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Il re di Lampedusa dal mito
alla realtà |
Essa circolava
rigorosamente tra
maschi adolescenti,
ché riferirla in
presenza di
fanciulle sarebbe
stato poco
commendevole; roba
da giocarsi per anni
la possibilità di
formare comitive
miste. E comunque
certe esibizioni di
testosterone verbale
hanno senso soltanto
entro contesti
virilisti, perciò il
problema non si
poneva. Del Re di
Lampedusa veniva
infatti favoleggiata
una dote
irriferibile, che
oltretutto tradotta
in italiano
perderebbe il pregio
della rima.
Non sappiamo se
quella filastrocca
sia ancora
circolante fra i
giovani agrigentini
d´oggi, che
preferiscono
imbottirsi di nenie
attraverso le
cuffiette degli iPod
e snobbano le
leggende popolari
che passano di bocca
in bocca. Ma di
certo tutti gli ex
ragazzi agrigentini
delle generazioni
cresciute sino alla
fine degli anni
Ottanta avranno
provato una potente
suggestione, vedendo
le immagini
televisive
proiettate mercoledì
dall´isola che è
diventata il
palcoscenico
dell´attuale crisi
umanitaria. Perché,
almeno per qualche
istante, ai loro
occhi il mitico Re
di Lampedusa aveva
cessato d´essere un
mito. Egli si faceva
figura, occupava lo
schermo di casa in
forza di un evento
epifanico. E se
davvero la tv è
diventata l´unica
odierna fonte di
verità, quale altro
oggetto poteva
incorniciare la
presenza del mito
che finalmente si
manifestava?
«Non ci posso
credere, il Re di
Lampedusa esiste
davvero!» è stato il
pensiero balenato
all´unisono nelle
menti di una
generazione vasta di
ex ragazzi
giurgintàni,
improvvisamente
aggregata da un
richiamo al passato
potente come una
madeleine
proustiana. Perché
davanti ai nostri
occhi il Re di
Lampedusa si era
materializzato nella
sua pura sostanza di
verbo televisivo.
Nero e nodoso come
voleva la storiella,
e così simile al
Darth Vader di
"Guerre stellari".
Di più: anche
stortignaccolo e
brutto come la fame,
esattamente come
quello paventato
nella filastrocca.
Ma cionondimeno
magnetico, capace di
proiettare sulla
folla un talento da
domatore di tigri
che disinnesca
subito ogni accenno
di protesta. Come si
conviene al Lato
Oscuro di ogni
Forza, dalla quale
chiunque rimane
catturato a
prescindere da ogni
sforzo di
resistenza.
Del resto, proprio
questo prescrive la
filastrocca sul Re
di Lampedusa. Il cui
manifestarsi è
automatica minaccia
per le virtù del
malcapitato,
soprattutto perché
questi non ha la
minima capacità di
opporsi. Egli rimane
pietrificato (come
si fosse imbattuto
nello sguardo di
Medusa o fosse
l´arredo di un set
della Medusa),
nonché in attesa di
un duro e retroverso
destino. Come
sottrarsi al
magnetico potere e
all´attrattiva
erotica del Re di
Lampedusa? Non c´è
possibilità, non c´è
remissione. E così è
stato mercoledì,
quando una folla di
isolani stava lì
pronta a sbranare
vivo ciò che credeva
essere un premier. O
quanto meno a
subissarlo di
pernacchie, o a
scagliargli addosso
deiezioni fresche di
giornata che di
questi tempi
d´emergenza
sanitaria sull´isola
se ne raccatta a
ogni angolo di
strada.
E invece si sono
trovati ciò che
nemmeno si
aspettavano. Il loro
Re, in una scena da
masse eroticamente
domate come nemmeno
nelle pagine
gaddiane di Eros e
Priapo. E loro lì,
entrati nell´arena
da cittadini e tosto
convertiti in
sudditi, come
invitati in un
gigantesco bunga
bunga dove non erano
spettatori e men che
meno attori.
Soltanto agìti.
Convintamente
plaudenti a un
sovrano assoluto e
pervaso d´energia
viagratica, pronto a
dimostrare l´istinto
carnale del possesso
e a promettere ai
sudditi la giostra
del vizio.
Non sapevano ancora
i lampedusani che il
loro Re avrebbe
portato la nuova di
una casa comprata
lì, e di un casinò
da edificare per
regalare loro un
benessere di foggia
nuova. E allora,
intanto che
l´emergenza degli
immigrati
provenienti dal
Maghreb è ancora
tutta da risolvere,
ecco il miraggio di
invasioni d´altro
genere. I duca-conte
Semenzara che
giocano a
chemin-de-fer a
pochi passi dalla
Spiaggia dei
Conigli, coi
Fantozzi annessi a
tenergli la mano fra
le terga e la
sdraio. E il
pullulare di
Olgettine, molte
delle quali
extracomunitarie
anch´esse ma in quel
caso vabbe´, sarebbe
un piacere
scarrozzarle per
l´isola sui pianali
delle Lape.
E per carità, che
nessuno stia a
chiedersi se per
caso tocchi adesso
al Re di Lampedusa
comprarsi pure un
pied-à-terre a Mineo
e a Manduria, o se
non debba
autorizzare
l´apertura di una
Gardaland bis a
Coltano. I suoi
problemi di Ici
restano suoi, e del
modo in cui liscerà
la nuca di altri
sudditi deve fregare
ai lampedusani il
giusto. Semmai c´è
da interrogarsi su
cosa sarebbe
successo nel caso in
cui fosse saltato su
un bimbetto (magari
un pre-adolescente
giurgintàno degli
andati tempi
nostri), che al pari
di quello
dell´apologo
esclamasse la dura
verità: «Il Re è
nudo!». Anche
perché, coi tempi
che corrono, egli si
sarebbe lasciato
andare a una ben più
scomoda verità: «Il
Re ha il culo
flaccido!».
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