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Federico Superstar. Il boom letterario del sovrano di Tano Gullo

La vera storia di Federico II nelle scuole di ogni ordine e grado di Claudio Alessandri

Tano Gullo, Ninni Casamento, Francesco Renda, Pasquale Hamel. Sulla Storia generale della Sicilia di Francesco Renda

Silvana La Spina, Il ritorno di Federico nella sua Germania

Ninni Casamento, Un fiore sulla tomba dell'imperatore

Claudio Alessandri, Federico II di Svevia. Incomprensioni storiche o malcelato livore?

 

 

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Ma Federico II resta uno sconosciuto

 

di Ninni Casamento

La Repubblica-Palermo, 28 giugno 2009

Alcune riflessioni relative all'articolo di Tano Gullo del 25 giugno "Federico superstar. Il boom letterario del sovrano" di cui non condivido il taglio. Ai moderni personaggi della politica, maghi della comunicazione e circondati dal gossip togli la comunicazione, togli il gossip e non resta più nulla. L'imperatore siciliano, senza comunicazione e senza gossip (concetti assai diversi nel medioevo da quelli di oggi) resta il più importante personaggio della storia del suo tempo e non solo. E non è certo Federico l'antesignano dei moderni epigoni della magia della comunicazione. Sono, piuttosto, questi ultimi a volere riportare politica, cultura, comunicazione e gossip ai tempi del medioevo.

Folle di adoratori dell'imperatore che ha stupito il mondo? Non ne vedo. A parte il carteggio di polemiche fra i demitizzatori e gli storici, a parte i tanti «scrittori» che provano a romanzare la vita e l'azione di Federico con assai scarso, credo, successo, il re di Sicilia e imperatore di Germania resta uno sconosciuto. La sua tomba nella cattedrale palermitana resta disadorna.

Vogliamo fare un'indagine nei licei di Palermo e chiedere agli studenti, senza preavviso, di dirci chi fosse Federico II e quale ruolo avesse svolto nella storia, in assoluto e con riferimento alla Sicilia e al Paese Meridiano? I risultati sarebbero assai sconfortanti, le risposte incerte e confuse e qualcuno confesserebbe di non conoscerlo. E non certo per colpa degli studenti ma per quella scelta post unitaria che ha voluto cancellare la grandezza della Sicilia e del Sud ed esaltare le libertà comunali e la visione padanocentrica dell'Italia moderna.

Confusione su confusione e sempre maggiore allontanamento dalla verità storica viene dai romanzieri ultimi arrivati nell'esaltazione dell'imperatore. Chi sa che nel periodo cosiddetto «normanno-svevo» il regno di Sicilia (oggi direi «regno Meridiano») fosse fra le più importanti realtà politiche d'Europa? Chi sa che, a quel tempo, la città di Palermo fosse la prima indiscussa metropoli dell'Europa occidentale e per questo fosse stata scelta al ruolo di capitale del regno e dell'impero e a sede della tomba dell'imperatore? Chi sa che la Sicilia e il Sud fossero alla testa dello sviluppo economico e costituissero terra d'immigrazione da Nord e da Sud, da Est e da Ovest? E chi sa che le città padane, i comuni fieri e orgogliosi della loro libertà fossero poco più che villaggi, falcidiati dall'emigrazione verso Sud?

Questi semplici concetti macrostorici devono essere messi in evidenza per capire fatti e personaggi. Ma la cultura padanocentrica non lo permette e noi ci caschiamo o addirittura ci sguazziamo. Il Palazzo Reale di Palermo, sede degli emiri e dei re di Sicilia? Lo abbiamo fatto diventare Palazzo dei Normanni. I sovrani di Sicilia nelle toponomastiche cittadine? Ben poca cosa rispetto alla dinastia sabauda e ai martiri dell'indipendenza.

Diamoci pure alla lettura dei nuovi romanzetti. I dati macrostorici che ho appena citato resteranno accuratamente nascosti. Magari questi scrittori romanzassero la realtà storica e insegnassero agli italiani che la crisi e il sottosviluppo del Mezzogiorno sono una realtà soltanto moderna, datata 1861.

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