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di Tano Gullo
La Repubblica-Palermo,
25 giugno 2009 |
L'intervento di Ninni Casamento (Repubblica, 28 giugno)
Il
contributo del prof. Claudio Alessandri
Le critiche degli storici non scalfiscono il fascino
dell´imperatore che continua a ispirare romanzi e saggi: una
sorta di fabbrica del mito che alimenta la dimensione di
divo del medioevo, con tanto di gossip. La sfida al papa, la
corte illuminata e la favola del gemello segreto: così
emerge il primo mago della comunicazione politica.
Leda Melluso immagina un amore con la figlia dell´emiro
nemico. Marco Brando fa una mappa della sua popolarità.
Persino la presenza di altri resti nel sarcofago conservato
in cattedrale produce una celebrazione con il ritmo del
giallo.
Federico lo svevo, superstar dell´antichità, al pari di
Giulio Cesare, Carlo Magno e compagnia, continua a godere di
una fortuna editoriale che resiste anche a quel
ridimensionamento storico del personaggio avviato da
Francesco Renda. Decine di libri a lui dedicati ogni anno
stipano i banconi delle librerie e convegni gli vengono
dedicati in ogni parte del mondo. Un trionfo, anche sul web
che non conosce limiti e confini. Per la verità la narrativa
ondeggia tra apologia e demitizzazione. E fa muovere il
nipote del Barbarossa in diversi contesti e con diverse
personalità.
Uno degli ultimi romanzi che lo prende a modello è "La
ragazza dal volto d´ambra", di Leda Melluso, una docente in
pensione che mette la sua passione per la storia al servizio
della narrativa. Personaggi e vicende reali vengono
abilmente mescolate in un feuilleton che ricorda i
complicati intrecci di Luigi Natoli, autore capostipite
della genia dei "Beati Paoli". Tra l´altro proprio Natoli è
stato il primo autore del Novecento a scrivere un romanzo
popolare su Federico II.
Ecco la trama congegnata dalla Melluso: Amina, figlia del
più acerrimo nemico dell´imperatore, l´emiro della Sicilia
Muhammad ibn ‘Abdad, è amica d´infanzia di Federico, dai
tempi in cui il moccioso regnante scorrazzava per i vicoli e
i campi attorno al Palazzo reale. La ragazza ama da sempre
il suo ex compagno di giochi ma sa che il destino la
costringe a essergli nemica. Così, mentre il padre
guerreggia con i normanni asserragliato in una fortezza del
monte Entella, la fanciulla si introduce a corte come
danzatrice del ventre, irretisce sua maestà e in una notte
d´amore dalle conturbanti suggestioni orientali rimane
incinta. Nasconde il suo segreto e riprende la sua vita di
nemica, convinta che quel figlio sarà la merce di scambio
per una pace che rimetta armonia tra musulmani e cristiani.
Non sarà così, la vita è crudele anche, e soprattutto, nelle
invenzioni letterarie; finisce male, che più male non si
può. Federico vince ma il prezzo che paga è l´inaridimento
di ogni sentimento. Un po´ quel che gli accade nella vita
reale, in cui assiste quasi con distacco a una sorta di
carneficina di tutti i suoi cari.
Questa tramatura rientra in una cornice più complessa in cui
lo "Stupor mundi" è figlio della moglie di un umile beccaio.
Quel giorno a Jesi il parto di Costanza fu solo una
simulazione. La suddita mise al mondo due gemelli e uno fu
"donato" all´imperatrice. Tempo dopo, a causa
dell´incrudelimento di Federico, un gruppo di nobili
ordiscono una congiura per svezzare il gemello, di nome
Rinaldo e sostituirlo all´imperatore fuori controllo. La
scia di sangue è così garantita. Per la goduria di lettori
amanti del "grand guignol".
