Alcune
riflessioni relative all'articolo di Tano Gullo del 25
giugno "Federico superstar. Il boom letterario del
sovrano" di cui non condivido il taglio. Ai moderni
personaggi della politica, maghi della comunicazione e
circondati dal gossip togli la comunicazione, togli il
gossip e non resta più nulla. L'imperatore siciliano,
senza comunicazione e senza gossip (concetti assai
diversi nel medioevo da quelli di oggi) resta il più
importante personaggio della storia del suo tempo e non
solo. E non è certo Federico l'antesignano dei moderni
epigoni della magia della comunicazione. Sono,
piuttosto, questi ultimi a volere riportare politica,
cultura, comunicazione e gossip ai tempi del medioevo.
Folle di
adoratori dell'imperatore che ha stupito il mondo? Non ne
vedo. A parte il carteggio di polemiche fra i demitizzatori
e gli storici, a parte i tanti «scrittori» che provano a
romanzare la vita e l'azione di Federico con assai scarso,
credo, successo, il re di Sicilia e imperatore di Germania
resta uno sconosciuto. La sua tomba nella cattedrale
palermitana resta disadorna.
Vogliamo
fare un'indagine nei licei di Palermo e chiedere agli
studenti, senza preavviso, di dirci chi fosse Federico II e
quale ruolo avesse svolto nella storia, in assoluto e con
riferimento alla Sicilia e al Paese Meridiano? I risultati
sarebbero assai sconfortanti, le risposte incerte e confuse
e qualcuno confesserebbe di non conoscerlo. E non certo per
colpa degli studenti ma per quella scelta post unitaria che
ha voluto cancellare la grandezza della Sicilia e del Sud ed
esaltare le libertà comunali e la visione padanocentrica
dell'Italia moderna.
Confusione
su confusione e sempre maggiore allontanamento dalla verità
storica viene dai romanzieri ultimi arrivati
nell'esaltazione dell'imperatore. Chi sa che nel periodo
cosiddetto «normanno-svevo» il regno di Sicilia (oggi direi
«regno Meridiano») fosse fra le più importanti realtà
politiche d'Europa? Chi sa che, a quel tempo, la città di
Palermo fosse la prima indiscussa metropoli dell'Europa
occidentale e per questo fosse stata scelta al ruolo di
capitale del regno e dell'impero e a sede della tomba
dell'imperatore? Chi sa che la Sicilia e il Sud fossero alla
testa dello sviluppo economico e costituissero terra
d'immigrazione da Nord e da Sud, da Est e da Ovest? E chi sa
che le città padane, i comuni fieri e orgogliosi della loro
libertà fossero poco più che villaggi, falcidiati
dall'emigrazione verso Sud?
Questi
semplici concetti macrostorici devono essere messi in
evidenza per capire fatti e personaggi. Ma la cultura
padanocentrica non lo permette e noi ci caschiamo o
addirittura ci sguazziamo. Il Palazzo Reale di Palermo, sede
degli emiri e dei re di Sicilia? Lo abbiamo fatto diventare
Palazzo dei Normanni. I sovrani di Sicilia nelle
toponomastiche cittadine? Ben poca cosa rispetto alla
dinastia sabauda e ai martiri dell'indipendenza.
Diamoci
pure alla lettura dei nuovi romanzetti. I dati macrostorici
che ho appena citato resteranno accuratamente nascosti.
Magari questi scrittori romanzassero la realtà storica e
insegnassero agli italiani che la crisi e il sottosviluppo
del Mezzogiorno sono una realtà soltanto moderna, datata
1861.