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Sepolto con la terra di Gerusalemme

 

di Alberto Stabile

La Repubblica-Palermo, 8 febbraio 2007

RAMALLAH - Yasser Arafat sarà sepolto oggi in una bara di cemento, poggiata su un letto di terra di Gerusalemme, che i suoi successori sperano un giorno di poter rimuovere per onorare il desiderio del Raìs di essere sepolto nel recinto della moschea Al Aqsa, dove aveva sognato, e minacciato, di andare a pregare da vincitore. Il suo sogno di modello Saladino è evaporato per sempre alle 3,30 di una fredda notte parigina, mentre a Ramallah i muezzin intonavano la preghiera del mattino, l´ultimo momento in cui è possibile mangiare e bere prima di infilarsi nel digiuno del Ramadan.
Un´ora dopo, il segretario della Presidenza e sodale di tutta una vita, Tayyeb Abdel Rahim, è comparso davanti alle telecamere per comunicare, senza vergognarsi delle sue lacrime di vecchio, che «Yasser Arafat ha chiuso i suoi occhi su questo mondo e la sua anima è volata al creatore, ma resta col suo grande popolo di cui era il leader». E in quell´istante, tutta la città, la Cisgiordania e la striscia di Gaza si sono svegliate. Tre milioni e mezzo di palestinesi si sono svegliati per ritrovarsi orfani.
La gente, che se n´era rimasta lontana durante tutto il decorso della malattia, e persino nel momento della partenza per Parigi, ha cominciato ad affluire alla Muqata a piccoli cortei. I commercianti hanno ricevuto l´ordine di chiudere. Le bancarelle di roba a buon mercato che affollano le stradine intorno a piazza Al Manar sono state smontate. Gruppi di giovani hanno cominciato a bruciare copertoni agli incroci. Altri hanno scritto su un muro: «Sharon, pagherai tutto». E la città ha assunto l´aspetto tragico e desolato delle città palestinesi sotto intifada.
Intorno alla Muqata, invece, uno strano miscuglio di frenetico attivismo e di dolore ostentato, che il circo dei media amplificava a dismisura. Giovani in lacrime, lo sguardo fisso, l´espressione inconsolabile, piangevano la generosità del leader, del «martire» che non ha esitato a sacrificare la sua vita per la causa.
Sarà perché la folla, anche se mutevole, anche se incostante, non ha mai ecceduto il migliaio di persone, fatto sta che gli agenti schierati davanti ai cancelli della Muqata, con le divise di campagna stirate di fresco, hanno avuto gioco facile a tenere la strada ragionevolmente sgombra. Baschi rossi: Forza 17. Baschi gialli: sicurezza preventiva. Baschi blu: polizia. Baschi neri: sicurezza nazionale. Una campionatura delle 13 milizie create da Arafat, dopo gli accordi di Oslo, per mantenere un piccolo esercito legato a lui come una clientela.
Le Brigate Al Aqsa, il gruppo dedito alla lotta armata nato da una costola di Al Fatah, hanno subito reclamato una fetta del lutto. Sinistri, spettrali, ma sicuramente giovanissimi sotto le tute nere e i cappucci, armati di kalashnikov e pistole, cinque o sei miliziani hanno fatto una breve sfilata davanti alla Muqata senza destare interesse nel cordone di agenti schierato davanti all´ingresso.
Con l´arrivo alla spicciolata dei dirigenti, la Muqata è diventata anche una passerella delle ambizioni inconfessate, represse dietro il paravento dell´unità. Di Abu Mazen si dicono molte cose, anche spiacevoli, ma non si può dire che non abbia senso della misura. Arriva su una modesta berlina con una sola auto di scorta, senza codazzo di assistenti e portaborse. Mohammed Dahalan, l´uomo forte di Gaza, è nascosto, invece, dietro ai vetri oscurati di una fuoristrada a due piani, preceduta e seguita da altre due jeep piene di uomini armati. E come se non bastasse, altre guardie del corpo corrono a fianco della sua auto come fosse il Papa in visita ufficiale.
Oltre il muro della Muqata, sovrastato dal filo spinato, la leadership ha finalmente disegnato il nuovo organigramma della successione, ma non sa decidersi se Arafat va seppellito oggi o domani. Sabato, sarebbe senz´altro più comodo per tutti. Ma si sa che molti palestinesi sono amareggiati dal veto di Sharon sull´inumazione a Gerusalemme. Meglio non offrire pretesti. E allora tutto sarà fatto entro stasera.