Contatti - Mailing List  Aderisci Diffusione - Promozione

Lingua cultura e storia di Sicilia

 

Cultura del Mediterraneo

Cultura arte tradizioni dei popoli

 

 

Informazioni - Prenotazioni

- In sede, via E. Amari 162, 0916124280, 3334194290, 3314761822, Mail

 

Home Chi siamo Partecipa Sicilia Mediterraneo Popoli-Paesi
Lingue Incontri Viaggi Interscambio Libri Informazione

Prima pagina - Informazione - Pagine di Repubblica

Minnella antropologo per immagini

di Paola Nicita, 15 ottobre 2006

 

Immagini come puro archivio visivo, per raccontare volti e mestieri e tramandare gesti e atmosfere. Al centro della narrazione ancora una volta è la Sicilia, attraverso sessanta fotografie realizzate da Melo Minnella e donate alla Fondazione Ignazio Buttitta, in mostra fino al 5 novembre al Museo delle marionette.
"L´Isola della memoria, riti e lavoro tradizionale in Sicilia" celebra il paesaggio, il lavoro e le feste popolari: le immagini sono state realizzate da Melo Minnella dagli anni Cinquanta al 2002. Chiediamo al fotografo come è cambiato il suo lavoro attraverso questi anni, specie quello incentrato su temi siciliani.
«Il cambiamento - dice Minnella - è andato di pari passo con lo sviluppo sociale, economico, con la storia che scorre. Ma è normale, e si ritrova anche nelle fotografie».
Con questa sua donazione alla Fondazione Buttitta prende il via una serie di iniziative volte alla valorizzazione dell´opera di fotografi siciliani, specie di coloro che hanno prestato attenzione alle forme tradizionali della religiosità e del lavoro. Lei crede nel valore antropologico della sua attività di fotografo?
«Per questa donazione ho scelto le immagini in un modo un po´ diverso, che definirei "funzionale". Nel senso che non ho tenuto conto del dato estetico, ma ho cercato un filo conduttore nel tema. Poi, guardando all´indietro, mi rendo conto che ho ripercorso cinquanta anni di lavoro e di feste in Sicilia. E io stesso ho ricordato cose che rischiavo di dimenticare, mestieri e gesti che non esistono più».
Quali, ad esempio?

«Per le mani qualche giorno fa ho avuto le immagini realizzate in un frantoio, con contadini e tanta gente che lavorava. Tra questi ci sono degli uomini intenti alla realizzazione dei feltri per l´olio, che prima erano oggetti di uso assolutamente comune. Oggi credo che molte persone nemmeno saprebbero dire di cosa si tratta, che cosa sono: ecco, questa memoria per me è fermata in due foto che sono in mostra».
E piano piano si è formato un archivio siciliano dei mestieri…
«Alcune immagini le ho selezionate in senso didattico, sembrerà banale ma quando poi rivedo certe immagini di donne anziane con il fuso per la lana in mano, penso che questa raccolta di immagini, realizzate tanti anni fa, possa avere anche questa funzione antropologica».

Parliamo invece del presente: dopo cinquanta anni di immagini, cosa va a fotografare adesso?
«Il mio incubo è che devo scattare una foto bellissima, irripetibile e mi si blocca la macchina. Questo per dire che la ricerca dell´immagine è sempre presente, con la consapevolezza che si cercano attimi che possano sempre più avvicinarsi ad un´idea di bellezza che è nella nostra testa».

Sì, ma cosa cerca adesso?

«Una volta un fotografo giovane mi ha detto che ero stato fortunato, perché alcuni anni fa era più facile trovare certa gente, certi volti. Credo che in realtà gli spunti per andare in cerca di immagini ci siano sempre, magari da ricercare diversamente. Però per me che ho fotografato tantissime processioni siciliane per così tanti anni, il tema delle festa rimane ancora un "luogo" molto interessante. Perché durante le feste gli uomini perdono comunque molte delle loro inibizioni, riescono sempre a rivelare degli aspetti di spontaneità che in altri momenti non è possibile vedere. Anche se forse oggi c´è una certa omologazione e ci vuole un po´ di pazienza in più per trovare quello che si cerca».

E la scelta del bianco e nero?

«"Foto rigorosamente in bianco e nero" non è una frase che mi piace molto, ma sono i colori che per me rendono meglio queste situazioni».
Qual è il suo rapporto con le immagini?

«Penso molte cose mentre le ricerco. Ultimamente ho letto che ci sono giovani fotografi con la Leica che sono dei maestri, e questo credo mi abbia fatto riflettere di quanta leggerezza c´è quando si parla di immagini. Anche quando richiedono i servizi di reportage le riviste mi sembrano superficiali, magari chiedono una foto a ciascun fotografo per comporre il servizio. Oggi si è persa molta qualità nel lavoro, anche per questo preferisco dedicarmi ai libri».

Quali sono quelli in cantiere?

«Tre, e tutti sulla Sicilia: uno sarà sul barocco, un altro sulla famiglia dei Serpotta e l´ultimo "Palermo la splendente", tutto dedicato alla città. E nel frattempo sono molto felice della mostra che in questo momento è allestita nel castello di Caen, in Normandia, dedicata alla Sicilia. E´ curioso: è da questa zona che sono partiti i Normanni che arrivarono nell´Isola».

 

La nostra iniziativa editoriale

Il giornale dei popoli del mediterraneo