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di Tano Gullo
La Repubblica-Palermo, 25 giugno 2009 |
Le critiche degli storici non scalfiscono il fascino
dell´imperatore che continua a ispirare romanzi e saggi: una
sorta di fabbrica del mito che alimenta la dimensione di
divo del medioevo, con tanto di gossip. La sfida al papa, la
corte illuminata e la favola del gemello segreto: così
emerge il primo mago della comunicazione politica.
Leda Melluso immagina un amore con la figlia dell´emiro
nemico. Marco Brando fa una mappa della sua popolarità.
Persino la presenza di altri resti nel sarcofago conservato
in cattedrale produce una celebrazione con il ritmo del
giallo.
Federico lo svevo, superstar dell´antichità, al pari di
Giulio Cesare, Carlo Magno e compagnia, continua a godere di
una fortuna editoriale che resiste anche a quel
ridimensionamento storico del personaggio avviato da
Francesco Renda. Decine di libri a lui dedicati ogni anno
stipano i banconi delle librerie e convegni gli vengono
dedicati in ogni parte del mondo. Un trionfo, anche sul web
che non conosce limiti e confini. Per la verità la narrativa
ondeggia tra apologia e demitizzazione. E fa muovere il
nipote del Barbarossa in diversi contesti e con diverse
personalità.
Uno degli ultimi romanzi che lo prende a modello è "La
ragazza dal volto d´ambra", di Leda Melluso, una docente in
pensione che mette la sua passione per la storia al servizio
della narrativa. Personaggi e vicende reali vengono
abilmente mescolate in un feuilleton che ricorda i
complicati intrecci di Luigi Natoli, autore capostipite
della genia dei "Beati Paoli". Tra l´altro proprio Natoli è
stato il primo autore del Novecento a scrivere un romanzo
popolare su Federico II.
Ecco la trama congegnata dalla Melluso: Amina, figlia del
più acerrimo nemico dell´imperatore, l´emiro della Sicilia
Muhammad ibn ‘Abdad, è amica d´infanzia di Federico, dai
tempi in cui il moccioso regnante scorrazzava per i vicoli e
i campi attorno al Palazzo reale. La ragazza ama da sempre
il suo ex compagno di giochi ma sa che il destino la
costringe a essergli nemica. Così, mentre il padre
guerreggia con i normanni asserragliato in una fortezza del
monte Entella, la fanciulla si introduce a corte come
danzatrice del ventre, irretisce sua maestà e in una notte
d´amore dalle conturbanti suggestioni orientali rimane
incinta. Nasconde il suo segreto e riprende la sua vita di
nemica, convinta che quel figlio sarà la merce di scambio
per una pace che rimetta armonia tra musulmani e cristiani.
Non sarà così, la vita è crudele anche, e soprattutto, nelle
invenzioni letterarie; finisce male, che più male non si
può. Federico vince ma il prezzo che paga è l´inaridimento
di ogni sentimento. Un po´ quel che gli accade nella vita
reale, in cui assiste quasi con distacco a una sorta di
carneficina di tutti i suoi cari.
Questa tramatura rientra in una cornice più complessa in cui
lo "Stupor mundi" è figlio della moglie di un umile beccaio.
Quel giorno a Jesi il parto di Costanza fu solo una
simulazione. La suddita mise al mondo due gemelli e uno fu
"donato" all´imperatrice. Tempo dopo, a causa
dell´incrudelimento di Federico, un gruppo di nobili
ordiscono una congiura per svezzare il gemello, di nome
Rinaldo e sostituirlo all´imperatore fuori controllo. La
scia di sangue è così garantita. Per la goduria di lettori
amanti del "grand guignol".
Il pregio de "La ragazza dal volto d´ambra" (Edizioni Piemme,
360 pagine, 17,50 euro) non è certo la trama, né tantomeno
la scrittura, a tratti semplicistica e farcita di quei
luoghi comuni che fanno la fortuna di questo genere
letterario. L´aspetto più appassionante è infatti la
ricostruzione di quel contesto, la corte, la guerra, i poeti
della scuola siciliana, la vita nei quartieri popolari, lo
scontro tra papa e imperatore per l´annosa questione della
crociata che il primo vuole con urgenza e che il secondo
rinvia "sine die". Le descrizioni accurate, fin dai menu, ci
fanno poi toccare con mano il Milleduecento. Personaggi
reali (come Pier delle Vigne, abile tessitore, travolto
anche lui dalla disgrazia, l´arcivescovo Berardo, il medico
Andrea Filangeri, uno stuolo di poeti e Michele Scoto,
scienziato, astrologo, fissato con la pietra filosofale,
ammaliatore e cialtrone), convivono con Amina e altri
comprimari usciti dal cilindro della Melluso.
