prefazione di Salvatore Di Marco, direttore didattico, poeta e critico d’arte. Recensioni e lettere In appendice del volume” A giustizia iè fatta ppu^ pòviru” sono trascritti stralci degli articoli a suo tempo apparsi sulla sua produzione e qui di seguito citati: 1) Tisa cuomu a zita i Puòddrina. Giornale di Sicilia del 27 luglio 1988 di Gianni Danieli Il Corriere delle Madonie mensile giugno 1988 di Alfredo La Grua La Valsusa ( Piemonte ) del 29 settembre 1988 Luna Nuova-settimanale dell’Alta val di Susa –Torino- del 26 dicembre 1988 Palermo- Rivista mensile della Provincia.diretta da Girolamo Di Benedetto- febbraio 1989. Sicilia Tempo –rivista mensile diretta da Mario Grispo, dell’aprile 1989 di Salvo Pirrera. Regalbesi –Periodico mensile delle frazioni trapanasi del febbraio 1991 di Salvatore Valenti. Lettera della bibliotecaria di Lanzo Torinese dott.ssa Ines Poggetto. 2) I giochi e le feste. Corriere delle Madonie del 15 marzo 1992 Lettera di Nunzio Marchese del 16 febbraio 1992. Per il sopraggiungere di un gravissimo lutto, l’Autore non ha più curato i rapporti con la stampa e solo occasionalmente sono usciti altri articoli e ricevuto altre lettere sia per questi che per i volumi pubblicati in seguito e che ora si citano: I giochi e le feste Lettera dell’ottantenne prof. Antonio Marchese dell’11 dicembre 1995. Soprannomi, imprecazioni e parolacce Lumie di Sicilia –periodico dell’Associazione Culturale Sicilia di Firenze Giugno 1997 4) A giustizia iè fatta ppu^ pòviru. Giornale di Sicilia del 17 aprile 2000. Lumie di Sicilia- periodico dell’Associazione Culturale di Firenze – giugno 2000. Le prime stagioni L’Obiettivo- periodico di Castelbuono del 28 novembre del 2005 che riporta un articolo di Laura Grisa, insegnante,scrittrice e giornalista della Val di Susa e contemporaneamente la notizia della scomparsa dello scrittore. Premi e Citazioni 1) Premio Regionale di Storia e tradizioni locali “HISTORIAE SICILIAE” -Edizione 1992/93 - Premio Speciale per l’opera “Tisa cuomu a zita i Puòddrina. 2) Premio Regionale di Storia e Tradizioni locali “HISTORIAE SICILIAE” - Edizione 1994/95- Premio Speciale per l’opera” I giochi e le feste 3) Premio Internazionale di Narrativa e di Saggistica Sicilia ’97 -Edizione indetta dall’A.S.L.A.- Associazione per le lettere e le Arti Palermo Sezione costume e tradizioni- per l’opera”Soprannomi,imprecazioni e parolacce” 4) Premio Nazionale di Storia e Tradizioni locali “Historiae Italiae” 6° edizione 1998/99 – Per l’opera “Soprannomi, Imprecazioni e Parolacce”. 5) Premio Regionale Di Storia e Tradizioni locali “Historiae Siciliane”9° Edizione 1998/99 Sezione speciale. Per l’opera “Soprannomi, Imprecazioni e Parolacce”. 6) Proclamazione dell’assegnazione del titolo di Sublimista dell’anno 2005/06. dall’associazione denominata Sublimiamo - Movimento d’avanguardia socio-artistico-culturale Palermo, per alti meriti letterari. I luoghi più amati dall’Autore, quelli dove ha composto gran parte delle poesie giovanili e dove trascorreva tutti i ritagli del suo tempo libero, si trovano nell’agro di Pollina. In questi ultimi anni, riprendendo la passione e l’interesse per quella campagna, sono stati trasformati dal figlio Valerio, con il contributo professionale dell’altro figlio, Cesare, architetto, in una azienda agricola biologica con un agriturismo che offre ospitalità e una ristorazione naturalistica e che è stata denominata La Manna di Zabbra. www.lamannadizabbra.com - info@lamannadizabbra.com
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Antonio Eugenio Onorato |
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