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Barcellona contro Palermo

Non c'è partita tra i musei

La fruizione dell'arte è un derby perduto

 

di Marcella Croce

La Repubblica-Palermo, 10 marzo 2011

A Palazzo Abatellis l´Annunciata di Antonello è ancora dietro un vetro e all´ora di pranzo capita di trovare le porte chiuse. Il museo di storia cittadina del capoluogo catalano offre tredici itinerari tematici dentro e fuori le mura. Il caso del "Salinas".

Piove a dirotto, gli zainetti e gli ombrelli dei visitatori si ammonticchiano nella biglietteria del Museo Abatellis. La recente ristrutturazione ha aggiunto due grandi sale al museo-gioiello del capoluogo palermitano, ma non ha eliminato l´orribile vetro che nasconde la bellezza dell´Annunziata di Antonello da Messina assimilandola a una qualunque indegna copia. Invece di quel sublime volto i visitatori vedono il riflesso del proprio.
Due settimane fa ero a Barcellona, ho finito solo da qualche giorno di leggere gli opuscoli che ho raccolto nei tanti musei della città, e che illustrano attività di ogni tipo, per famiglie, per bambini, per scolaresche. Il Museo della storia della città, diviso in dieci diversi plessi, offre 17 tipi di visite guidate, 13 itinerari tematici fuori e dentro il museo e, nel solo mese di marzo, 5 conferenze. Le audio guide, in diverse lingue tra cui l´italiano, sono incluse nel prezzo di ingresso.
Anche il piccolo depliant faticosamente reperito al museo Abatellis promette attività collaterali «per scoprire il piacere di passare un giorno nel museo», ma non se ne intravede neanche una. Perfino l´orario è incerto, e può cambiare all´improvviso: dovrebbe essere continuato fino alle 17.30 come dichiarato su Internet e nel cartello fuori del portone ma, è accaduto la settimana scorsa, è possibile che il museo chiuda a ora di pranzo per imprecisati "motivi tecnici" cioè, come si è lasciata scappare una custode, a causa di controversie sugli orari di lavoro dei dipendenti. In ogni caso nel pomeriggio non si ha certezza di poter vedere tutte le sale.
Il Museo archeologico Salinas è in gran parte chiuso a causa della ristrutturazione in corso. Come all´Abatellis, le pareti rintronano delle conversazioni dei custodi, si sentono persino da un piano all´altro. Qualcuno più discreto cerca di ammazzare il tempo con la Settimana Enigmistica, altri più moderni con l´i-phone. Data la mancanza di un´uniforme, è difficile distinguerli dai visitatori. Non ci rimane che sperare che il nuovo allestimento riservi al museo tempi migliori. Al Museo Archeologico di Barcellona domenica prossima ai bambini sono proposti laboratori didattici sul fuoco nella preistoria, sui giochi dei Romani e i costumi degli antichi Iberi, per gli adulti è in programma una "passeggiata divina" fra le credenze religiose dell´antichità. Nei 4000 metri quadri della Barcino romana scavati sotto la città sono accuratamente commentate le zone della tintoria, della vinificazione, e della fermentazione della salsa di pesce garum di cui i Romani erano ghiotti.
Tornando alla realtà palermitana, mi avvio verso il Museo di arte contemporanea di Palazzo Belmonte Riso, un museo per tanti versi interessante ma che presenta un gravissimo inconveniente: manca l´ascensore e non è quindi accessibile ai diversamente abili. Gli studenti dell´Istituto tecnico del Turismo Rutelli stanno facendo uno stage e con il loro entusiasmo aggiungono una nota positiva all´ambiente. Sono loro a parlarmi delle numerose attività didattiche che altrimenti non avrei neppure sospettato, in biglietteria nessuno era stato in grado di darmi informazioni. Le visite guidate sono solo su prenotazione, solo per gruppi, e naturalmente solo in italiano.
Palermo e Barcellona sono per più versi città parallele, simile grandezza e simile clima mediterraneo. La significativa presenza dello stile gotico catalano fra i monumenti palermitani è effetto dei forti rapporti storici, politici e commerciali che hanno legato le due città dal periodo della dominazione aragonese in poi. C´è perfino un famoso mercato che si chiama Boqueria: un nome che, come Vucciria, deriva dal francese boucherie. Per quanto riguarda i musei, la differenza è semplicemente abissale. Barcellona vanta almeno una trentina di musei di alto livello, tra cui due monografici dedicati ai geni spagnoli Picasso e Mirò, già dagli inizi del Novecento esiste uno speciale comitato che coordina le attività di tutti i musei cittadini. La città ha evidentemente investito grandi risorse economiche in questo campo migliorando la propria immagine e diventando una delle grandi capitali mondiali dell´arte e della cultura. Particolarmente notevoli sono il Museo del mare, quello Etnologico, e della Storia della Catalogna: qui il paragone con Palermo è davvero mortificante giacché questi musei, che per la nostra città sarebbero così opportuni, direi necessari, da noi non sono mai esistiti, o sono chiusi per eterni restauri, o sopravvivono stentatamente grazie all´impegno di privati.
Al Museo della Storia della Catalogna si possono vedere ricostruzioni di una capanna dell´età del bronzo completa di cibi e arredi, di una nave romana con tutto il suo carico, di una chiesa romanica, oltre che fotografie (e qualche originale) di opere artistiche delle varie epoche. Si può azionare una noria araba e osservare l´irrigazione di un piccolo orto, con il computer si possono "aprire" virtualmente i cassetti di una farmacia medievale, mentre i più piccoli potranno indossare una corazza medievale, ascoltare la storia di una regina sfortunata, e molto altro ancora. Due volte al mese sono programmati gli incontri della serie "Io c´ero", che hanno come protagoniste persone che sono state testimoni di reali avvenimenti storici.
I musei di Barcellona sono in continua e costante evoluzione, pubblicano testi specializzati, hanno fornitissime librerie, armadietti per lasciare cappotti e borse, personale in uniforme, elegante, gentile, informato. Tutte le stanze hanno schermi su cui vedere programmi didattici, interviste reali o immaginarie, filmati. La quantità di mostre temporanee è impressionante. Il lunedì sono chiusi, tranne nel caso si tratti di giorno festivo, proprio il contrario di Palermo dove si precisa "lunedì chiuso, anche se giorno festivo".
Da noi l´espressione "è come un museo" viene ancora usata per riferirsi a qualcosa di vecchio e stantio, i nostri musei non hanno adeguata pubblicizzazione e non riescono ad attrarre il grande pubblico né fra i residenti né fra i visitatori. I musei regionali non hanno mai avuto alcuna autonomia, tutto deve sempre passare dall´amministrazione centrale, il che comporta innumerevoli complicazioni per realizzare qualsiasi attività culturale. In questo squallido panorama una felice eccezione è costituita dal più piccolo dei nostri musei, il Museo delle marionette che, malgrado le limitate risorse a sua disposizione, ha una regolare programmazione culturale. La vera tragedia sono le chiusure parziali, improvvise o "temporanee", che possono durare decenni: chissà se qualche turista sprovveduto cerca ancora il Museo Pitrè, tuttora penosamente segnalato alla Favorita da frecce che nessuno si è curato di rimuovere. Potrei continuare molto più a lungo, ma basta così. Com´è noto, noi siciliani siamo disposti a dire che tutto va male, ma non a sentircelo dire.