Un altro elemento interessante che qui e là affiora in ogni
libro dedicato al sovrano, è la sua abilità come promotore
di sé. Si può dire che Federico sia stato il primo mago
della comunicazione politica. Alla costruzione della sua
immagine lavorano fior di intellettuali, scribi ed esperti
in vari rami dello scibile. Ogni suo passo era preceduto dai
cerimonieri e accompagnato dalle personalità più
significative della corte. Mentre musici e ballerini si
premurano di allietare amici, alleati e cortigiani. Un po´
come accade ai nostri giorni a Villa Certosa, a Palazzo
Grazioli e dintorni. Come dire che ha anticipato di secoli e
secoli la società dello spettacolo oggi tanto in auge.
Questo aspetto viene indagato in chiave scientifica dal
saggio di Marco Brando "Lo strano caso di Federico II di
Svevia", che ha significativamente per sottotitolo "Un mito
medievale nella cultura di massa". L´autore tra l´altro fa
una mappatura della popolarità del normanno. Idolatrato in
Puglia - dove il suo nome viene dato a strade, piazze,
centri culturali e perfino discoteche e paninerie -
abbastanza rispettato in Sicilia, ignorato in Germania per
l´antica guerra con i principi teutonici (anche se negli
ultimi tempi c´è una riscoperta dello Stupor mundi" grazie
anche al libro di Ernst Kantorowicz "Federico II
imperatore"), odiato quanto basta nella Padania, nemica del
Barbarossa e di ogni suo successore.
Queste caratteristiche fanno capolino in tutti i libri, che
quasi quasi fanno a gara nel cogliere curiosità e gossip
della dimensione privata del protagonista. Nel volume "Lo
stupore del mondo" di Cinzia Tani (Mondadori) ritorna il
"giochino" dei due gemelli. Federico è al centro di una
girandola di personaggi che fa muovere a piacimento. Così
Pietro, Matteo, Flora, Rashid sono spinti a congiungersi,
scontrarsi, inseguirsi, amarsi e tradirsi in una escalation
di passioni. Intrigante e interessante dal punto di vista
linguistico. Ne "La sposa normanna" di Carla Maria Russo (Piemme),
Federico esiste in quanto figlio di Costanza, donna fragile
e bella, costretta a combattere nemici potentissimi per
salvaguardare il trono all´erede.
La controversia con il papa Innocenzo IV, la diatriba tra
etica religiosa e pensiero laico, sono i binari in cui si
incanala il romanzo di Valeria Montaldo "Il manoscritto
dell´imperatore" (Rizzoli). Gran merito del libro è che
induce a riflettere sui nostri tempi, in cui lo
sconfinamento della religione insidia il primo caposaldo di
ogni stato democratico: la laicità. È comunque curioso che
queste tematiche importanti ruotino intorno a un trattato
sulla falconeria scritto da Federico e sparino tra il sangue
di una battaglia.
L´infanzia dello scavezzacollo nella casbah palermitana
viene descritta da Maria Bordihn ne "Il falco di Svevia".
Uno dei personaggi del romanzo è l´arcivescovo Berardo che
ha l´ingrato compito di educare al comando il giovane
regnante rimasto orfano ad appena quattro anni. La Garzanti,
tra le grandi case editrici, scende in lizza con "La vergine
napoletana" di Giuseppe Perediali, che tra dame e cavalieri,
fa una rincorsa verso gli ultimi eredi del grande svevo.
Anche la riapertura della tomba di Federico nella cattedrale
di Palermo qualche anno fa, ha la sua celebrazione cartacea.
La descrive l´archeologo e storico Matteo Valentino nel
suo "Il sarcofago dell´imperatore" (Edizioni La Zisa). Un
libro che indaga su Federico e sugli altri due corpi
compagni di morte, con il ritmo del giallo.
Forse il libro più intrigante sull´eroe del Duecento
l´avrebbe potuto scrivere Robert Louis Stevenson, autore del
mitico "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde",
aduso com´era a indagare sugli sdoppiamenti. La storia ci
consegna, infatti, un Federico, "posseduto" da tante
personalità incompatibili. Uno, nessuno e centomila. E
allora qui forse ci sarebbe voluto Pirandello.
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