Il pregio de "La ragazza dal volto d´ambra" (Edizioni Piemme,
360 pagine, 17,50 euro) non è certo la trama, né tantomeno
la scrittura, a tratti semplicistica e farcita di quei
luoghi comuni che fanno la fortuna di questo genere
letterario. L´aspetto più appassionante è infatti la
ricostruzione di quel contesto, la corte, la guerra, i poeti
della scuola siciliana, la vita nei quartieri popolari, lo
scontro tra papa e imperatore per l´annosa questione della
crociata che il primo vuole con urgenza e che il secondo
rinvia "sine die". Le descrizioni accurate, fin dai menu, ci
fanno poi toccare con mano il Milleduecento. Personaggi
reali (come Pier delle Vigne, abile tessitore, travolto
anche lui dalla disgrazia, l´arcivescovo Berardo, il medico
Andrea Filangeri, uno stuolo di poeti e Michele Scoto,
scienziato, astrologo, fissato con la pietra filosofale,
ammaliatore e cialtrone), convivono con Amina e altri
comprimari usciti dal cilindro della Melluso.
Un altro elemento interessante che qui e là affiora in ogni
libro dedicato al sovrano, è la sua abilità come promotore
di sé. Si può dire che Federico sia stato il primo mago
della comunicazione politica. Alla costruzione della sua
immagine lavorano fior di intellettuali, scribi ed esperti
in vari rami dello scibile. Ogni suo passo era preceduto dai
cerimonieri e accompagnato dalle personalità più
significative della corte. Mentre musici e ballerini si
premurano di allietare amici, alleati e cortigiani. Un po´
come accade ai nostri giorni a Villa Certosa, a Palazzo
Grazioli e dintorni. Come dire che ha anticipato di secoli e
secoli la società dello spettacolo oggi tanto in auge.
Questo aspetto viene indagato in chiave scientifica dal
saggio di Marco Brando "Lo strano caso di Federico II di
Svevia", che ha significativamente per sottotitolo "Un mito
medievale nella cultura di massa". L´autore tra l´altro fa
una mappatura della popolarità del normanno. Idolatrato in
Puglia - dove il suo nome viene dato a strade, piazze,
centri culturali e perfino discoteche e paninerie -
abbastanza rispettato in Sicilia, ignorato in Germania per
l´antica guerra con i principi teutonici (anche se negli
ultimi tempi c´è una riscoperta dello Stupor mundi" grazie
anche al libro di Ernst Kantorowicz "Federico II
imperatore"), odiato quanto basta nella Padania, nemica del
Barbarossa e di ogni suo successore.
Queste caratteristiche fanno capolino in tutti i libri, che
quasi quasi fanno a gara nel cogliere curiosità e gossip
della dimensione privata del protagonista. Nel volume "Lo
stupore del mondo" di Cinzia Tani (Mondadori) ritorna il
"giochino" dei due gemelli. Federico è al centro di una
girandola di personaggi che fa muovere a piacimento. Così
Pietro, Matteo, Flora, Rashid sono spinti a congiungersi,
scontrarsi, inseguirsi, amarsi e tradirsi in una escalation
di passioni. Intrigante e interessante dal punto di vista
linguistico. Ne "La sposa normanna" di Carla Maria Russo (Piemme),
Federico esiste in quanto figlio di Costanza, donna fragile
e bella, costretta a combattere nemici potentissimi per
salvaguardare il trono all´erede.
La controversia con il papa Innocenzo IV, la diatriba tra
etica religiosa e pensiero laico, sono i binari in cui si
incanala il romanzo di Valeria Montaldo "Il manoscritto
dell´imperatore" (Rizzoli). Gran merito del libro è che
induce a riflettere sui nostri tempi, in cui lo
sconfinamento della religione insidia il primo caposaldo di
ogni stato democratico: la laicità. È comunque curioso che
queste tematiche importanti ruotino intorno a un trattato
sulla falconeria scritto da Federico e sparino tra il sangue
di una battaglia.
L´infanzia dello scavezzacollo nella casbah palermitana
viene descritta da Maria Bordihn ne "Il falco di Svevia".
