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Nel labirinto di pietre tremila anni di storia

di Amelia Crisantino, 20 marzo 2007

 

Raccontare Palermo attraverso le sue pietre: che si trasformano in chiese, palazzi, mercati e torri, e danno vita a una storia stratificata. Ogni epoca propone una realtà diversa. Dalla fenicia città sul porto arriviamo ai normanni, al dimenticato splendore barocco, all´eleganza del liberty. La decadenza è dolorosa, come un ultimo destino. Coincide con Palermo ferita dai bombardamenti, con la creazione dell´ente Regione e il crescere di un´ipertrofica struttura burocratica. Bisogna alloggiare i nuovi impiegati e la città sembra smarrire la sua memoria, quel culto per la bellezza che nei secoli aveva collegato tante generazioni di abitanti innamorati della loro capitale. Palermo si mimetizza, diventa preda per voraci appetiti. La speculazione edilizia la mortifica e consegna ai suoi ultimi abitanti una città caotica, quasi estranea a se stessa.
La ristampa di Palermo. Tremila anni tra storia e arte (Dario Flaccovio editore, 178 pagine, 44 euro) di Adriana Chirco, rende nuovamente disponibile un volume pubblicato nel 1992 e ci offre l´occasione per un viaggio nella memoria. Grazie alla riproduzione di antiche stampe e alle fotografie di Salvo Veneziano, basta sfogliarlo per restare catturati dal fascino di una città troppo spesso bistrattata.
L´eco del passato si conserva nella suggestione dei nomi. Che ci appaiono logorati dall´uso, e dal corrispondere a realtà degradate. Ma se per un attimo ci fermiamo a pensare che la città sorge al centro di una pianura chiamata Conca d´oro, o anche Vallata felice, ci accorgiamo del potere evocativo di denominazioni scelte per indicare un luogo fertile e ricco di acque, sicuro approdo per le navi.
Le remote origini della città datano all´VIII secolo a. C., epoca in cui i mercanti fenici si stanziarono al centro della Vallata. Il primo nucleo si trovava tra i fiumi Kemonia e Papireto, nello spazio urbano oggi gravitante attorno al Palazzo dei Normanni. Il suo nome greco, il "tutto porto" di Panormos, basta a raccontarci di traffici e mercanti. Fu la più popolosa e importante fra le città siciliane fedeli a Cartagine, sede delle milizie che si contrapponevano alla politica espansionistica di Atene. Venne ampliata nel VI secolo a. C., circondata da mura possenti. L´impianto urbano era intorno ad un asse portante che l´attraversava tutto, idealmente corrispondente all´attuale corso Vittorio Emanuele.
Le traverse, che ancora si distribuiscono perpendicolari all´antico Cassaro, ripetono la scansione data dalle insulae: cioè dagli antenati degli odierni palazzi. Ma basta dirigersi verso Palazzo dei Normanni, e le epoche storiche incalzano e si succedono con ritmo accelerato. Il piano del Palazzo, un tempo occupato dai laboratori del musulmano quartiere della Galca , viene svuotato dagli spagnoli e utilizzato come piazza d´armi. Oggi nello stesso spazio c´è il giardino di Villa Bonanno, dal nome del sindaco d´inizio ´900 che lo realizzò: nella sua area sono riemersi reperti punici ed edifici di epoca romana. E alcuni studiosi credono che uno di questi edifici sia stato basilica neopitagorica, o forse tempio dionisiaco. A poca distanza, negletta, ecco la statua dello spagnolo Filippo V.
Basta guardarsi intorno, fare attenzione. Ed essere disponibili a lasciarsi portare in giro, seguendo gli indizi lasciati dalla vita millenaria di una città che può raccontarci la più affascinante di tutte le storie.

 

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