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Il Codice arabo svelato alla Zisa

di Paola Nicita, 26 maggio 2006

 

"È un insieme di segni organizzati sul potere: viene affermato se si può entrare o no, se ci si può sedere o si deve rimanere in piedi". Il semiologo dell´architettura Manar Hammad parla dei simboli del castello palermitano-

 

Le architetture celano segreti, ed ogni costruzione è da leggersi come un vero e proprio giallo. Figuriamoci quando l´architettura è antica, incrocia culture differenti, racconta storie che profumano di mille e una notte. Per conoscere i segreti del Castello della Zisa, oggi alle 15,30 nel monumento arabo si terrà un lezione speciale, che vedrà protagonista Manar Hammad, uno tra i più importanti studiosi mondiali di semiotica dell´architettura.

"La Zisa: forme architettoniche e prospettive interpretative. Un´analisi semiotica in situ", è il titolo dell´incontro è organizzato dal Dipartimento Danae dell´Università di Palermo in collaborazione con l´Associazione italiana di studi semiotici.
Il professor Manar Hammad, architetto, semiologo, studioso e teorizzatore tra i più innovativi dei rapporti tra costruzione sociale e semiotica della spazialità, racconta: «Il castello della Zisa di Palermo merita uno studio accurato e particolare. La difficoltà di "leggere" con esattezza la sua architettura e i suoi spazi deriva anche dal fatto che la struttura ha subito parecchie manomissioni, almeno tre o quattro di rilievo».

Semiotica dello spazio e visuale, dunque lo studio dei segni in questo caso legati al linguaggio architettonico, saranno così il mezzo per decifrare i codici della Zisa, decifrando i messaggi contenuti nella particolare modulazione dello spazio. Dice Hammad: «Si possono fare ipotesi e suggerire tracce, ancora è troppo presto per dare delle indicazioni precise. Tra l´altro, visitando la Zisa ho scoperto che molte parti del castello non sono mai state studiate né sono state oggetto di pubblicazione, e questo è davvero singolare per un monumento così importante».

Il castello della Zisa ha delle peculiarità che lo rendono unico: infatti anche rispetto all´architettura tradizionale araba a cui è evidentemente legato, contiene delle specificità tutte siciliane. E che costituiscono delle sorprese, come spiega l´architetto-semiologo: «È in una posizione diversa rispetto ai monumenti arabi. E poi manca, fondamentalmente, il cortile interno alla struttura, intorno al quale generalmente si sviluppa l´architettura araba. E poi un´altra particolarità è la stanza della fontana, uno dei luoghi più conosciuti del castello, il più fotografato, di cui esistono anche antichi disegni e rilievi: ebbene anche qui ci sono delle sorprese, dato che in realtà si tratta di uno spazio "formale", di un luogo cioè che dà precise indicazioni comportamentali a chi vi entra. È un "palais de plaisir", un luogo che contiene indicazioni di precisi comportamenti per chi vi entra. Una sorta di codice per i cortigiani del palazzo, per sapere esattamente come muoversi, cosa è lecito e cosa non è permesso fare all´interno di quello spazio».
Manar Hammad, libanese di nascita, è protagonista dei più importanti simposi ed incontri scientifici internazionali di semiologia dell´architettura: teorico della semantica di spazi pubblici e privati e dell´architettura religiosa, il docente è tra gli studiosi più acuti dello spazio sacro della Mecca. Ha pubblicato numerosi testi e libri su architettura e significato dello spazio.
Ancora a proposito del castello della Zisa, lo studioso dice: «Nella sua struttura sono evidenti le influenze dell´architettura dell´Egitto, ma al contempo emergono subito delle differenze che lo accostano piuttosto alle architetture dell´Algeria. Però in realtà in Algeria non esistono architetture così ben conservate, e anche qui il confronto pone alcuni limiti. I segni-base della Zisa non sono quelli di una "grammatica" strettamente islamica».

Insomma, l´architettura della Zisa si delinea come un capitolo a parte, scritto con un codice di segni del tutto particolare, misterioso e labirintico. L´architettura esplicita il suo linguaggio per dare indicazioni comportamentali, per definire ambiti e possibilità di movimento, per sancire ciò che è permesso e ciò che è vietato.

Un´altra particolarità che il professor Hammad sottolinea è relativo alle muqarnas, alle singolari "stalattiti" dalla struttura simile ad un alveare, che ornano molte parti del castello. «Conosco bene le muqarnas - dice Hammad - le ho studiate in modo approfondito negli esempi della cultura e dell´architettura islamiche. Però vorrei dire una cosa: mentre tutti conosciamo le muqarnas già citate della sala della fontana che si trova al pianterreno del castello, sono invece poco note quelle che si trovano nelle altre sale. Non sono mai state pubblicate, meriterebbero un approfondimento. Riguardo queste particolari architetture, le fonti più antiche che ne parlano si trovano in Siria e in Iraq».

Riguardo alla struttura della Zisa, più in generale, lo studioso conclude: «Il castello è un insieme di segni organizzati sul potere: viene affermato se si può entrare o no, se ci si può sedere o si deve rimanere in piedi, se si possono salire le scale. È un linguaggio molto complicato, è una scrittura che descrive una struttura sociale, i luoghi e le tracce di una vita da ricostruire. Un codice molto preciso, da interpretare. Oggi non posso fornire un giudizio completo sulla Zisa, posso solo dire che ci sono delle indicazioni molto interessanti per scoprire qualcosa di assolutamente inedito».

 

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