Uno dei personaggi del romanzo è l´arcivescovo Berardo che
ha l´ingrato compito di educare al comando il giovane
regnante rimasto orfano ad appena quattro anni. La Garzanti,
tra le grandi case editrici, scende in lizza con "La vergine
napoletana" di Giuseppe Perediali, che tra dame e cavalieri,
fa una rincorsa verso gli ultimi eredi del grande svevo.
Anche la riapertura della tomba di Federico nella cattedrale
di Palermo qualche anno fa, ha la sua celebrazione cartacea.
La descrive l´archeologo e storico Matteo Valentino nel
suo "Il sarcofago dell´imperatore" (Edizioni La Zisa). Un
libro che indaga su Federico e sugli altri due corpi
compagni di morte, con il ritmo del giallo.
Forse il libro più intrigante sull´eroe del Duecento
l´avrebbe potuto scrivere Robert Louis Stevenson, autore del
mitico "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde",
aduso com´era a indagare sugli sdoppiamenti. La storia ci
consegna, infatti, un Federico, "posseduto" da tante
personalità incompatibili. Uno, nessuno e centomila. E
allora qui forse ci sarebbe voluto Pirandello.
Ma Federico II resta uno sconosciuto
 |
di Ninni Casamento
La Repubblica-Palermo,
28 giugno 2009 |
Alcune
riflessioni relative all'articolo di Tano Gullo del 25
giugno "Federico superstar. Il boom letterario del
sovrano" di cui non condivido il taglio. Ai moderni
personaggi della politica, maghi della comunicazione e
circondati dal gossip togli la comunicazione, togli il
gossip e non resta più nulla. L'imperatore siciliano,
senza comunicazione e senza gossip (concetti assai
diversi nel medioevo da quelli di oggi) resta il più
importante personaggio della storia del suo tempo e non
solo. E non è certo Federico l'antesignano dei moderni
epigoni della magia della comunicazione. Sono,
piuttosto, questi ultimi a volere riportare politica,
cultura, comunicazione e gossip ai tempi del medioevo.
Folle di
adoratori dell'imperatore che ha stupito il mondo? Non ne
vedo. A parte il carteggio di polemiche fra i demitizzatori
e gli storici, a parte i tanti «scrittori» che provano a
romanzare la vita e l'azione di Federico con assai scarso,
credo, successo, il re di Sicilia e imperatore di Germania
resta uno sconosciuto. La sua tomba nella cattedrale
palermitana resta disadorna.
Vogliamo
fare un'indagine nei licei di Palermo e chiedere agli
studenti, senza preavviso, di dirci chi fosse Federico II e
quale ruolo avesse svolto nella storia, in assoluto e con
riferimento alla Sicilia e al Paese Meridiano? I risultati
sarebbero assai sconfortanti, le risposte incerte e confuse
e qualcuno confesserebbe di non conoscerlo. E non certo per
colpa degli studenti ma per quella scelta post unitaria che
ha voluto cancellare la grandezza della Sicilia e del Sud ed
esaltare le libertà comunali e la visione padanocentrica
dell'Italia moderna.
Confusione
su confusione e sempre maggiore allontanamento dalla verità
storica viene dai romanzieri ultimi arrivati
nell'esaltazione dell'imperatore. Chi sa che nel periodo
cosiddetto «normanno-svevo» il regno di Sicilia (oggi direi
«regno Meridiano») fosse fra le più importanti realtà
politiche d'Europa? Chi sa che, a quel tempo, la città di
Palermo fosse la prima indiscussa metropoli dell'Europa
occidentale e per questo fosse stata scelta al ruolo di
capitale del regno e dell'impero e a sede della tomba
dell'imperatore? Chi sa che la Sicilia e il Sud fossero alla
testa dello sviluppo economico e costituissero terra
d'immigrazione da Nord e da Sud, da Est e da Ovest? E chi sa
che le città padane, i comuni fieri e orgogliosi della loro
libertà fossero poco più che villaggi, falcidiati
dall'emigrazione verso Sud?
