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di
Caterina Pasolini, 8
febbraio 2007
«È stato un errore»,
dice il portavoce dell´Ucoii
Hamza Roberto Piccardo, cinquantenne con alle spalle una
storia all´interno della sinistra e di Autonomia Operaia
prima della conversione, parlando dell´inserzione
«scandalo». Lo disse in agosto, lo ripete oggi che è
sott´inchiesta per istigazione all´odio razziale.
Errore perché?
«Un errore di comunicazione».
Non di concetto?
«No».
Quindi sei mesi dopo lo scandalo conferma l´equazione
stragi naziste uguali a stragi israeliane?
«Domanda scorretta. Non voglio finire nella trappola
ideologica di chi considera il nazismo il male assoluto
e paragona tutti gli altri mali a quello».
Non vuole rispondere?
«Per me ogni male è un male a sé stante, è assoluto. Se
uccido un uomo, dice la religione, è come se uccidessi
tutta l´umanità. Non è questione di proporzioni, per chi
ha subito il male non fa differenza chi glielo ha
inferto».
Nessuna differenza?
«No, non c´è differenza fra chi scatena la distruzione
di un popolo».
A cosa pensa?
«Penso a quando è stata fatta quella pagina e a quando
ho scritto la mia lettera: era appena cominciata la
guerra di Israele in Libano, erano già morte in poche
settimane 750 persone, tutti civili, c´era stata la
strage di Cana con 60 vittime».
Però quella pagina è stato un errore
«Sì, per toni e modi. Non era un messaggio antisemita o
razziale, era una critica politica espressa in modi e
toni sbagliati».
Lei non era d´accordo?
«No, ma non me l´hanno chiesto e i risultati in questi
sei mesi dalla pubblicazioni sono stati molti problemi a
livello politico».
Ma anche lei è indagato.
«Per un´altra cosa, per una lettera di critica alla
politica israeliana in cui parlo delle stragi in Libano
fatte dagli israeliani. Sono tranquillo, con le accuse
di istigazione all´odio razziale io non ho nulla a che
fare».
Non è antisemita?
«No, mille volte no. La mia religione è universale e non
fa distinzioni di razza, gli ebrei sono gente del libro
per cui degni di rispetto, non c´è problema culturale. È
solo un problema politico».
Come si risolve?
«Io vorrei uno stato democratico laico con ebrei,
cristiani arabi a vivere assieme con gli stessi diritti
cosa che non accade in Israele. Uno stato che si
dovrebbe chiamare Palestina».
Lei ha detto che lo Stato di Israele non ha diritto di
esistere?
«Non sono io a dirlo, ma fu il matematico Einstein a
sostenere che creando quello stato si stava facendo
pagare agli arabi le responsabilità dell´Europa nei
confronti degli ebrei».
E lei come la vede?
«Israele nasce dalla pulizia etnica, ha distrutto interi
villaggi e i cittadini israeliani non ebrei non hanno
gli stessi diritti, non sono certo graditi».
Cosa vorrebbe ora?
«Noi abbiamo condannato il terrorismo islamico
all´indomani delle torri, degli attacchi a Madrid e
Londra. Vorremmo che dall´altra parte si condannasse
l´occupazione israeliana, gli omicidi mirati. Senza
contare che hanno pesi diversi: l´occupazione è
permanente, l´attentato è un episodio».