Questi
semplici concetti macrostorici devono essere messi in
evidenza per capire fatti e personaggi. Ma la cultura
padanocentrica non lo permette e noi ci caschiamo o
addirittura ci sguazziamo. Il Palazzo Reale di Palermo, sede
degli emiri e dei re di Sicilia? Lo abbiamo fatto diventare
Palazzo dei Normanni. I sovrani di Sicilia nelle
toponomastiche cittadine? Ben poca cosa rispetto alla
dinastia sabauda e ai martiri dell'indipendenza.
Diamoci
pure alla lettura dei nuovi romanzetti. I dati macrostorici
che ho appena citato resteranno accuratamente nascosti.
Magari questi scrittori romanzassero la realtà storica e
insegnassero agli italiani che la crisi e il sottosviluppo
del Mezzogiorno sono una realtà soltanto moderna, datata
1861.
La vera storia di Federico II nelle
scuole di ogni ordine e grado
Nel
leggere lo scritto di Tano Gullo ho avvertito un senso di
disagio e notevole fastidio.
Il fatto
che si moltiplichino sempre più i romanzi tratti dalle
vicende, quasi mai reali, politiche, sociali e personali di
Federico II, non può essere imputato a questo personaggio la
cui vita, sotto tutti gli aspetti, è stata resa un
incomprensibile guazzabuglio dalle leggende, come più volte
da me sostenuto, ancor prima della sua nascita, addebitare
queste vicende storicamente fantastiche, sempre scaturite
dalla volontà denigratoria della parte Guelfa, notoriamente
fedele al Papa, fin dal periodo pre-natale dello “Stupor
Mundi” mi sembra ingiusto e non aderente alla realtà.
Faccio presente
che io non leggo da tempo immemorabile libri di narrativa
aventi, quale filo conduttore eventi storici, il più delle
volte partorite da fantasia galoppante, ma mai attinente
alla realtà storica. Da storico “senza fantasia” ho sempre
cercato di separare la realtà inconfutabile dalle leggende,
indubbiamente affascinanti per un certo tipo di lettori, ma
che ritengo deleterie per la conoscenza dei fatti realmente
accaduti. Se non fosse come da me sostenuto non si
spiegherebbe l’enorme successo di romanzi e relativi films
tratti da essi come, ad esempio, “Il Codice da Vinci” e
moltissimi altri di eguale discutibile livello artistico e
culturale.
Il testo di Tano
Gullo, tanto severo “indirettamente” nei confronti di
Federico II, dovrebbe essere indirizzato, a mio parere, a
quelle Case Editrici, alcune di notevole importanza, che
pubblicano dei testi di nessun valore didattico, quasi
certamente al solo scopo di “rastrellare” parecchio denaro,
servendosi del nome del “Puer Apuliae” quasi un “pass par
tout”che schiude l’uscio del successo editoriale, quindi a
lauti guadagni con ricostruzioni pseudo storiche che
banalizzano l’esistenza stessa di questo personaggio
poliedrico, in positivo o in negativo, se ne può sempre
discutere, ma da studiosi seri, preparati ed imparziali, il
livore, non so come altro chiamarlo, dimostrato da alcuni
storici non può in alcun modo, inficiare le vere vicende che
costellarono la vita dello svevo, politiche, sociali,
religiose e culturali.
Tano Gullo,
oltre a dissertare in chiave polemica sulla popolarità di
questo “strano” personaggio vissuto nel XIII secolo, avrebbe
fatto bene a “bacchettare” la docente Leda Meluso per il suo
romanzo “La ragazza dal volto d’ambra”. La fantasiosa
scrittrice, nel suo libro, sembra essere in preda ad
“incantamento” e affermandolo penso di essere estremamente
gentile, ma è giusto chiarire il perché della mia
affermazione.
La ex docente
scrive: “…Amina, figlia del più acerrimo nemico
dell’imperatore, l’emiro della Sicilia Muhammad Ibn ‘Abdad”.
Questo emiro non è mai esistito, semmai ne è esistito uno di
nome “Abad, ma non in Sicilia, ma in Spagna; proseguendo:..mentre
il padre combatteva con i normanni asserragliati in una
fortezza del monte Entella… la fanciulla si introduce a
corte…, sedusse Federico e senza che lui lo sappia rimane
incinta…” E’ appena il caso di notare che quando i normanni
asserragliati ad Entella guerreggiavano con i musulmani,
Federico non era ancora venuto al mondo. Questo modo di
narrare la storia, anche se romanzata, non è certamente il
migliore per conoscere una realtà ben diversa da un racconto
scaturito da una troppo fantasiosa, ma storicamente
“disordinata” ex docente.
Tralascio di
scrivere in merito agli altri romanzi che si basano tutti
sulle conosciutissime leggende che ancora costellano
essenzialmente la vicenda umana di Federico II, condendole
con ricostruzioni fantastiche di scarso gusto letterario e
storico. I due gemelli partoriti dalla moglie di un
“beccaio” e non dalla regina Costanza troppo in la con gli
anni per essere ancora fertile, il continuo dissidio con i
Papi che si susseguirono durante la sua vita a causa dei
tentennamenti ad organizzare una crociata contro gli
infedeli di Terra Santa e non, per la feroce difesa di
Federico, del suo diritto sul potere temporale; i giuochi
nei vicoli popolari di Palermo dove, essendo a contatto con
i fanciulli arabi di quei musulmani che avevano deciso di
non abbandonare la natia Palermo, dai quali apprese il loro
idioma e così continuando.
Vorrei dire però
a Tano Gullo, che reputo culturalmente preparatissimo, e di
lunga militanza giornalistica che, forse, anche lui è
rimasto vittima di “incantamento” a seguito dell’intervista
dello storico, famosissimo, Francesco Renda a proposito
dello “Stupor Mundi”. Sono il primo ad inchinarmi ai
concetti “stringenti” enunciati dal Prof. Renda, che
ridimensionano e di parecchio la figura dello svevo, ma il
parere dottissimo del Prof. Renda non gode del crisma della
infallibilità, lo dimostra con estrema evidenza il libro
scritto da Ernest Kantorowicz, e molto più modestamente la
presentazione fatta al mio di libro “Federico II di Svevia
Imperatore e re di Sicilia”, ma questa è un’altra storia.
Quello che
imputo di non obiettivo in ogni caso a Tano Gullo è di
essersi fatto un clamoroso auto gol quando, soffermandosi
sulle fantastiche feste alla corte dell’imperatore, le
accosta, evidentemente quale paradosso, ai festini
luculliani e “licenziosi” di Villa Certosa e Palazzo
Grazioli; un paradosso che suona cupo come la nostalgia di
un trascorso politicamente felice, anche da me condiviso, e
che per sua sfortuna e mia, non esiste più.
Perché fare un
salto così avventuroso per affermare le proprie idee, dopo
Federico e dopo alcuni anni dalla sua morte, feste grandiose
simili a quelle dello svevo si svolsero a Firenze presso i
Medici ed a Milano alla corte di Ludovico il Moro e a
Ferrara presso la fantastica dimora Estense e non continuo
anche se gli esempi sono numerosissimi.
Accostare un
personaggio come Federico II, ripeto nel bene e nel male,
all’attuale classe politica al governo del nostro Paese, mi
dispiace dirlo, ma è un vero e proprio insulto
all’intelligenza dei lettori di “Repubblica”. Un consiglio
spassionato, sarebbe fantastico se Tano Gullo, dall’alto
della sua indiscussa capacità mediatica, come consigliato
dal Dott. Casamento dell’Associazione Amicizia fra i Popoli,
si adoperasse a diffondere la vera storia di Federico II,
nelle scuole di ogni ordine e grado, forse, solo forse si
potrebbe in tal modo inquadrare questo personaggio in una
realtà storica inconfutabile, solo in tal modo lo “Stupor
Mundi” perderebbe l’alone, poco rispettoso, di “Super Star”.